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[SM.catania-diocesano]

Museo Diocesano di Catania

Nome



Museo Diocesano

Tipologia Museo



Museo Diocesano - Museo storico d'arte

Categoria



Proprietà ecclesiastica

Città/Provincia



Catania

Indirizzo



Piazza Duomo, Via Etnea, 8 - 95131

Numeri telefonici



095 - 281635 fax 178 2249116

Sito/e-mail



Materiale conservato



Arte e Tesori della Cattedrale e della Diocesi. Suddivisione tipologica per categorie di materiali (argenti, paramenti, scultura, pittura); gioielli ex-voto tratti dal busto di Sant’Agata; pinacoteca; fercolo argenteo della Patrona.

Modalità di visita/Orari



Dal lunedì al venerdì, 9.00-14.00; sabato: 9.00-13.00; domenica: 9.00-12.00

Prezzo del biglietto



intero € 7,00; ridotto € 4,00; scolaresche € 2,00.

Descrizione del luogo



Piano terra: sala IX (fercolo). Primo piano: sale I, II, III, IV. Secondo piano: sale V, VI, VII. Terzo piano: sala VIII.

Descrizione tecnica



Antico seminario dei chierici al Duomo

Servizi aggiuntivi



Accesso ai disabili, Sala conferenze, Book shop, Spazi allestimenti temporanei, Caffetteria

Storia del Museo



Museo aperto dall’1 febbraio 2001

Figure di riferimento



Direttore Mons. Leone Calambrogio

Bibliografia d'orientamento



M.C. Di Natale, Il tesoro di Sant'Agata. Gli ori, in S. Agata, a cura di L. Dufour, Roma Catania 1996.
M.C. Di Natale, Gioielli di Sicilia, Palermo 2000.
Il Tesoro di S. Agata: gemme, ori, smalti per la matrona di Catania Catania 2006.
C. Dell’Utri, I Musei dello Splendore. Il Portale dell’Oreficeria siciliana dal XV al XIX secolo tesi di laurea a.a. 2006-2007, Università degli Studi di Palermo, pp. 1-445.
M.C. Di Natale, Enrico Mauceri e il Tesoro di S. Agata di Catania, in Enrico Mauceri (1869-1966). Storico dell’arte tra connoisseurship e conservazione, Atti delle Giornate di studi internazionali, Palermo 27-29 settembre 2007, a cura di S. La Barbera, Palermo 2008.

Note museografiche



Illuminazione: Ottima
Visibilità: Ottima
Didascalie: Ottime

Opere analizzate



38

Numero di schedatura



catania.001-020

Il Museo Diocesano di Catania, ospitato nell’antico Seminario dei Chierici al Duomo connesso architettonicamente all’adiacente Cattedrale, custodisce tutto l'arredo mobile storico della cattedrale stessa e della sede vescovile1 (Fig.1). L’edificio, situato proprio all’entrata della Porta Uzeda, presenta la tipica colorazione bicromatica degli edifici catanesi, che ricordano l’origine vulcanica del territorio, visibile nel prospetto, strutturato a partiti definiti da lesene bugnate e da tre piani scanditi da cornici a marcapiano.

Il museo inaugurato il 1º febbraio del 2001, dopo un accurato restauro dell’edificio, ospita un variegato percorso che si snoda in nove sale e tre piani, rappresentato da oreficerie, arredi liturgici dal XVII e al XIX secolo, paramenti sacri del XVII e del XVIII, pinacoteca e cappella del Palazzo vescovile (Fig.2).

L’esposizione è suddivisa in due sezioni, di cui la prima dedicata agli arredi liturgici della Cattedrale (Sale I-V) che presenta:

    -nella sala I (La cattedrale dalla rifondazione normanna al terremoto del 1693), le testimonianze dell’assetto dell’edificio della Cattedrale di Catania prima del terremoto del 1693, tra cui residui, recuperi, rinvenimenti dovuti alle recenti indagini svolte dalla sezione archeologica della soprintendenza nel presbiterio della cattedrale, e un prezioso frammento in oro e smalti con una figura femminile, riferito a Vincenzo Archifel, orafo di origine napoletana, attivo a Catania all’inizio del Cinquecento e autore dell’arca per le reliquie di Sant’Agata per il Duomo, ultimata nel 1521, con la collaborazione degli argentieri trapanesi Nicolò Lattari e Filippo di Mauro2.

