Maria Novella Giorli

m.giorli@alice.it

La manifattura Egizia di Poggibonsi – Un’esperienza toscana di decorazione artistica su vetro

DOI: 10.7431/RIV06092012

La produzione di vetri decorati dell’azienda Egizia (Fig. 1) di Poggibonsi si colloca nell’ambito dell’attività vetraria toscana e valdelsana che ne costituisce il naturale background. A partire dall’epoca altomedievale,  infatti, la Toscana vide una grande fioritura di vetrerie che ebbe proprio in Valdelsa il suo fulcro nei centri di Montaione e Gambassi. Lo spostamento della via Francigena sul lato destro del fiume Elsa, già a partire dalla fine del XII secolo, permise, inoltre, la nascita di vetrerie anche in altri centri abitati, attraversati dal nuovo itinerario viario, come Poggibonsi, Empoli, Certaldo e Castelfiorentino che, nelle epoche seguenti, mantennero la tradizione di queste produzioni.

Nel corso del Novecento e fino ad oggi alcune fra le antiche vetrerie valdelsane hanno continuato la loro attività in un contesto sempre più rivolto alla modernità e all’innovazione come, ad esempio, la ditta Rigatti di Empoli, oppure hanno dato luogo ad una proliferazione di nuova produzione vetraria come, ad esempio, le ditte di Colle di Val d’Elsa riunite nella “Società Consortile Cristallo”; in altri casi, invece, le manifatture vetrarie si sono interrotte, dando origine a tipi diversi di industria, come nel caso della cessazione delle vetrerie S.A.C.E. e Ancilli a Poggibonsi1. Nel contesto sopra delineato si inserisce l’attività della manifattura Egizia di Poggibonsi, sorta nel dicembre del 1949, tuttavia l’azienda non produsse e non produce vetro, limitandosi bensì alla decorazione di prodotti finiti. Sebbene inizialmente non fosse mancato l’intento di progettare, insieme ai decori, anche le forme da commissionare alle vetrerie, dall’esame dei materiali e dalla storia aziendale risulta che tale idea rimase teorica, puramente a livello di progetti e disegni. L’Egizia detiene, quindi, una storia ed un carattere originale che fu e rimane un unicum in Toscana e in Valdelsa. Le sue creazioni in vetro decorato non hanno, a loro volta, relazioni dirette con altre forme di decorazione vetraria toscana né per stile né per tecnica. All’Egizia, infatti, si decoravano gli oggetti in vetro con la tecnica del terzo fuoco2, normalmente impiegata per le decorazioni su ceramica. Quanto allo stile decorativo, le tradizioni di vetro decorato3 documentate fra Valdarno e Valdelsa, precedenti o coeve all’Egizia, mostrano caratteri diversi rispetto ai prodotti dell’azienda. Tra Empoli, Montelupo Fiorentino4 e Vinci esistono vetrerie5 che creano oggetti artistici destinati agli usi domestici, ai ristoranti e all’arredamento, ma in questi la decorazione non è realizzata tramite l’impiego di serigrafia o pittura a mano libera, bensì soprattutto mediante l’incisione, la smerigliatura e la molatura. In Valdelsa modelli di decorazione vetraria si hanno a Colle di Val d’Elsa, che rappresenta uno dei centri d’eccellenza in Italia per la produzione di vetro e cristallo6. Quella di Colle è una produzione singolare nello scenario valdelsano, poiché si distingue sia per la tipologia del vetro utilizzato che per il tipo di decoro, inciso su  vetro e cristallo, derivante dall’area franco-tedesca. Particolarmente significative risultano oggi le esperienze della Società Consortile Cristallo di Colle di Val d’Elsa, ma molto interessanti sono anche i prodotti unici e originali realizzati da maestri incisori e artisti7.

In definitiva ciò che lega  l’Egizia (Fig. 2) alla tradizione vetraria valdelsana si realizza nella filiazione dell’azienda stessa dalla vetreria poggibonsese S.A.C.E.8, dove oltre che produrre oggetti in vetro, si praticavano anche esperienze di decorazione a freddo su vetro. Non a caso la S.A.C.E. e L’Egizia condivisero alcuni fra i titolari, il rappresentante e diversi dipendenti. Il presidente dell’Egizia, Pilade Moni, professore di disegno alla scuola superiore, era stato anche il progettista dei decori su vetro della S.A.C.E. Per di più la medesima fabbrica riforniva di vetro l’Egizia nei suoi primi decenni di attività. La S.A.C.E., oltre che vetro bianco, creava anche vetro colorato, solitamente azzurro chiaro, su cui realizzava trafori decorativi, bordature d’oro e piccoli decori floreali. Questa era già una novità, poiché negli anni Cinquanta, in Toscana, si usava per lo più produrre vetro da tavola o vetro verde per damigiane. D’altra parte è fondamentale sottolineare che, in generale, nel corso della sua attività, l’Egizia, anziché con le vetrerie, si è sempre confrontata con i prodotti di ceramica artistica, sia per quanto riguarda le tecniche che per le scelte stilistiche. La manifattura scelse di produrre, infatti, fin da subito, decori in oro e colori su ceramica e su vetro frequentemente opale ad imitare la ceramica. Infine, nella Poggibonsi degli anni Sessanta, l’Egizia trovò forti riferimenti nelle realizzazioni decorative delle coeve smalterie su lamiera e dei mobilifici. A partire dagli anni Novanta, con il trasferimento della sede Egizia dal centro storico di Poggibonsi alla località industriale Fosci, l’azienda progettò ed aprì un piccolo museo aziendale (Fig. 3), purtroppo smantellato nel corso del luglio 2012, dove erano esposti alcuni oggetti in vetro decorato realizzati fra gli anni Cinquanta e gli anni Novanta9. Si trattava, infatti, di una parte dell’antico campionario aziendale, che si ritrova, tra l’altro, anche all’interno dell’Egizia, posto su numerosi scaffali che corrono lungo il perimetro di buona parte della fabbrica. Una caratteristica peculiare dell’Egizia, che contraddistingue ovunque i suoi prodotti, è la cura artigianale unita alla raffinatezza delle forme e dei decori, ma anche l’assoluta indelebilità dei colori, cotti e vetrificati dopo una o più cotture a oltre 550 °C. Pur trattandosi di un’ azienda che si occupa di decorazione artistica su vetro, la finalità ultima dell’Egizia non è rivolta soltanto all’aspetto estetico dei prodotti, ma anche a quello della loro piena utilizzazione nella vita quotidiana.

Tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta, le tecniche adoperate all’Egizia erano la decorazione su vetro condotta a mano libera, la filettatura al tornio, lo spruzzo di colore realizzato con l’aerografo, la stesura di graniglie colorate (crystallize)10, la decalcomania e la serigrafia11. Fra le tecniche sopra elencate, risulta particolarmente significativa quella costituita dalla stesura di graniglie di vetro, vero e proprio filo conduttore dalle origini della produzione a oggi. Essa consiste nel far cadere della polvere di vetro colorato su una stampa di grasso su cui rimangono incollati i granelli vitrei, creando un disegno a rilievo sull’oggetto. Negli anni Cinquanta il crystallize era integrato principalmente dalla decorazione a mano libera, successivamente e fino ad oggi è, invece, affiancato alla serigrafia manuale.

Alla metà degli anni Sessanta la fabbrica disponeva di uno studio serigrafico e fotomeccanico già ben attrezzato che consentiva di compiere tutti i passaggi serigrafici per la realizzazione dei decori ad uno o più colori. La decorazione a mano libera e la filettatura degli oggetti in vetro rappresentarono, in quegli anni, per la manifattura Egizia, l’apice dell’artigianato artistico, realizzato dalla maestria della giovane e provetta manodopera. Fra gli esecutori delle numerose e varie decorazioni dipinte su vetro, a partire dagli anni Cinquanta, sono da citare Mario Merli, Simonetta Maltinti e Licia Bigazzi che hanno testimoniato la loro opera, la loro personalità e il loro gusto, firmando frequentemente i propri lavori. Si trattava, in effetti, di finissime opere pittoriche, quasi dipinti in miniatura, nate non solo dall’originalità dei progetti, ma anche dal talento dei decoratori. Non a caso sia Merli che Maltinti12 praticavano anche il disegno e la pittura su tela e tavola. Prova ne è che ancora oggi  si è conservata13 una raffinatissima raccolta di disegni  preparatori a colori ed oro eseguiti da Mario Merli negli anni Cinquanta-Sessanta. Uno di essi trova confronti calzanti con i motivi decorativi di un set da bagno in vetro opale degli anni Cinquanta, conservato nell’azienda, decorato a piccole rose sparse, con foglie e rifilature in oro (Fig. 4). Anche nel progetto, che raffigura una caraffa ed un bicchiere, torna, infatti, la decorazione della rosellina rossa singola, delle foglioline verdi in campo bianco e delle filettature dorate, sebbene qui il motivo sia iscritto in una fascia a rombi sul ventre dei due oggetti (Fig. 5).

I suddetti disegni costituivano prototipi e prove per nuove decorazioni su vetro. Sono però eseguiti in modo netto e preciso nei contorni e sfumati realisticamente nelle colorazioni pastello, come se fossero acquarelli artistici da esposizione. Dato che spesso negli anni Cinquanta e Sessanta le decorazioni venivano condotte a mano libera, era essenziale schizzare progetti, disegni e piccoli dipinti per poter compiere una corretta composizione decorativa. Proprio per questo, gli oggetti eseguiti all’Egizia risultavano degli unicum fuori dalla logica della serialità. Anche le filettatrici14 furono ritenute preziose e selezionate con cura, poiché erano le depositarie di una tecnica antica, basata sull’esperienza della mano ferma, della corretta impugnatura del pennello detto “scarpa”, della sapiente manovra del tornio, della pazienza accanto alla velocità esecutiva. Maestra delle filettatrici dell’Egizia fu la giovanissima Fiora Casamonti che a ventuno anni fu assunta dal presidente dell’Egizia, il professor Pilade Moni, grazie alla sua manifesta esperienza maturata presso la ceramica Etruria di Colle di Val d’Elsa. Direttore dei decoratori a mano libera e della serigrafia, oltre che designer dell’azienda, fu per circa quarant’anni, Mario Merli15. Quest’ultimo, dotato di notevole talento naturale, aveva studiato privatamente arte a Siena e si era formato presso la medesima ceramica colligiana. Si dedicava, inoltre, alla pittura e al disegno che praticò per tutta la sua vita.

