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P. Oxy. XLVI, 3285

Il P. Oxy. XLVI, 3285 fr. 2 del 150-200 d.C
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(trad. Rea, The Oxyrhyncus Papyri XLVI, London 1978, pp, 30- 38)

If a man raises an outcry against another, alleging that So and so whose father is So and so has built upon a vacant plot and says that this belongs to him and to his father, who bought fit according to contract, and the man complained against says that this belongs to him and to his father and that he bought fit according to contract, the judges ask the man complained against if he wishes to prove himself that the plot belongs to him and to his father, who bought fit according to contract, or the plaintiff (to prove) as written above. It is granted to the man complained against (to proceed) as he likes and. . .

If the man complained against agrees to give proof and does not do fit, the house is granted to the plaintiff and the person complained against writes a contract of withdrawal for him.

If the defeated party wishes to dismantle the house which he himself built on the plot and carry away the construction, fit is permitted to him to purge himself (?) by carrying away the construction.

If the man complained against requires the plaintiff to give proof that the plot belongs to him, the judges order him to give proof and, if he gives fit, the house is granted to him.


If the man complained against. . . . . .

wall. If the house does not happen . . .

If the house does not happen to be in the same city as the judges, the persons seeking judgement must present their evidence about the wall in accordance with what has been written in the section on houses.

If a man raises an outcry against another concerning an access, alleging that fit belongs to his own house and the man complained against says that this is the access to his house, such persons must have their dispute settled in accordance with what has been written above.


If a man raises an outcry against another, alleging that the gutter of his antagonist's house splashes his own house with the water that flows from fit, in such cases the judges make a test by pouring water into the gutter. If it splashes the house of the plaintiff at all, they cut off sections from the gutter until it no longer splashes.

If a man raises an outcry against another, alleging that he has opened the door from his own house on to his (the plaintiff's) ground, if there be not found in this place in which he has opened the door private ground belonging to the antagonist, he is compelled to wall up the door which he has opened.

If a man raises an outcry against another, alleging that he dug beneath his house and caused it to fall, it is enjoined upon the man complained against to swear an oath to the plaintiff that he is truly not acting maliciously to cause the collapse . . .




Il c.d. “Codice di Ermopoli”
ed il P.Oxy. XLVI, 3285


di Gianfranco Purpura

Il c.d. “Codice di Ermopoli” in scrittura demotica, pubblicato nel 1975 (1) dopo ben trentasette anni dal rinvenimento, rappresenta una fonte importante sul più antico diritto egiziano. Anche se è stato datato alla prima metà del terzo secolo a.C. (2) e dunque contiene pratiche locali seguite nella prima età ellenistica, non v’è dubbio che in realtà rifletta usi indigeni ben più antichi.

E’ stato approssimativamente suddiviso in quattro parti: una relativa alle questioni conseguenti all’utilizzazione del suolo ed ai rapporti tra locatore e conduttore, un’altra riferentesi al contratto di alimenti ed al regime matrimoniale; seguono alcuni problemi relativi alla proprietà fondiaria ed infine alla successione mortis causa. (3)

Il contenuto di una parte del lungo testo (VI, 3-11), che è ingannevole definire come “codice” poiché non sembra essere una raccolta ufficiale di disposizioni normative (4), è riflesso in discorso indiretto, con alcune discrepanze, nelle ll. 1-21 del P. Oxy. XLVI, 3285, fr. 1.

Sono infatti a noi pervenute in frammenti altre raccolte giuridiche egiziane - come il P. Dem. Berl. 13621 della metà o fine del II sec. a. C. (il c. d. “codice di procedura civile”) (5), i settantuno frammenti demotici di un papiro della fine dell’epoca tolemaica o inizio dell’epoca romana proveniente dal santuario di Sobek a Tebtynis (6) e i due frammenti del P. Oxy. XLVI, 3285 (7) posteriore al 150 d.C., testo che non rappresenta una traduzione in greco del c.d. “Codice di Ermopoli”, ma una versione greca di un’altra raccolta simile.

Tali raccolte di epoche assai diverse, ma sostanzialmente stabili, rivelano che dagli inizi dell’epoca tolemaica, se non già persiana, circolavano fino in età romana compilazioni indigene per un uso pratico, come quello d’indicare la prassi corrente e la migliore soluzione da adottare in un caso concreto.

La c.d. “Cronaca demotica” della Biblioteca Nazionale di Parigi, databile alla fine del III sec. a. C. (al regno di Tolomeo III Evergete I) sembra che accenni ad una codificazione di Dario nel 519 a.C. dell’antico diritto egiziano ad opera di sapienti reclutati anche tra i sacerdoti (8).

