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[SM.caltagirone-cappuccini]

Museo dei Padri Cappuccini di Caltagirone

Nome



Museo dei Padri Cappuccini

Tipologia Museo



Museo artistico

Categoria



Proprietà ecclesiastica

Città/Provincia



Caltagirone (CT)

Indirizzo



Via Cappuccini, 138 - 95041

Numeri telefonici



0933 21753

Sito/e-mail



Materiale conservato



Pianoterra: Pinacoteca e Chiesa della Madonna Odigitria
Primo piano: Sala del Tesoro con argenti, albastri, paramenti sacri, ori devozionali in 8 fasce di velluto rosso, con gioielli dalla fine del XVIII al XX secolo

Modalità di visita/Orari



Tutti i giorni 9.00-12.00; 15.30-19.00 Natale, Capodanno, Pasqua solo: 17.00-19.00

Prezzo del biglietto



€ 2,00; bambini € 0,50

Descrizione del luogo



Sala del Tesoro presso l’ex-coro dei frati della Chiesa del Convento

Descrizione tecnica



Complesso dei Cappuccini, Chiesa e annesso convento, meta di pellegrinaggio

Servizi aggiuntivi



Accesso ai disabili (chiesa e pinacoteca), visite guidate

Storia del Museo



Antico Convento dei Cappuccini (oggi sede dell’Istituto Tecnico agrario Statale) e Chiesa annessa della Madonna Odigitria: fine XVI secolo
Nuova sede del Convento, adiacente alla Chiesa: costruito negli anni ’50 del XX secolo

Figure di riferimento



Direttore: Padre Antonino Nestler

Bibliografia d'orientamento



A. Ragona, I Cappuccini in Caltagirone. Storia, arte e fede nel convento del Servo di Dio Padre Innocenzo Marcinò, Genova 1989.
C. Dell’Utri,I Musei dello Splendore. Il Portale dell’Oreficeria siciliana dal XV al XIX secolo, tesi di laurea magistrale, relatore Prof. M.C. Di Natale a.a. 2006-2007, Università degli Studi di Palermo, 1-445.

Note museografiche



Illuminazione: Sufficiente
Visibilità: Scarsa
Didascalie: Sufficiente

Altro



Ogni domenica che precede quella delle Palme, Festa dell’Addolorata con processione e liturgia

Opere analizzate



113

Numero di schedatura



caltagirone.001-004

Meta di pellegrinaggio da parte di devoti provenienti da tutta l’Italia e dall’estero, il complesso dei Padri Cappuccini di Caltagirone, situato ai confini orientali della città, è l’attuale sede del Museo d’arte sacra omonimo1. Esso, ospitato nell'ex coro dei frati della Chiesa dedicata alla Madonna Odigitria, custodisce preziose collezioni raccolte dai Padri Cappuccini fin dalla fondazione nel sito odierno, nel XVI secolo, a scopo di culto e di devozione.

La prima testimonianza riguardante i Padri Cappuccini a Caltagirone risale al Dispaccio viceregio del 13 giugno del 1550 inviato ai Giurati della città in risposta alla «supplica dei venerabili frati del Ordine di Capuchini rivolta al Viceré»2 a proposito della compravendita di un podere dove fondare il loro convento: esso costituì il primo convento con annessa chiesa, che venne edificato in contrada Semini, oggi detta Cappuccini vecchi, ma in seguito abbandonato a causa dell’aria malsana della località3 e ricostruito tra il 1585 e il 1598 nell’attuale sito, presso la chiesetta della Madonna Odigitria. La chiesa fu realizzata secondo lo stile semplice e austero dell’Ordine francescano dei frati minori Cappuccini, con un prospetto principale "a capanna", inquadrato all'interno di due paraste che riprendono la divisione interna della chiesa e che culmina in un piccolo campanile in pietra bianca intagliata con arco (Fig.1). Al centro è il portale d'ingresso sormontato da una finestra con stipiti in pietra. All'interno la pianta a unica navata è scandita nelle pareti laterali da due arcate per lato, in ognuna delle quali trova alloggio un altare. Nella cappella a sinistra all'interno di un vano esagonale è il Reliquario dedicato a tutti i Santi (Fig.2), che custodisce le numerose reliquie (circa 500) portate a Caltagirone dal Padre Innocenzo Marcinò (Caltagirone, 1589-1655) Generale dell’Ordine, predicatore e taumaturgo, figura di spicco della devozione cristiana e della storia del convento4 (Fig.3). Degne di nota sono le opere pittoriche che ornano la chiesa, tra cui la pala della Madonna Odigitria dell’altare maggiore, del pittore fiorentino Filippo Paladini, firmata e datata 16045, raffigurante il trasporto dall'Oriente all'Occidente della Vergine da parte dei monaci basiliani, e lungo il fianco sinistro dell'unica navata, la Deposizione di Fra' Semplice da Verona6.

Contigua alla chiesa, si trova la Pinacoteca che raccoglie dipinti dal XVI al XVIII secolo. Fra le opere più importanti7 si segnalano: S. Francesco consolato dall'Angelo, attribuito a Pietro Novelli; S. Agata e S. Pietro riferito alla scuola del Caravaggio; La Porziuncola di autore ignoto seicentesco. Nei locali che ospitano la Pinacoteca, sono esposte inoltre sculture, paramenti, campane, libri di varie epoche e cimeli di varia natura relativi alla chiesa dei PP. Cappuccini o alla vita di P. Innocenzo.