Nell’archivio aziendale, consistente in sei scatoloni numerati, si conservano numerosi materiali Egizia tra cui lettere del rappresentante Dino Lapi contenenti indicazioni per progetti di decori, lettere commerciali relative agli approvvigionamenti di materiali diversi, istruzioni tecniche, ordini dei clienti Egizia, progetti e disegni preparatori di Mario Merli. Proprio questi disegni, rapidi e vivaci, fanno capire quanto il lavoro di progettista e quello di pittore si compenetrassero e dipendessero fra loro nella vita del designer. Infatti come gli schizzi aziendali, così anche i disegni realizzati dal Merli artista risultano lontani dalle esercitazioni accademiche e sono caratterizzati, invece, da una freschezza spontanea e da una sincera immediatezza. Le tecniche che Merli adottava per i suoi lavori erano molteplici, tanto che talvolta i disegni appaiono morbidi e ben definiti nei contorni, certe volte abbozzati con tratteggi veloci. Altri ancora sono acquerellati con colori tenui e chiari che integrano i profili forti e decisi della china nera16. Talvolta da un progetto studiato per un oggetto Egizia, Merli riprendeva spunti per i suoi disegni a carboncino e a china oppure poteva accadere il contrario. Ad esempio per il motivo decorativo dei giocatori di bocce su bottiglie da acqua Egizia, Mario Merli si ispirò proprio alla sua produzione di pittore e disegnatore (Fig. 9). Infatti immagini di giocatori di bocce in varie situazioni e momenti del gioco ricorrono frequentemente nelle raccolte di disegni di Merli (Fig. 10), risalenti prevalentemente agli anni Ottanta. E’ possibile notare invece l’influenza dell’Egizia sulla produzione artistica del designer in alcuni temi decorativi dell’azienda a lui cari tra cui la caccia alla volpe e i paesaggi giapponesi, in voga entrambi negli anni Sessanta. Nell’archivio aziendale17 è conservato il progetto del designer (Fig. 6) per la realizzazione del tema della caccia alla volpe su una serie Egizia, mentre, nello studio di pittura dello stesso, è presente un disegno acquerellato (Fig. 7) con soggetto analogo. L’impostazione compositiva del progetto, del disegno acquerellato e della decorazione a mano su un oggetto in vetro Egizia (Fig. 8) è la medesima, sebbene la bozza rimanga la più semplificata: il paesaggio sullo sfondo, i cavalli, i cani e i cacciatori al galoppo, l’erba e gli steccati in primo piano. Tutto è reso con realismo e velocità d’azione tanto che sembra di correre insieme ai cavalli e respirare l’aria fresca della campagna. Questo genere di creazione, realizzata appositamente per una decorazione vetraria, era una esecuzione originale e preziosa che non trova riscontri con altre decorazioni coeve. Un’altra tematica affrontata dal pittore nella sua produzione di disegni, dipinti, tavole decorate e sui vetri dell’Egizia è il mondo del Giappone. Si tratta di decori e disegni molto raffinati e delicati. I soggetti raffigurati sono dinamici ed i colori risultano puri e squillanti, accostati fra di loro talvolta per aspri contrasti, talvolta per sfumature digradanti. All’epoca del boom economico il gusto per le giapponeserie era molto di moda, almeno a Poggibonsi, nella realizzazione di svariati oggetti d’arredamento.

I decori del Merli in tale stile risalgono ai primi anni Sessanta, epoca in cui l’artista trasse ispirazione da due minilibri dedicati all’arte giapponese che proprio all’epoca furono editi e diffusi in Europa18. Ad esempio lo Studio per pagoda (Fig. 11) appare affine ad una pagoda raffigurata in un’immagine di uno dei due libri (Fig. 12) ­­­e alla pagoda dipinta sul portagioie stile giapponese dell’Egizia (Fig. 13)19. Questi temi orientali, come i samurai, le giapponesi, le pagode, gli scribi, l’albero di pesco tornano anche nei repertori in serie di varie altre ditte della zona, prevalentemente smalterie e mobilifici. Ciò si riscontra, ad esempio, nelle produzioni poggibonsesi di decorazioni a smalto su lamiera di ferro come quelle realizzate dalla smalteria poggibonsese dei fratelli Giorli20. Merli nella sua grafica  artistica amò soprattutto rappresentare scene del mondo rurale, la vita semplice e quotidiana impersonata dai giocatori di bocce, dai pescatori, dai lattai e dagli arrotini, dagli animali domestici e dai ritratti delle persone care. Ai dipinti a olio invece consegnava tutto il suo amore per il paesaggio toscano. “Mario Merli sostiene l’importanza del paesaggio che ricorre nei suoi quadri come un protagonista silenzioso, ma, al contempo, musicale. La musica infatti risiede nei colori, nei violetti e rossi autunnali, nelle luminosità estive, nei verdi primaverili. Sono paesaggi atmosferici, illimitati; sfondi che si perdono in azzurre lontananze e in cieli nuvolosi… La sua è una pittura en plen air, ariosa, vera, semplice. Questo è il Merli, il pittore della campagna toscana come lo definì Michele Cascella…”21. L’Egizia si avvalse, quindi, di un designer/pittore che seppe conferire ai decori sul vetro il sapore di miniaturistici dipinti, graziosi e realistici. Ne costituiscono testimonianza le svariate decorazioni paesaggistiche di Merli, eseguite negli anni Settanta, sulle bottiglie Egizia da acqua e da vino. Questa fu sicuramente una delle carte vincenti dell’Egizia insieme all’audacia dei suoi soci, all’abilità dei tecnici decoratori, alla fervida fantasia dello storico rappresentante dell’azienda, Dino Lapi.

Accanto alle esecuzioni a mano libera era utilizzata, come si è già affermato, anche la serigrafia (Fig. 14). Nei primi anni Cinquanta, quando tale tecnica fu introdotta stabilmente all’Egizia, venivano usati telai di legno e la seta vi era stesa sopra con delle grappette, oggi, invece, si utilizza il tendiseta e i telai sono in metallo. Attualmente per la serigrafia (Fig. 15), oltre alle classiche vernici colorate, l’Egizia impiega largamente oro ed argento22 per l’esecuzione di bordature, decorazioni e finiture. I colori utilizzati dall’azienda per le decorazioni su vetro si dividono in trasparenti e coprenti. Quelli coprenti sono smalti e possono essere opachi o lucidi23. Dallo studio dei documenti d’archivio si ricava che gli smalti venivano adoperati puri o diluiti con olio o acetato di amile così da poter essere applicati anche a spruzzo; si trattava di colori molto stabili, i quali potevano essere sovrapposti l’uno all’altro una volta che gli strati cromatici si fossero asciugati. I colori trasparenti, invece, venivano spesso impastati con acqua per ottenere la massima trasparenza ed una maggiore brillantezza. La buona riuscita dei pezzi decorati, però, era ed è sempre determinata dalla giusta cottura che varia in base alla tipologia di colore utilizzato24. Le formulazioni riguardanti la preparazione dei colori e relative modalità di cottura furono opera di Mario Merli che, con il tempo, le raccolse in un formulario manoscritto25. Quest’ultimo rimase come testo di riferimento imprescindibile per la produzione dell’azienda almeno fino agli anni Ottanta.

