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Cronaca universitaria - Economia

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L'Ibm punta sul sistema Linux e Bill Gates trema
Il colosso informatico installerà il sistema operativo "nemico" di Windows su alcuni modelli. Intervista ad un sostenore del sistema Linux: Salvatore Modica, ordinario di Economia politica ad Economia, che ci ha spiegato i risvolti economici della vicenda. Il software "open source" ha una maggiore qualità e costa meno perchè non è protetto dal famigerato copyright

Il colosso dell’informatica Ibm decide di puntare sul sistema operativo Linux che si conferma come il rivale numero uno di Bill Gates e dei sistemi operativi targati Microsoft. Linus è un sistema open source che quindi non è coperto da copyright. Il software open source non è necessariamente gratuito ma è liberamente modificabile dagli utenti e quindi è in continua evoluzione. Accanto al file eseguibile viene, infatti, distribuito il codice sorgente che permette di "guardare" dentro il programma e di migliorarlo. Questi programmi sono il frutto della collaborazione spontanea e gratuita di hacker e programmatori che aggiungono delle migliorie e garantiscono quindi il progresso delle conoscenze informatiche di base.
Linux è nato nel 1991 e si è diffuso rapidamente tra gli utenti più esperti ma ora sta conoscendo una grande successo anche tra gli utenti privati che spesso utilizzano sistemi Microsoft "piratati" e senza licenza d’uso. Abbiamo intervistato un utente Linux della facoltà di Economia per approfondire le tematiche legate ai software open source. E’ il professore Salvatore Modica (nella foto in alto), ordinario di Economia politica.
Professore Modica, quali sono i vantaggi più importanti di Linux?
"L’utente finale avanzato con Linux ha il vantaggio di vivere nella legalità (perché non ha bisogno di usare programmi pirati), di poter controllare in modo completo il proprio sistema operativo, e di disporre di una piattaforma stabile e più sicura dagli attacchi degli hacker. Il sessanta per cento dei server mondiali utilizza sistema Linux. Tra i tanti esempi possiamo citare anche la Nasa e l’Università di Palermo. Contrariamente a quanto si pensa l’utilizzo dell’open source nei grandi sistemi non è necessariamente più economico dei sistemi commerciali. Quello che si risparmia nelle licenze d’uso lo si spende in più per consulenze informatiche per la gestione del sistema. Ma i profitti vengono trasferiti dalla rete dei distributori a quella dei programmatori incentivando così lo sviluppo della ricerca e la diffusione delle conoscenze informatiche: il commerciante è un esperto di vendite, mentre lo sviluppatore è in grado anche di inventare qualcosa di nuovo che diventerà patrimonio dell’intera comunità".
Una provocazione. Perché non aboliamo il copyright del software?
"Ogni medaglia ha il suo rovescio. Gli economisti sanno fin dagli anni ’60 quali sono le due facce della proprietà intellettuali. Da un lato la proprietà intellettuale introduce una distorsione monopolistica con prodotti venduti a prezzo più alto del costo marginale. D’altra parte l’assenza di proprietà intellettuale scoraggia l’attività di ricerca e sviluppo. Bisogna trovare un punto di equilibrio tra queste due posizioni estreme".
Gli uffici del nostro Ateneo e della stragrande maggioranza delle Pubbliche amministrazioni italiane usano software commerciale. E’ ancora presto per parlare di "open source"?
"Come ho già detto il server dell’Università di Palermo gira già su Linux, e gestisce circa 2000 utenti. Con le conoscenze tecniche presenti nell’Ateneo sarebbe possibile (ed economicamente vantaggioso) passare all’uso di open source anche negli uffici dell’amministrazione. Ma c’è un problema di 'effetto soglia': un solo dipendente non coprirebbe le spese fisse. Occorrerebbe creare una massa critica di utenti che possa rendere gli investimenti vantaggiosi".

Per altre informazioni sul sistema operativo open source è possibile andare sul sito www.gnu.org oppure rivolgersi agli esperti del Cuc, il Centro universitario di calcolo dell’Ateneo di Palermo che sapranno spiegarvi come istallare Linux e come trovare la documentazione di cui avete bisogno. Due buoni punti di partenza per l’Economia dell’open source sono per esempio il sito http://opensource.mit.edu e la pagina web del Professor David Levine dell’Università di Los Angeles, California: http://levine.sscnet.ucla.edu.
Giuseppe Lipari
rev-rova/cave

(8 luglio 2003)

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