Vorrei approfittare del dibattito sulla riforma Moratti per riflettere, piu' in generale, sul modello di istruzione scolastica e universitaria che noi di sinistra abbiamo avuto in mente negli ultimi trent'anni in Italia, e su una possibile alternativa.

Da sempre, sull'istruzione il principio fondamentale di qualunque sinistra e' quello del Diritto allo Studio, per tutti. Sacrosanto. In Italia pero', questo e' stato interpretato nella storia recente come diritto allo studio Universitario. Nefasta deformazione. Perche' prima del '68 i figli dei ricchi andavano alle scuole buone e poi all'universita', e i figli dei poveri alle scuole di periferia e poi al lavoro; dopo invece, la situazione delle scuole rimane la stessa ma tutti devono andare all'universita'. E ovviamente c'e' un solo modo per realizzarlo: l'universita' deve diventare piu' facile (e poi piu' facile ancora...). Risultato, ora ci ritroviamo con studi universitari rispetto a trent'anni fa elementari, che il popolo paga a una quantita' enorme di persone. E cosi' non va bene.

Io credo sia ora di riconoscere l'errore storico, e riportare la questione del diritto allo studio sui giusti binari. Se uno ha fatto elementari, medie e superiori in una periferia milanese magari con un'insegnante di italiano della provincia di Caltanissetta, cosa lo mandi a fare all'universita' con quello che se non e' stato nel colleggio svizzero e' andato al liceo `buono' di Milano? Questo non ha avuto diritto allo studio. Perche' non ha avuto la possibilita' di studiare come il figlio del ricco fin dal primo giorno. Qui sta l'essenziale. In altri termini, la definizione qui (ri)proposta di diritto allo studio e': Diritto alla Scuola dell'Obbligo Come i Ricchi (dove per Obbligo intendo primo ciclo piu' due anni, cioe' fino a quindici-sedici anni di eta'). Questa, scusando la retorica, e' la mia parola d'ordine.

Allora, tutti a Eaton? Per fortuna non c'e' bisogno. Perche' in fondo, a parte immagino pranzetti delicati e signorine lavate con saponi costosi, cosa fa la differenza nelle scuole dei ricchi? Semplice: il tutor, uno ogni cinque--sette alunni, che assume la responsabilita' di fare assimilare ai suoi studenti quanto appreso in classe. Tutto qui. Per un governo che lo voglia realizzare, e' un programma largamente fattibile, anche perche' avrebbe molti risparmi sul versante universitario, al quale passiamo.

Come ho gia' detto, il diritto allo studio universitario per tutti e' solo un errore. Nell'ottica presente, l'universita' che trent'anni fa era avanzata dovrebbe diventare non piu' elementare ma ancora piu' avanzata. La parola giusta e' "Una roba di elite". Di elite non sociale, ma di cervelli (non ritengo di dovermi dilungare a spiegare che sarebbe parte di qualunque programma di sinistra una incentivazione particolare del 'povero bravo'). Per essere concreti (e brutali), sto immaginando la sopravvivenza di un decimo delle attuali Facolta'. E per completare il quadro, ben vengano le scuole professionali avanzate, di massa: con lo scardinamento dei privilegi corporativi degli ordini professionali che (come ebbe a rilevare anche Monti da Bruxelles) la sinistra al governo qualche anno fa non realizzo', una formazione quadriennale dopo la scuola dell'obbligo (dai sedici ai venti anni di eta') fornirebbe quasi tutte le professionalita' che vediamo esercitate sui mercati.