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[SM.militello-sm.stella]

Tesoro di S. Maria della Stella di Militello in Val di Catania

Nome



Tesoro di Santa Maria della Stella

Tipologia Museo



Tesoro ecclesiastico

Categoria



Proprietà ecclesiastica

Città/Provincia



Militello in Val di Catania (CT)

Indirizzo



Piazza Santa Maria della Stella, 19 - 95043

Numeri telefonici



095 - 655329

Sito/e-mail



Materiale conservato



Tesoro del Santuario, 10 fasce di gioielli ex-voto in onore della Patrona di Militello. Ori, argenti ex-voto, gioielli, dipinti, custoditi nel museo del tesoro, dal XVIII al XIX secolo.

Modalità di visita/Orari



Tutti i giorni su richiesta

Prezzo del biglietto



Ingresso gratuito

Descrizione del luogo



Ambienti retrostanti la Cappella del fercolo della Madonna della Stella; ingresso, sala bunker del tesoro, sala dei paramenti sacri.

Descrizione tecnica



Seconda Chiesa di Santa Maria della Stella, costruita dopo il terremoto del 1693 a valle (La prima è stata Santa Maria La Vetere, situata più a monte.

Servizi aggiuntivi



Visite guidate su richiesta

Storia del Museo



Chiesa di Santa Maria della Stella: aperta al culto nel 1741.
Dal 1969 Santuario Mariano.
Dal 2002 il Santuario è stato dichiarato “Patrimonio dell’Umanità” dall’UNESCO.

Figure di riferimento



Direttore Don Gaetano Sebastiano Tomagra

Bibliografia d'orientamento



G. Cardella,Antichi orecchini etnei. Ricerca e metodo di classificazione, Catania 1993.
M. Malgioglio, Storia della Parrocchia - Santuario di S. Maria della Stella, volume pubblicato dal comitato per la festa in onore della Patrona di Militello, Catania 2002.
C. Dell’Utri, I Musei dello Splendore. Il Portale dell’Oreficeria siciliana dal XV al XIX secolo, tesi di laurea a.a. 2006-2007, Università degli Studi di Palermo, pp. 1-445.

Note museografiche



Illuminazione: Buona
Visibilità: Ottimo
Didascalie: Buona

Altro



Ogni 8 settembre, Festa Patronale in onore della Madonna della Stella, con processione del fercolo e liturgia solenne.

Opere analizzate



590

Numero di schedatura



militello.sm.stella.001-013

Affacciata sulla bellissima e ariosa piazza, la Chiesa di S. Maria della Stella, patrona di Militello in Val di Catania insieme al SS. Salvatore della Chiesa di San Nicolò, è uno degli esempi più vividi del tardo barocco militellese, dovuto alla ricostruzione subito dopo il tragico terremoto del 1693 (Fig.1). Il Tesoro ad essa annesso, ricavato nelle sale attigue alla navata di destra del Santuario Mariano, custodisce il ricco patrimonio sacro della parrocchia, con opere dal XVII al XX secolo.La prima fondazione della Chiesa risale all’epoca dell’insediamento dei Normanni nel sito di Militello, che intorno all’XI secolo, decisero di edificare la Chiesa di S. Maria, oggi chiamata La Vetere (per distinguerla dalla nuova fondazione post terremoto), alla quale faceva capo, per le esigenze di culto, la popolazione del castello1: quest’ultima fu collocata vicino a uno dei luoghi di culto più antichi di Militello, la Cripta ipogea dello Spirito Santo del periodo tardo antico. Nella chiesa normanna era esposta un’icona della Vergine col Bambino, raffigurata secondo l’iconografia bizantina, con le tre caratteristiche stelle, due poste sul petto e l’altra sul capo, «simbolo della triplice verginità di Maria prima, dopo e durante il parto»2, dalla cui venerazione derivò il nome dell’attuale Santuario.