Nella cripta del XVI secolo, sottostante la chiesa, si trova invece un grande e complesso Presepe, allestito nel 1992 con statuine realizzate e donate da rinomati ceramisti locali, che narra la Storia della Salvezza dell'umanità da Adamo ed Eva a Gesù Cristo e che è oggetto di tanta ammirazione da parte del pubblico. Il complesso monastico fu uno dei pochi edifici di Caltagirone a non subire gravi danni durante il terremoto del 1693. Nel 1866, con la legge di soppressione delle corporazioni religiose, il convento fu chiuso e la chiesa passò sotto la giurisdizione del Vescovo di Caltagirone. Soltanto il 14 novembre 1955 fu decisa la riapertura del convento, trasferito in un modesto edificio adiacente alla chiesa, essendo divenuto l’antico convento sede dell’Istituto Tecnico Agrario Statale8.

Il Museo dei Padri Cappuccini consta di unica grande sala quadrangolare posta al primo piano e coincidente con l’ex-coro dei monaci della chiesa. L’allestimento, in attesa dell’ampliamento delle sale espositive a disposizione del museo e di un adeguamento alle norme di sicurezza, comprende varie teche in vetro con struttura in legno, che, essendo particolarmente affollate per il gran numero delle opere esposte, risultano di scarsa visibilità (Fig.4).

Le collezioni comprendono notevoli oggetti d’arte decorativa tra cui argenterie9 e oreficerie sacre del XVII e del XVIII secolo, statuette in legno, cera e alabastro di manifattura trapanese seicentesca, raffinatissimi paramenti sacri in broccato, damasco e fini ricami in seta, e infine gioielli ex-voto databili dalla prima metà del XIX secolo ai giorni nostri. I gioielli del museo sono per lo più ex-voto inediti donati per grazia ricevuta alla Madonna e a Padre Innocenzo da Marcinò, che già in vita secondo le fonti, aveva il dono di guarire i malati e della preveggenza10. Della ricca collezione sono rimasti solo i doni più recenti11, in tutto 113 gioielli tra orecchini, anelli, pendenti, collane e bracciali, che sono esposti cuciti in fasce di velluto rosso (Fig.5). Sono state analizzate in particolare quattro delle otto fasce inedite custodite nel Museo, definite all’interno della ricerca Fascia A con 36 ex-voto (cfr. scheda n. caltagirone.001, infra), Fascia D con 8 ex-voto (cfr. scheda n. caltagirone.002, infra), Fascia F con 11 ex-voto (cfr. scheda n. caltagirone.003, infra) e Fascia G con 20 ex-voto (cfr. scheda n. caltagirone.004, infra), che propongono alcune delle tipologie più diffuse nell’ambito dell’oreficeria siciliana popolare di tutto l’arco dell’Ottocento.

1C. Dell’Utri, Guida ai Musei dello Splendore in I Musei dello Splendore. Il Portale dell’Oreficeria siciliana dal XV al XIX secolo, tesi di laurea magistrale, relatore Prof. M.C. Di Natale a.a. 2006-2007, Università degli Studi di Palermo, pp. 47-51. [↩]

2A. Ragona, I Cappuccini in Caltagirone. Storia, arte e fede nel convento del Servo di Dio Padre Innocenzo Marcinò, 1989, p. 9.[↩]

3Cfr. A. Ragona, I Cappuccini..., 1989, pp. 12-13. [↩]

4Sulle vicende biografiche di Padre Innocenzo Marcinò consulta P. Agostino Giardina, Il Servo di Dio Padre Innocenzo da Caltagirone, 1981, s.l. [↩]

5Cfr. A. Ragona, I Cappuccini..., 1989, pp. 18-21; su Filippo Paladini consulta V. Abbate, Paladini Filippo, in L. Sarullo, Dizionario degli artisti siciliani - Pittura, vol. II a cura di M.A. Spadaro, Palermo 1993, pp. 387-388; P. Russo - V.U. Vicari, Filippo Paladini e la cultura figurativa nella Sicilia centro-meridionale tra Cinque e Seicento: itinerario storico-artistico per un progetto di museo diffuso, Caltanissetta 2007. [↩]

6Cfr. A. Ragona, I Cappuccini..., 1989, pp. 37-41. [↩]

7Cfr. A. Ragona, I Cappuccini..., 1989, pp. 74-71. [↩]

8Cfr. A. Ragona, I Cappuccini..., 1989, pp. 47-48. [↩]

9Cfr. Gli argenti in Sicilia tra rito e decoro, in Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, Milano 1989, pp. 134ss. [↩]

10Sulle vicende biografiche di Padre Innocenzo Marcinò consulta P. Agostino Giardina, Il Servo di Dio Padre Innocenzo da Caltagirone, s.l., 1981. [↩]

11Secondo quanto riferitomi da Padre Antonino Nestler, Direttore del Museo, la collezione dei gioielli era cospicua e raccoglieva opere del periodo Barocco siciliano, ormai trafugate durante un recente e ignobile furto ai danni del Museo. Colgo l’occasione per ringraziarlo della grande disponibilità e della pazienza mostratami durante le riprese fotografiche. Sui gioielli consulta: C. Dell’Utri, Il Catalogo delle Collezioni in I Musei dello Splendore..., tesi di laurea magistrale, relatore Prof. M.C. Di Natale a.a. 2006-2007, Università degli Studi di Palermo, pp. 149-152. Cfr. inoltre: A. Mottola Molfino, Viaggio nei musei della Sicilia: guida ai luoghi, con un testo di M.L. Ferruzza, Palermo 2010, p. 141. [↩]

 
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