    -nella sala II (Gli arredi argentei della Cattedrale), i pezzi più antichi e preziosi del tesoro, tra i quali le opere di Paolo Guarna, protagonista della oreficeria catanese della seconda metà del Cinquecento, come il Braccio reliquiario di S. Giorgio da lui firmato e datato nel 1576 o il Busto reliquiario di S. Cataldo (attr.), e la preziosa oreficeria settecentesca proveniente da botteghe messinesi e romane delle notissime famiglie dei Rizzo, dei Donia e soprattutto degli Iuvarra3;

    -nella sala III (I paramenti della Cattedrale), i paramenti liturgici, legati al patrimonio personale dei vescovi che si sono conservati proprio grazie al prestigio del possessore, tra i quali le tre notevoli pianete e il piviale rosso del vescovo Galletti del XVIII secolo4;

    -nella sala IV (Gli arredi preziosi dedicati alla Santa Patrona), gli arredi destinati alla celebrazione del culto di Sant’Agata, come i paliotti argentei settecenteschi, il tronetto eucaristico con l’Eterno, la porta lignea intagliata del responsorio delle reliquie della Santa del XVII secolo e la teca con alcuni gioielli ex-voto provenienti dal famoso Busto Reliquiario della santa patrona di Catania5;

    -nella sala V (Cappella del Seminario La diocesi fra Ottocento e Novecento), nell’antica cappella del Seminario al secondo piano, infine le più recenti testimonianze della vita della diocesi degli ultimi due secoli tra cui spiccano il beato cardinale Giuseppe Benedetto Dusmet e il cardinale Giuseppe Francisca Nava, committente della stessa cappella.

La seconda sezione (Sale VI- IX) raccoglie arredi provenienti da altre chiese della città e della diocesi, che nella eterogeneità delle vicende che le caratterizzano, si dispongono, in sequenza cronologica:

    -nella sala VI (Arredi argentei delle chiese della diocesi) si possono ammirare esempi di raffinata oreficeria tra cui il busto reliquiario di S. Giuliano del 1664, dall’omonimo monastero catanese, commissionato dalla badessa Suor Girolama Gioeni all’argentiere messinese Didaco Rizzo6, alcuni pezzi provenienti dal monastero dei Benedettini di S. Nicolò l’Arena e opere neoclassiche della famiglia catanese dei Puglisi;

    -nella sala VII (Pinacoteca) è stata ricavata una pinacoteca che raccoglie numerosi dipinti superstiti alle burrascose vicende della soppressione degli ordini monastici, tra cui due tavole trecentesche, una Sacra Famiglia (1580 ca.) di Bernardino Nigro7 (attivo tra il 1574 e il 1578), attivo a Catania nella seconda metà del Cinquecento e la Raffigurazione del Crocifisso, firmata e datata da Mario Minniti (1578-1640)8 nel 1629;

    -nella sala VIII (Paramenti chiese della diocesi), sono esposti paramenti liturgici, in prevalenza settecenteschi, e alcuni arredi lignei dipinti, tra cui il “casciarizzo” dipinto del monastero di S. Placido del 1753 e una fastosa consolle settecentesca, che suggeriscono la varietà degli ornati nelle sacrestie catanesi del Settecento;

    -nella sala IX (Il Fercolo di Sant’Agata), al piano terra, è custodito il Fercolo di S. Agata9 (Fig.3) in argento, destinato a condurre in processione le reliquie della Santa Patrona della città durante la festività del 5 febbraio.

L’allestimento particolarmente curato, le luci soffuse degli ambienti e l’eleganza del design delle teche, rendono particolarmente piacevole la visita delle sale espositive. Il Museo, munito di accesso ai disabili e di comodo ascensore, propone al visitatore molti altri servizi aggiuntivi, fra cui, la Sala conferenze, il book shop, spazi per allestimenti temporanei e un’elegante caffetteria.

All'interno di questo ordinamento risultano ampiamente affrontate le problematiche di conservazione e di tutela, di allestimento, di congruenza artistica, con una suddivisione per categorie di materiali - argenti, paramenti, scultura, pittura ecc - che presentano esigenze espositive analoghe come la qualità e temperatura della luce, la tipologia dei contenitori e via dicendo.

Le collezioni analizzate10, collocate per la maggior parte nella sala IV dedicata al culto della patrona catanese, constano di 38 gioielli inediti, più umili ma non meno devote donazioni offerte a Sant’Agata dalla fine del XVIII all’inizio del XX secolo e staccati per essere esposti al Museo Diocesano in rappresentanza del magnifico repertorio che tuttora ricopre il celebre Busto reliquiario11; una magnifica riproduzione miniaturizzata della celebre Arca con reliquiario a Busto di Sant’Agata, completa di piccoli gioielli, vero capolavoro d’arte decorativa della prima metà del Settecento di Domenico Gianneri (cfr. scheda n. catania.019 , infra); una fascia ombelicale di Gesù Bambino in argento e corallo, unica opera della Sala VI proveniente dalla Chiesa di Santa Maria dell’Indirizzo, dell’artista Domenico Genovese del 1763 (cfr. scheda n. catania.020 , infra).