La complicata tecnica serigrafica, che oggi ha completamente sostituito la decorazione a mano libera, mantiene comunque il significato manifatturiero, poiché utilizza alla macchinetta l’esperienza dell’operatore per l’esecuzione dei vari passaggi, secondo ritmi e cadenze fisse, pazienza e abilità.  Tanto è vero che:

«[...] per ottimizzare i tempi del ciclo produttivo (l’azienda) è intervenuta altrove per [...] concedere alle maestranze maggiore spazio, tempo e attenzione al momento manuale e artigianale della lavorazione. E’ stato realizzato, ad esempio, un impianto di movimentazione automatica gestito da un apposito software e guidato da piccoli robot, cellule fotoelettriche e lunghi percorsi motorizzati»26.

Oggi tutta l’azienda è meccanizzata, per cui l’oggetto corre su rulli a scorrimento che lo trasportano nel suo iter fino all’uscita dal forno, alla lavatura e alla lucidatura. Infine il pezzo finito viene confezionato, etichettato e passa in magazzino. Per fare prove di cottura, come in passato, esiste ancora un piccolo forno, la muffola, che cuoce il vetro in minor tempo e produce i campioni.

Per quanto riguarda le vetrerie che, nel corso del tempo, hanno approvvigionato l’azienda, sono da citare la  S.A.C.E. di Poggibonsi e la Bormioli di Parma per i decenni iniziali di attività dell’Egizia, la Posabace (Turchia), l’Alicia (Polonia), la Gospodarcedo (Polonia), la Borgonovo (Milano) e i Vetri delle Venezie, la Cavalier Glass (Repubblica Ceca), la S.A.V.E. (Empoli), la Saver Glass (Francia) e la Vetri Speciali (Trento) per quanto riguarda il periodo odierno. Dallo studio dei documenti d’archivio sono emersi, inoltre, altri fornitori dell’azienda succedutisi nel corso degli anni come “Degussa”, “Heraeus”, “Ceramvetro”, “Sigem”, “Romer”, “Coïsson”, “Stummvoll & Libbrizzi” e “CAT” per i colori coprenti, trasparenti, ghiacciati, satiné e per l’oro; “Triclinium” per timbri di gomma, pennelli di vaio e decalcomanie; “Joseph Kreuter Kg. Giessen” esclusivamente per le decalcomanie; “Studio Selezione” per le pellicole da serigrafia.

Dallo studio degli oggetti e della storia dell’azienda si ricavano non solo le tecniche di lavorazione, sopra analizzate, ma anche le tappe dell’evoluzione stilistica dei decori Egizia nel corso degli anni. Alle origini, nei primi anni Cinquanta, le decorazioni erano per lo più condotte a mano ed il tema floreale era il prediletto (Fig. 16). Non esistevano ancora ispirazioni consapevoli alla grande arte, come avverrà in seguito, nel corso degli anni Ottanta, ma ci si rifaceva a tante fonti di ispirazione. Il rappresentante storico dell’azienda, Dino Lapi, era colui che forniva queste fonti che potevano essere cartoline, carte di caramelle, tovaglioli, pagine di riviste, giornali, carte da regalo (Fig. 17). Lapi, infatti, era costantemente in giro per il mondo a rappresentare l’azienda e, dai luoghi in cui soggiornava, riportava sempre novità, tendenze, idee e spunti ricavati da strappi di giornale, francobolli, buste, borse, scontrini, insomma tutto ciò che poteva rappresentare una primigenia ispirazione per un nuovo decoro.

Colui che poi metteva in pratica le idee di Lapi era Mario Merli che disegnava, progettava e riadattava il soggetto scelto in una nuova raffinata decorazione. Spesso le ispirazioni venivano da pubblicità di oggetti in ceramica di altre ditte, straniere come italiane, ma anche da particolari di enciclopedie illutrate o da foto di riviste. Proprio per questi motivi è impossibile catalogare in categorie fisse le varie tipologie di decoro dell’Egizia in questi primi anni. Altra testimonianza fondamentale, inoltre, sono le lettere che il Lapi spediva dai luoghi stranieri dove, di volta in volta, risiedeva, nelle quali descriveva il soggetto che aveva individuato, indicava come utilizzarlo e lo allegava alla lettera stessa. Intorno agli anni Sessanta ci si dedicava molto ai servizi da tavola, soprattutto ai set per olio, aceto, sale e pepe ed ai barattoli da cucina per zucchero, farina e caffè, nonchè ai servizi da bagno. Oltre ai decori serigrafici continuavano quelli manuali ed iniziava la tipologia del motivo decorativo “casalingo”. Sono, infatti, spesso raffigurati oggetti della casa come macinini da caffè, frutta, verdura, utensili domestici. Merli in questo periodo adoperò il medesimo stile pittorico utilizzato sui vetri anche per decorare materiali diversi come, curiosamente, le mattonelle di ceramica della cucina della propria abitazione (Figg. 181920). In queste, infatti, tornano le tematiche quotidiane della tavola come il gambero, il fiasco di vino, i porri, i funghi, il pollo arrosto, la frutta, la macchinetta da caffè. La vulcanica varietà di idee e il rapido succedersi di tematiche decorative diverse rende difficile trovare al tutto un comune denominatore. L’immediatezza poliedrica con cui si attingeva dall’ampia gamma di spunti depone a favore di una inesauribile fantasia che respirava e rispecchiava l’aria stessa dei tempi riproducendola con vivace grazia e simpatia.