Indubbiamente le raccolte di disposizioni locali di origine sacra, favorite dalla familiarità degli egiziani con la scrittura e dall’antico ricorso ai sacerdoti ed alla giustizia templare, sembra che abbiano avuto l’effetto di preservare il patrimonio nazionale del passato faraonico (9) e che esse possano addirittura essere collegate ad antiche testimonianze del XII sec. a.C. di ambiente tebano (10).

La soluzione proposta nel c.d. “Codice d’Ermopoli” (VI, 10 ss.) per il caso della costruzione su terreno altrui, volta ad affermare all’apparenza un principio opposto a quello accolto nella legislazione romana decemvirale del tignum iunctum (Tab. VI, 8) e mantenuto ancora in età romana nel P.Oxy. XLVI, 3285, fr. 1, ll.1-21, sembra essere riflessa in due decisioni giudiziarie del XII sec. a.C. che provengono da Tebe e dichiarano soccombente il costruttore (11), consentendo comunque il recupero dei materiali di costruzione senza distinguere il caso della buona fede, dalla cattiva (12).

In età ellenistica, questo antico patrimonio di cultura che documenta la riflessione giuridica nell’Egitto antico, l’esistenza e gli sforzi di una giurisprudenza sacerdotale egiziana, forse basati su di un’antica opera legislativa di età faraonica, sarebbe stato oggetto di una traduzione dal demotico in greco (nÒmoi tÁj cèraj, le leggi del paese) sotto il regno di Tolomeo II Filadelfo (308- 246 a.C.) (13). Ad essa avrebbe fatto riferimento l’avvocato di Ermia in un processo del 117 a.C., presentando ai giudici estratti del nÒmoj tÁj cèraj (14).


Gianfranco Purpura
Dipartimento di Storia del Diritto
Università di Palermo

Note:

1 Il P. Caire dém. 89127-89130 e 89137- 89143 fu ritrovato nel 1938-9 a Touna el Gebel; Mattha, Hughes, The Demotic Legal Code of Hermopolis West, Le Caire, 1975 (IFAO, Bibl. d’études 45); Mélèze- Modrzejewski, “La loi des Égyptiens”: le droit grec dans l’Égypte romaine, Proceedings of the XVIII Intern. Congress of Papyrology (Athens, 1986), II, Athens, 1988, pp. 383 e s.
2 Grunert, Grammata Demotika, Festschrift Lüddeckens, p. 69 ha sostenuto che l’anno 316 a.C. sia la data ante quem, in base ad un contratto di matrimonio così datato e che si adegua alla prassi indicata nel testo. Ma Allam, Réflexions sur le ‘Code légal’ d’Hermopolis, Chron. d’Égypte 61, 1986, p. 51 nt. 1 avanza fondati dubbi in proposito.
3 Allam, op. cit. , pp. 53 e s.
4 Mélèze- Modrzejewski, Droit et justice dans le monde hellénistique au IIIe siècle av. n.è. : expérience lagide, «Mn»mh» G. A. Pétropoulos, I, Athènes, 1984, pp. 55 ss.
5 Koenen, APF, 17, 1960-62, pp. 11 ss.; Mrsich, Gedächtnisschrift f. W. Kunkel, Frankfurt , 1984, pp. 205 ss.; Allam, op. cit., pp. 56 nt. 4 e 64 e s.
6 I frammenti di Tebtynis sono stati pubblicati da Bresciani, Frammenti di un ‘prontuario legale’ demotico da Tebtynis, Egitto e Vicino Oriente, 4, 1981, pp. 201-215.
7 Rea, The Oxyrhyncus Papyri, XLVI, London, 1978, pp. 30-38; Pestman, Le manuel de droit égyptien d’Hermoupolis. Les passages transmis en démotique et en grec, Textes et études de papyrologie grecque démotique et copte, Leyde, 1985 (P. Lugd. Bat. 23), pp. 116-143.
8 Diodoro I, 95; Allam, op. cit. , pp. 57 e 64.
9 Quaegebeur, Sur la ‘loi sacrée’ dans l’Égypte gréco-romaine, Anc. Soc., 2, 1980-1, pp. 227-240; Mélèze-Modrzejewski, op. cit., p. 384.
10 Allam, op. cit. , pp. 68 ss.
11 Allam, op. cit. , p. 69.
12 In diritto romano in quest’ultimo caso non era consentito il recupero dei materiali impiegati. Cfr. Marrone, Istituzioni di diritto romano, Palermo, 1994, pp. 324 e s.
13 Mélèze-Modrzejewski, Livres sacrées et justice lagide, Acta Universitatis Lodziensis, Folia Iuridica, 21 (Mélanges Kunderewicz), Lodz, 1986, pp. 11- 44; Allam, op. cit., pp. 50-75.
14 Allam, op. cit. , p. 63 nt. 2.