MUSEO DELLA RADIOLOGIA

La scienza scopre i Raggi X e fotografa l’invisibile


In principio ci fu l’”uovo elettrico dell’abate Nollet”, poi vennero i vari tubi a raggi catodici, quelli per la radioterapia e gli strumenti radiografici. Gli antenati delle più moderne e costose apparecchiature radiologiche occupano un posto di prestigio al primo piano dell’Istituto di Radiologia dell’Università di Palermo. Quasi un viaggio nel tempo alla riscoperta di cristalli, ampolle e affascinanti marchingegni, che hanno fatto grande la storia della scienza. Il Museo della Radiologia di Palermo, uno dei pochissimi esistenti al mondo, è stato inaugurato nel dicembre del 1995, in occasione delle celebrazioni per il centenario della scoperta dei Raggi X da parte di Wilhelm Conrad Röntgen. Un traguardo che alla fine dell’Ottocento ebbe il sapore di una rivoluzione, con un impatto straordinario sulla popolazione. A suggellare l’importanza della scoperta ci pensarono nel gennaio del 1896 i principali quotidiani e periodici, che cominciarono a dedicare titoli e articoli alla scoperta della “fotografia dell’invisibile”. L'idea di un Museo della Radiologia cominciò a maturare nella mente del professor Adelfio Elio Cardinale, attuale preside della facoltà di Medicina dell’Università di Palermo, in occasione dell'esame dei problemi connessi al rinnovamento delle apparecchiature dell’Istituto di Radiologia, di cui alcune, benché obsolete, erano tuttavia dotate di grande interesse

storico in quanto prototipi ideati da Pietro Cignolini (1897-1993), una delle più eminenti figure della disciplina in campo europeo e fondatore della Scuola palermitana. Vi erano anche esemplari, ormai rari, di strumenti che avevano fatto la storia della radiologia. L’approssimarsi del centenario della scoperta dei Raggi X avrebbe caricato l'inaugurazione del museo di significati suggestivi. Cominciò così una intensa ricerca di strumenti, volumi e documenti di ogni genere estesa a istituzioni e privati. Il Museo si articola oggi in più sezioni. Il percorso inizia col settore dedicato alle origini remote delle scienze dell’area radiologica: dalle tradizioni orali e dai documenti sul fenomeno del magnetismo si giunge all’età moderna e all’affermarsi della sperimentazione, all’esigenza delle riproducibilità, al pensiero dei giganti della scienza, (Galileo, Newton, Vola, Maxwell), fino agli scienziati che hanno legato più direttamente il loro nome alle scienze radiologiche (Röntgen, Curie). Una sezione è dedicata ai pionieri in Italia (Luraschi, Bertolotti, Maragliano, Perussia, Busi), altre tre alla radiologia siciliana. Un’intera ala è stata destinata a Röntgen e alla sua straordinaria scoperta: molto materiale proviene dalla Deutsches Röntgen Museum di Remscheid-Lennep. Una sezione dedicata alle applicazioni non mediche delle energie radioattive introduce il visitatore in un affascinante viaggio nei segreti degli spazi intergalattici. Tra le sezioni merita particolare attenzione la raccolta di apparecchiature di radiologia e di fisica, che include reperti del XIX secolo, ma anche strumenti più recenti e comunemente usati che assumono valore di testimonianza della vita e del divenire della disciplina. Molto interessanti anche la collezione di radiogrammi risalenti agli inizi del Novecento, la biblioteca contenente volumi e pubblicazioni scientifiche di interesse storico e l'archivio ricco di documenti di vario genere tra cui interessanti carteggi dei maestri della radiologia del passato. Di particolare interesse scientifico e didattico sono la collezione di tubi radiogeni e di tubi a raggi catodici, la raccolta di documenti e strumenti appartenuti a eminenti figure della radiologia e delle scienze collegate. Custoditi in teche, si conservano alcuni manoscritti di Orso Mario Corbino, la tesi di laurea autografa di Gioacchino Arnone, primo radiologo siciliano, la lente biconvessa con cui Antonino Sciascia praticava, primo nel mondo, l'elioterapia, attrezzature e strumenti personali appartenuti a radiologi che hanno segnato la storia della disciplina in Italia, come Vittorio Maragliano di Genova, Luigi Turano di Roma, Pasquale Tandoja di Napoli, Arduino Ratti di Milano, Armando Rossi di Parma. A Pietro Cignolini è dedicata un’intera sezione del museo: vi sono esposte alcune sue apparecchiature e un modello di chimografo analitico, strumento per la misurazione e la registrazione degli eventi muscolari nell’organismo da lui inventato e che gli conquistò ampia notorietà nella Società medica internazionale. Il Museo della Radiologia di Palermo ha, inoltre, la peculiarità di essere inglobato in un Istituto di Radiologia e così le antiche apparecchiature esposte si offrono, nella contiguità con le più sofisticate realizzazioni della moderna tecnologia, a un continuo confronto. I reperti del museo divengono intermediari tra chi li guarda e il mondo e l’epoca da cui provengono e che rappresentano, rendendo attuale il flusso e il contenuto della memoria.
Direttore del museo è il professore Marcello De Maria

Policlinico, padiglione di Radiologia, piazza delle Cliniche 2, Palermo
www.radpa.net