Con il passare degli anni la serigrafia cominciò a prendere il sopravvento su questi piccoli dipinti e assunsero sempre più spazio motivi stampati, di cui, negli anni Settanta, esplose il boom. Si imposero colori brillanti e vividi; i temi decorativi non erano più, ora, quelli della casa, ma quelli del mondo circostante: del mare e della spiaggia, dei cocktail e degli ombrelloni, delle bandiere nazionali e delle prime astrazioni. Iniziava la moda dello schaker e si affermavano rinnovate forme vetrarie. Il filo di continuità con il passato, però, continuava e, proprio sul finire degli anni Settanta, si trovano ancora minuziosissimi decori fatti a mano. Stavolta l’ambiente rappresentato è quello del ristorante e della vita di lusso delle vamp alte e snelle con pelliccia e dei gran signori in panciotto e fiore all’occhiello. Irrompono sugli oggetti le illustrazioni delle riviste Vanity Fair e Vougue degli anni Venti e Trenta, ci si ispira alle modelle dei giornali, alle dive, alla moda, alle limousine. Tutto ciò in connessione fra stampa e disegno manuale in un grazioso realismo di forme e colori. Talvolta è Merli che tratteggia le eleganti figure in punta di pennello, altre volte il decoro appare serigrafato con colori forti e contrastanti. Tale serie, una delle più belle fra le collezioni Egizia, è denominata Vanity Fair (Fig. 21). Il designer, per le pitture a mano eseguite sugli oggetti di questa serie, trasse di sicuro spunto anche dai personaggi e dagli ambienti osservati durante le sue vacanze estive, nel corso degli anni, presso l’Hotel Verdi di Abano come testimonia anche uno dei disegni a carboncino nel suo studio di pittura (Fig. 22). In quel Grand Hotel poteva, infatti, osservare i camerieri, le grandi sale da pranzo e da ballo, le signore ed i signori in compagnia, le danze e gli spettacoli teatrali. Un repertorio di immagini che il designer reinterpretava nel gusto della Hollywood degli anni Venti.

Agli inizi degli anni Ottanta, da una parte si assiste al grande revival della decorazione floreale che era stata caratteristica delle prime produzioni Egizia, dall’altra alla voglia di novità, individuata nelle astrazioni geometriche lineari e colorate. Un primo vero stacco stilistico, però, avviene nella seconda metà degli anni Ottanta con la nascita della serie degli omaggi a grandi artisti decoratori del passato come Gaudì, Mackintosh, Klimt, Berrus27 o a firme importanti della moda e della cosmetica come Gucci, Dior o Fiorucci. Peraltro, si era ormai affievolito lo scenario culturale e consumistico tipico dei decenni precedenti e ciò determinò il necessario passaggio dell’Egizia ad uno stile meno ingenuo e spontaneo, ma più ricercato, razionale e colto. In questo nuovo concetto stilistico dell’Egizia, molto interessante risulta un esempio di omaggio dedicato all’artista Antonio Gaudì presente su un posacenere su cui è raffigurato un motivo decorativo ispirato al Park Güell di Barcellona (Fig. 23). Il decoro, progettato da Mario Merli, riproduce, infatti, il motivo a intarsio geometrico e a mosaico policromatico e la linea sinuosa e vibrante che caratterizza i muretti, i sedili e le costruzioni all’interno del Park Güell. Dalla testimonianza di Puccio Duni, attuale direttore artistico dell’azienda, emergono dati significativi per ricostruire la storia dell’Egizia di questo periodo:

«[...] Io son arrivato lì in quegli anni (1987-1988). Sono arrivato che erano ancora nella vecchia sede di Valle Piatta [...] insieme ad un esperto di marketing che era Giampaolo Pacini. Lui doveva riguardare un po’ il discorso del marketing in generale e io mi dovevo occupare fin dall’inizio, con tuo nonno [Mario Merli] e con Stefania [Lambardi], di unire ai decori che c’erano, decori che avessero una loro ragione storica. Quindi ci rifacemmo a coloro che sono considerati i maestri della decorazione contemporanea applicata alle arti applicate. La scelta capitò proprio su Mackintosh che fu il precursore della decorazione applicata all’arredamento [...] dietro questa serie di Mackintosh fu facile arrivare a decoratori tipo Klimt, Frank Lloyd Wright. Insomma cominciò tutta una ricerca sui maestri della decorazione»28.

Da qui avviene l’ulteriore trapasso agli anni Novanta ed il definitivo passaggio di timone da Mario Merli a nuovi e giovani designer. Lo stile comincia a farsi sempre più astratto, semplificato, geometrico e seriale. I decori dipinti a mano, come già accennato in precendenza, non esistono più. Nel corso degli anni Duemila continuano a farsi strada idee nuove incentrate su collezioni dedicate a singoli temi: motivi ad arabesco, linee concentriche, coralli e pesci, figure geometriche, fasce di colore. Ogni collezione è progettata da famosi designer esterni che collaborano con l’Egizia29 coerentemente con le tendenze ed i modelli del marketing globale. Tutto ciò ha permesso all’azienda di acquisire la giusta visibilità per mantenersi competitiva sui mercati internazionali30. In conclusione il corso evolutivo dello stile artistico dell’Egizia è cambiato con i tempi, con le mode, con gli usi e i costumi di ogni decennio. L’Egizia è sempre stata, infatti, fin dalla sua apertura, una manifattura in continuo divenire, agganciata al mondo31, aperta alle novità e alle sperimentazioni, senza perdere mai di vista il suo carattere di manifattura, espresso, per buona parte della sua storia, dalla tradizionale ed elegante pittura a mano libera. In questa, seppure caratterizzata da un linguaggio stilistico spontaneo e talvolta ingenuo, risiede il valore artistico della decorazione e l’incantevole risultato che ne conseguì (Figg. 242526272829).