I gioielli rilevati all’interno della ricerca constano di:

    -13 anelli, di cui 6 fedi nuziali “con mani che si stringono” (cfr. schede nn. catania.012 -013 , infra);

    -5 collane, di cui 4 catene che alternano granati e coralli a sfere d’oro lavorate a filigrana o decorate da granulazione e un girocollo con perline (cfr. schede nn. catania.001-catania.003, catania.015, infra);

    -5 croci pendenti in oro e argento (cfr. scheda n. catania.004, infra);

    -2 orologi “a cipolla” e un pendente apribile (cfr. scheda n. catania.011, infra);

    -2 spille floreali di fine Ottocento (cfr. scheda n. catania.010, infra);

    -1 pendente con crocetta ornato da castoni chiusi di gemme rosse (cfr. scheda n. catania.005, infra).

1 Le informazioni qui riportate sono state tratte dal sito ufficiale del Museo Diocesano di Catania http://www.museodiocesicatania.it/ Cfr. inoltre: C. Dell’Utri, Guida ai Musei dello Splendore in I Musei dello Splendore. Il Portale dell’Oreficeria siciliana dal XV al XIX secolo, tesi di laurea a.a. 2006-2007, Università degli Studi di Palermo, pp. 52-58; A. Mottola Molfino, Viaggio nei musei della Sicilia: guida ai luoghi, con un testo di M.L. Ferruzza, Palermo 2010, pp. 172-175. [↩]

2 M.C. Di Natale, Gioielli di Sicilia, 2000, p. 42.[↩]

3 Sugli argenti settecenteschi cfr. Argenti, in Splendori di Sicilia. Arti decorative dal Rinascimento al Barocco, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, Milano, 2001, pp. 352ss. [↩]

4 Sui paramenti sacri cfr. Tessuti, in Splendori di Sicilia. Arti decorative dal Rinascimento al Barocco, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, Milano, 2001, pp. 542ss. [↩]

5 Cfr. M.C. Di Natale, Il tesoro di Sant'Agata. Gli ori, in S. Agata, a cura di L. Dufour, Roma - Catania, 1996. [↩]

6 Cfr. G. Musolino, Argentieri messinesi tra XVII e XVIII secolo, Messina 2001. [↩]

7 Cfr. L. Cappuccio, Nigro Bernardino, in L. Sarullo, Dizionario degli artisti siciliani - Pittura, vol. II a cura di M.A. Spadaro, Palermo, p. 373. [↩]

8 Cfr. G. Musolino, Minniti Mario, in L. Sarullo, Dizionario degli artisti siciliani - Pittura, vol. II a cura di M.A. Spadaro, Palermo, pp. 356-358. [↩]

9 Per approfondimenti sul Fercolo e i Reliquiari della santa catanese, cfr. M.C. Di Natale, Il tesoro di Sant'Agata. Gli ori, in S. Agata, a cura di L. Dufour, Roma - Catania, 1996; Il Tesoro di S. Agata: gemme, ori, smalti per la matrona di Catania, Catania 2006; M.C. Di Natale, Enrico Mauceri e il Tesoro di S. Agata, in Enrico Mauceri (1869-1966). Storico dell’arte tra connoisseurship e conservazione, Atti delle Giornate di studi internazionali, Palermo 27-29 settembre 2007, a cura di S. La Barbera, Palermo, 2008. [↩]

10 Le foto dello schedario sono state gentilmente autorizzate dal Museo Diocesano. Colgo l’occasione per ringraziare l’Arch. Giovanna Cannata per la grande disponibilità e cortesia. Sui gioielli consulta: C. Dell’Utri, Il Catalogo delle Collezioni in I Musei dello Splendore..., pp. 153-172. [↩]

11 Per approfondimenti sul Busto reliquiario di Sant’Agata, consulta: cfr. M.C. Di Natale, Il tesoro di Sant'Agata. Gli ori, in S. Agata, a cura di L. Dufour, Roma - Catania 1996; M.C. Di Natale, Gioielli di Sicilia, Palermo 2000; Il Tesoro di S. Agata: gemme, ori, smalti per la matrona di Catania, Catania 2006; M.C. Di Natale, Enrico Mauceri e il Tesoro di S. Agata, in Enrico Mauceri (1869-1966). Storico dell’arte tra connoisseurship e conservazione, Atti delle Giornate di studi internazionali, Palermo 27-29 settembre 2007, a cura di S. La Barbera, Palermo 2008.[↩]

 
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