La Chiesa di S. Maria della Stella, collegata all’ambito della corte e della nobiltà, divenne la parrocchia dei signori feudatari che si susseguirono nei secoli a Militello, i Camerana (XIII secolo), i Barresi (XIV-XVI secolo) e i Branciforti (XVIII secolo). All’epoca dei Barresi si deve l’incremento del culto verso la Madonna e la cura dell’aspetto artistico - architettonico della Chiesa: a metà del Quattrocento, sotto Blasco II Barresi, sposo di Eleonora Speciale figlia del viceré di Sicilia Nicolò Speciale, fu avviata la costruzione del nuovo edificio a tre navate, impreziosito nel prospetto da un protiro sostenuto da due leoni stilofori e una lunetta centrale con la Madonna con il Bambino, adorata da due angeli e sormontata da una stella, probabile lavoro giovanile di Antonello Gagini (Palermo, 1478-1538)3. Al nome di Antonio Pietro Barresi è legata l’importante committenza della Natività con annuncio di pastori (Fig.2), creazione autografa di Andrea della Robbia realizzata in terracotta invetriata, risalente al 1487 e oggi collocata nella navata laterale destra dell’attuale Santuario4. A testimonianza del favore operato dai nobili feudatari verso la chiesa, sono i tre sarcofagi di Blasco II, Carlo e Vincenzo Barresi, pregevoli testimonianze dello stile gotico - catalano e rinascimentale, oggi trasferiti in Santuario (Fig.3).

Un altro importante evento del periodo, che favorì la diffusione del culto della Madonna della Stella in Sicilia, fu la concessione da parte del re Alfonso D’Aragona nel 1446 alla città di Militello di «ospitare la fiera franca in occasione della festa della patrona Maria SS. della Stella»5, da effettuarsi nell’arco di otto giorni a partire dal giorno della sua festa, l’8 settembre. La diffusione del culto della Madonna tra il XV e il XVI è comprovata anche dalla testimonianza dello storico erudito militellese don Pietro Carrera (1573-1647), cappellano della Chiesa, che nei suoi scritti riporta la descrizione del primo simulacro processionale della Vergine, realizzato su modello delle Madonne in trono del pieno Rinascimento6, distrutto poi due volte, dall’incendio del 1618 e dal terremoto del 1693. A questa data risale la decisione di abbandonare l’antico sito e di edificare la nuova Chiesa più a valle, nel quartiere di San Leonardo e nell’attuale collocazione7.

La prima pietra della nuova fondazione fu posta il 9 marzo 1722, e fu aperta al culto nel 17418. Dopo varie vicissitudini9 che portarono a fine Settecento alla soppressione del culto della Madonna prima, e al suo ripristino nel 1875 poi, la Chiesa è stata elevata a Santuario mariano nel 1969 e nel 2002 dichiarata dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità. Sotto l’aspetto architettonico, la Chiesa, a tre navate, presenta un prospetto caratterizzato da grandi volute di raccordo e timpano conclusivo. Nelle decorazioni vistose delle cornici, del portale, dei capitelli, e delle parastre, si esprime l’originalità e la fantasia dello stile tardo-barocco della Val di Noto. Molto interessante è la soluzione della torre campanaria della metà dell’Ottocento, facente corpo a se e fiancheggiante la facciata.

Il Tesoro di Santa Maria della Stella si colloca negli ambienti attigui alla Cappella laterale destra (Fig.4), presso il sacello chiuso dalle tre chiavi (Fig.5), dove è custodita attualmente la Statua della Madonna, collocazione voluta da Ercole Branciforti, con decreto emesso in Bagheria il 16 giugno 1755, per far cessare le troppo frequenti esposizioni della Statua, dovute al grande fervore popolare10. La fascia A fa parte della serie di dieci fasce devozionali che, impreziosite da gioielli ex-voto donati dai fedeli alla Madonna della Stella, patrona principale di Militello in Val di Catania, durante la festività dell’8 settembre, vengono applicate al fercolo processionale che, per l’occasione, viene estratto dal sacello e portato in processione per le vie della città. Il Museo, nel breve ma ricco percorso espositivo presenta:

    -nella sagrestia, sculture e bassorilievi dei secoli tra XIV e XVI secolo;

    -nell’ingresso, paliotti d’altare, sculture e dipinti, tra cui la Pala di San Pietro in Cattedra, dell’inizio del XV secolo, attribuito al celebre pittore Antonello da Messina (1430ca.- 1479)11, e il Viso di Maria SS. del palermitano Vito D’Anna (1700 ca.)12;

    -nella prima sala sulla sinistra, detta del Tesoro, gli ori e gli argenti liturgici, alcuni dei numerosi gioielli ex-voto in onore della patrona e le tre chiavi usate per aprire il sacello durante la festività dell’8 settembre (Fig.6);

    -nella seconda sala sulla destra, dei Paramenti sacri, entro cassetti consultabili, tessuti del XVII e del XVIII secolo (Fig.7).