  1. S. Ciappi, A. Laghi, M. Mendera, D. Stiaffini, Il vetro in Toscana strutture prodotti immagini (secc. XIII-XX), Poggibonsi 1995, pp. 160, 164, 169. []
  2. La tecnica del “terzo fuoco” consiste nel cuocere l’oggetto due volte, stendervi poi il decoro prescelto e cuocerlo una terza volta ad altissime temperature. []
  3. ” … la vetreria toscana è [stata da sempre] indirizzata verso la realizzazione di prodotti artistici, per la casa, per la tavola, per l’illuminazione, in vetro colorato o in cristallo finemente molato ed inciso”.  Profili storici delle Vetrerie e dei Vetrai Toscani a cura di S. Ciappi,  in S. Ciappi, A. Laghi, M. Mendera, D. Stiaffini, Il vetro in Toscana…, 1995,  p. 160. []
  4. Esempi significativi sono offerti dalla vetreria Nuova CEV di Empoli, dalla Toscanvetro di Vinci, che si distingue per articoli in vetro originali e fantasiosi nelle decorazioni, nonché dalla Rigatti di Montelupo Fiorentino dove si realizzano motivi decorativi ottenuti per sabbiatura, intaglio e lustri di colore rubino e oro zecchino. ibidem []
  5. Tali vetrerie trovano a loro volta confronti con quelle affermatesi nell’aretino negli anni Cinquanta, come ad esempio la vetreria I.V.V. di San Giovanni Val d’Arno, che già dagli agli anni Cinquanta e Sessanta, impiegava vetro colorato e tecniche come l’incamiciatura e la satinatura. []
  6. A Colle di Val d’Elsa si inizia a parlare di vetrerie vere e proprie solo dal 1820, anno in cui viene fondata nella parte bassa della città, nell’ex convento agostiniano, una cristalleria diretta da François Mathis. Tale cristalleria nacque grazie all’investimento di capitali livornesi e pisani, dunque non rappresentò un’industria nata da una spontanea vocazione locale. Quando morì il Mathis, nel 1834, gli subentrò, come direttore,  Giovan Battista Schmit. Agli inizi del Novecento il cristallo realizzato non era quello a cui ci si riferisce oggi. Si trattava, in realtà, di vetro bianco da tavola purificato e abbastanza duro per essere inciso con le tecniche tedesco-boeme introdotte proprio da Giovan Battista Schmid. T. Secchi, Dal vetro al cristallo: il modello di Colle Val d’Elsa, in Le vie del vetro per una storia tra Valdelsa e Valdarno, atti dell’incontro di studio Empoli, 10 maggio 1997, a cura di S. Ciappi, Stefania Viti Pagni, Firenze 1997, pp. 65-72. Sullo stesso argomento vedi anche T. Secchi, L’industria del vetro bianco a Colle Val d’Elsa nella seconda metà dell’Ottocento in “Miscellanea Storica della Valdelsa”, CVI, 1-2, Firenze 2000, pp. 113-132. []
  7. Fra i vari artigiani colligiani del vetro, merita citare fra tutti Boreno Cigni, uno degli ultimi veri incisori di cristallo di Colle di Val d’Elsa. Nel suo laboratorio, dove l’artista usa macchinari antichi ma ancora validi per seguire la tradizione esecutiva, egli utilizza un procedimento effettuato con mole di rame bagnate con “smeriglio” immerso nell’olio. I motivi decorativi usati dall’artista sono spesso fantasie floreali e temi classici  realizzati sia su commissione che di propria iniziativa. S. Ciappi, A. Laghi, M. Mendera, D. Stiaffini, Il vetro in Toscana…, Poggibonsi 1995, pp. 169-172. []
  8. La ditta S.A.C.E. era nata nel periodo fra le due guerre. Durante la seconda guerra mondiale fu bombardata e vi morirono molte persone. Risorta dopo guerra, negli anni Settanta purtroppo fallì. Proprio dalle produzioni di decorazione a freddo di questa vetreria ai soci dell’Egizia scaturì l’idea di creare decorazioni su vetro, ma a caldo, cuocendo l’oggetto in forno. []
  9. Il museo aziendale era composto da due stanze.Nella prima era presente rispettivamente, sulla parete destra, una serie di foto d’epoca dell’azienda, mentre sulla parete sinistra erano collocati diversi antichi telai di legno, con relativa mascherina in seta, che illustravano le varie tipologie di decoro utilizzate negli anni. Sul lato d’ingresso c’era un grande scaffale pieno di numerosi altri telai in legno, vecchi vasetti di colore, pennelli e strumenti. Nella medesima stanza, di fronte all’ingresso, si trovava una vetrinetta contenente le targhe acquisite dall’Egizia per le sue partecipazioni al MACEF e la targa Premio Città di Poggibonsi. La seconda stanza era la sala espositiva vera e propria. Questa aveva la forma di un pentagono ai cui lati si articolavano, partendo da sinistra, sei sezioni, ognuna delle quali introdotta da un pannello illustrativo: gli oggetti del 1949 e dei primi anni Cinquanta; le collezioni degli anni Cinquanta; i vetri da tavola degli anni Sessanta; i prodotti degli anni Settanta; i progetti ed i prototipi degli anni Settanta; i decori sobri ed astratti degli anni Ottanta. Le sezioni consistevano in sei espositori a giorno che recavano stampate, sullo sfondo, immagini tipiche dell’epoca a cui risalivano i pezzi esposti. I vetri decorati degli anni Novanta si trovavano infine in una intercapedine fra la prima e la seconda stanza. Oggi il museo è stato completamente smantellato e riadattato ad outlet. []
  10. Tale tecnica, come testimonia Fiora Casamonti Merli, negli anni Cinquanta era definita crystallize. Il termine inglese significa letteralmente rivestire di cristalli una superficie, come con una spolverata di zucchero. In tedesco lo stesso termine, kristalleis, assume il significato di “ghiaccio”. Non a caso i colori per tale tecnica, nei documenti d’archivio dell’Egizia, sono sempre indicati come colori ghiacciati. []
  11. La decorazione in serigrafia di un oggetto Egizia procede come segue. Prima di tutto il motivo decorativo viene  progettato dai designer che eseguono un’attenta ricerca storico-artistica per ideare una nuova linea. Quindi i decori progettati devono essere scomposti, con la massima precisione, in una serie di disegni, uno per ciascun colore, che vengono trasferiti su pellicola trasparente e ingranditi o riprodotti fotograficamente secondo necessità. Sovrapponendo poi le singole pellicole si otterrà il decoro integrale, in cui margini, contorni e colori dovranno collimare esattamente. A questo punto con ogni pellicola viene approntato il cliché, cioè la matrice per la stampa. Occorrono tanti cliché quanti sono i colori del decoro e tante serie quante sono le forme degli oggetti da stampare. Quando la matrice o le matrici sono ultimate, si passa alla fase della preparazione della serigrafia sui telai. Sul telaio si montano delle sete particolari che variano in base al numero dei fili. In seguito il telaio viene ricoperto con una gelatina fotosensibile e con la pellicola disegnata che funziona da lastra di incisione. Attraverso un torchio aspirante si crea un sottovuoto tra telaio e matrice. Questa struttura sottovuoto viene esposta ad una potentissima lampada alogena puntiforme che cuoce la gelatina la quale, a sua volta, impressiona la matrice. In seguito la seta con la matrice ancora attaccata, viene sciacquata; quindi si stacca la matrice contenente il disegno originale che, sulla seta, ha lasciato il suo negativo come una mascherina. Si passa, successivamente, alla fase della scelta del vetro su cui stampare. Questa fase avviene nel magazzino delle materie prime. Da qui gli oggetti selezionati approdano, insieme ai telai pronti, alle macchinette serigrafiche. Il telaio è posto sopra la macchinetta serigrafica, mentre l’oggetto da serigrafare, con smalti, oro o argento, è collocato sotto al telaio. L’operatore addetto alla serigrafia, con una spatola, stende sul telaio il colore che, attraverso la mascherina, si deposita sull’oggetto sottostante fatto ruotare, su una sorta di tornio, da un pedale azionato dallo stesso operatore. Si tratta di una stampa manuale in quanto realizzata passaggio dopo passaggio con l’ausilio di una macchinetta da regolare e registrare di volta in volta. La complessità della lavorazione sta nel far coincidere fra loro tutti i vari passaggi di stampa previsti dal decoro, evitando la sbavatura o la sgradevole sovrapposizione di più colori. Una volta terminato questo processo, l’oggetto è pronto per la cottura definitiva. []
  12. E’ interessante rilevare che Simonetta Maltinti aveva buona mano nel disegno e nelle decorazioni per retaggio familiare. Apparteneva, infatti, ad una famiglia poggibonsese ben nota a livello locale e anche  nazionale per aver dato i natali non solo a Gaetano Pieraccini, ma anche alle pittrici Leonetta Cecchi Pieraccini, prozia di Simonetta, nonché a Marta Pieraccini Bozzolini. Da quest’ultima che era la sua zia materna, Simonetta aveva ricevuto gli insegnamenti pittorici. Sulle due pittrici vedi P. P. Pancotto, Leonetta Cecchi Pieraccini 1882-1977, Roma 1999; S. Francolini, Marta Pieraccini Bozzolini, Firenze- Poggibonsi 2000. []
  13. Negli scaffali nella stanza delle designer aziendali, Stefania Lambardi e Sabrina Capelli. []
  14. Come testimoniano Fiora Casamonti Merli e Paolo Smorti, altri filettatori storici erano Anna Casamonti, Bruna Bartalucci, Simonetta Maltinti, Loretta Lari, Mario Moni, Ivo Ceccherini, Piergiorgio (di cui non mi è stato fornito il cognome) e Carmela Sedoni. Per le due interviste M. N. Giorli, I vetri decorati della manifattura Egizia di Poggibonsi (1949-2012), tesi di laurea magistrale discussa nell’ A. A 2011/2012  presso l’Università degli Studi di Firenze, pp.  CL-CLII; CLIV. []
  15. Egli era stato assunto a ventitré anni e fu subito immesso, dai titolari dell’Egizia, in questo ruolo impegnativo, grazie all’esperienza acquisita, a sua volta, come capo decoratore presso la stessa ceramica di Colle di Val d’Elsa. Con il tempo Merli maturò ed espresse notevoli doti professionali, assumendo anche incarichi di programmazione aziendale e di responsabilità negli approvvigionamenti di materie prime necessarie alla lavorazione. []
  16. M. N. Giorli, Oltre l’azzurro delle colline. Guida alla lettura delle opere di Mario Merli. Mostra retrospettiva. Misericordia di Poggibonsi, 19 dicembre 2010-16 gennaio 2011, Poggibonsi 2010, p. 19. []
  17. Nella scatola d’archivio aziendale numerata 9. []
  18. A. Lemière, Arte giapponese da Sesshu all’Ukiyo-è, Milano 1958; A. Lemière, Arte giapponese: l’arte religiosa, Milano 1958. []
  19. M. N. Giorli, Oltre l’azzurro delle colline…, 2010, pp. 19-22. []