    I locali, nella loro semplicità, rispecchiano un’attenta cura in materia della tutela delle collezioni, soprattutto contro futuri eventi sismici, essendo le medesime collezioni collocate in teche grandi costruite a muro e in cemento armato. L’ordinamento dell’esposizione segue il consueto criterio cronologico tipologico, volto ad evidenziare l’antica funzione degli oggetti. Le opere analizzate13, collocate nella teca centrale della sala del Tesoro, constano di 587 gioielli ex-voto inediti, cuciti su dieci larghe fasce di velluto a forma di mezzaluna e selezionati tra i numerosissimi oggetti donati per grazia ricevuta alla Madonna della Stella (cfr. schede nn. militello.sm.stella.001 -militello.sm.stella.010 , infra); un pendente con l’Emblema della Santa Inquisizione (cfr. scheda n. militello.sm.stella.011 , infra); due paia di orecchini in lamina d’oro e filigrana con punzoni (cfr. schede nn. militello.sm.stella.012 -militello.sm.stella.013 , infra). Le fasce devozionali, inedite, composte da orecchini, anelli, spille e orologi databili dalla fine del XVIII alla fine del XIX secolo, presentano un repertorio pressoché completo delle tipologie più diffuse nell’oreficeria siciliana popolare e votiva, legata ai culti dei santi patroni. Esse sono state suddivise, all’interno di questa ricerca in:

    -Fascia C con 139 ex-voto (cfr. scheda n. militello.sm.stella.003 , infra), di cui 130 anelli, 6 crocette, 2 orologi, 1 pendente a stella;

    -Fascia L con 128 ex-voto (cfr. scheda n. militello.sm.stella.010 , infra) 121 anelli, 6 crocette, 1 orologio con catena.

1 Cfr. M. Malgioglio, Storia della Parrocchia-Santuario di S. Maria della Stella. Principale patrona di Militello in Val di Catania, 2002, pp. 5-6. C. Dell’Utri, Guida ai Musei dello Splendore in I Musei dello Splendore. Il Portale dell’Oreficeria siciliana dal XV al XIX secolo, tesi di laurea a.a. 2006-2007, Università degli Studi di Palermo, pp. 52-58. Cfr. inoltre: A. Mottola Molfino, Viaggio nei musei della Sicilia: guida ai luoghi, con un testo di M.L. Ferruzza, Palermo 2010, p. 193. [↩]

2 Cfr. M. Malgioglio, Storia..., 2002, p. 7 [↩]

3 Su Antonello Gagini cfr. G. Di Marzo, I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI. Memorie storiche e documenti, 1883-84; H.W. Kruft, Antonello Gagini und seine Söhne, München, 1980. [↩]

4 Cfr. F. Negri Arnoldi, Due esempi di terracottain Sicilia , in Splendori di Sicilia. Arti decorative dal Rinascimento al Barocco, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, 2001, p.112. [↩]

5 M. Malgioglio, Storia..., 2002, p. 9. [↩]

6 Per approfondimenti e confronti sulle “vare” processionali di Sicilia, consulta L. Pasqua, Su alcuni fercoli processionali della Sicilia occidentale, in Splendori..., 2001, pp. 714ss. [↩]

7 Cfr. M. Malgioglio, Storia..., 2002, p. 13-14. [↩]

8 Cfr. M. Malgioglio, Storia..., 2002, p. 14. [↩]

9 Cfr. M. Malgioglio, Storia..., 2002, pp. 18-20. [↩]

10 Cfr. M. Malgioglio, Storia..., 2002, p. 18. [↩]

11 Cfr. Antonello da Messina, l’opera completa, a cura di M. Lucco, Milano 2006. [↩]

12 Su Vito D’Anna cfr. M. Guttilla, Vito D’Anna. Esordi e presentimenti, Palermo 2005. [↩]

13 Sul tesoro consulta: C. Dell’Utri, Il Catalogo delle Collezioni in I Musei dello Splendore..., pp. 208-220. Ringrazio il Sig. Alfio Penna della grande cortesia per avermi agevolato durante le riprese fotografiche delle preziose fasce. [↩]

 
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