  20. Qui si producevano maniglioni da porte e da armadi a forma di mini-pannelli decorati con vari repertori comprendenti anche maschere di carnevale, personaggi della Commedia dell’Arte, soggetti orientali, sport e mestieri. []
  21. Oltre l’azzurro delle colline, mostra retrospettiva di Mario Merli, a cura di M. N. Giorli, Poggibonsi 2010, p. VII dall’inizio. []
  22. Come mi ha testimoniato l’attuale designer dell’Egizia, Stefania Lambardi, le tecniche per la stesura dell’argento usate dall’Egizia sono diverse e denominate a seconda del metodo adoperato: “argento satinato”; “argento lucido”; “argento a spessore”, sistema che utilizza un telaio con una seta più spessa; “argento martellato”, tecnica per cui l’oggetto prima è trattato a graniglia trasparente, poi viene cotto ed infine stampato con l’argento in serigrafia; “argento a texture“, metodo per cui viene stampato in serigrafia il disegno di una texture sul quale, poi, viene steso l’argento. Se l’oggetto richiede che all’argento siano integrati colori, sono necessarie due cotture dell’oggetto stesso. Dopo che quest’ultimo è uscito dal forno, l’argento presenta sempre una patina bianca. Per toglierla si ricorre alla macchina lucidatrice che effettua una grattabugiatura (lucidatura) sull’oggetto. []
  23. P. Prada, W. Ricciuti, La decorazione del vetro, Milano 1994, pp. 23-26. []
  24. Se la decorazione comprende anche l’impiego di oro e di argento occorrono due cotture, la prima per i colori, la seconda per l’argento o l’oro. Oro e argento, infatti, hanno specifici punti di cottura: l’argento a 500 °C, mentre l’oro a 580 °C. Come testimonia l’amministratore delegato Paolo Smorti, l’uso dell’argento fu introdotto all’Egizia nel 1987, ma solo dal 1999 l’argento è senza piombo e senza cadmio. []
  25. Il testo manoscritto, chiamato familiarmente dall’autore Libro dei colori, è costituito da una raccolta di undici fascicoli non rilegati fra sé, ognuno dei quali intitolato e comprendente serie irregolari di fogli formato A3 ripiegati a metà. Ai fascicoli corrispondono i seguenti titoli: Miscele colore verde; Miscele colore senape; Miscele colori grigio; Miscele colori viola; Miscele colori bianco e rosa; Miscele colori marrone; Miscele colori celeste; Miscele colori blu; Miscele colore rosso; Miscele colori arancio e ocra; Miscele colore giallo. []
  26. Sito ufficiale dell’Egizia: http://www.egizia.it/egizia/stor/index.htm. []
  27. «[...] un itinerario culturale che affonda le sue radici nei segni degli artigiani tessitori di Kilim, fino ad arrivare al raffinato ricamo cashmire di Antoine Berrus, che passa attraverso la secessione Viennese di Klimt e Moser, che si ispira ai decori architettonici di Mackintosh, di Gaudì e di Wright e che rivisita in chiave contemporanea il fantastico mondo del Medioevo. Un omaggio, quello di Egizia, che valorizza e arricchisce gli oggetti in vetro soffiato di una misurata, ma preziosa valenza grafica». Sito ufficiale dell’Egizia: http://www.egizia.it/egizia/stor/index.htm. []
  28. M. N. Giorli, I vetri decorati…, tesi di laurea magistrale discussa nell’A. A 2011/2012,  pp. CXLVII-CXLIX. []
  29. Oggi le designer fisse dell’azienda sono Stefania Lambardi e Sabrina Capelli, sebbene l’Egizia, a partire dalla metà degli anni Novanta ad oggi, abbia iniziato ad avvalersi anche del contributo di importanti e famosi designer e gruppi di progettatori esterni come lo Studio Sottsass Associati, Karim Rashid, Paola Navone, Simonetta Doni, Flavia Alves De Souza, Carlo Ninchi, Vittorio Locatelli ed altri. Il tutto sotto la direzione artistica di Puccio Duni.  Questi artisti di fama internazionale hanno lanciato decorazioni nuove, moderne ed astratte per gli oggetti in vetro Egizia. Tali nuove produzioni rappresentano un significativo e indispensabile slancio, grazie al quale l’azienda ha saputo adeguarsi ai tempi e proporre moderni oggetti adatti ai nuovi mercati italiani e mondiali. Oggi l’Egizia esporta il 75% dei suoi prodotti su mercati esteri, soprattutto in Oriente, e il suo punto forte risiede, come sostiene il direttore artistico, Puccio Duni, nel creare collezioni su commissione studiate appositamente per singoli clienti. []
  30. «[...] Arrivati ad un certo punto si rese necessario il salto, cioè passare dal recupero dei decori esistenti a qualcosa fatto apposta per l’Egizia. Allora bisognava trovare i designer che potevano essere consoni ad un tipo di decorazione contemporanea che ci facesse emergere sul mercato. La prima scelta importante fu Sottsass Associati con cui facemmo una operazione molto vasta che si chiamava “Cavucci” che è un catalogo di cui ci sono ancora diversi prodotti in corso di produzione. Questa fu una operazione di grande successo tanto che la Rosenthal acquistò i diritti di diffusione su tutto il mondo escludendo l’Italia di cui si occupava sempre l’Egizia. Questo fu un successo planetario, non succedeva molto presso che Rosenthal prendesse una collezione e si incaricasse di diffonderla nel mondo [...] si è verificato il salto di qualità avvenuto grazie a quei designer che noi sentivamo vicini alla nostra filosofia, alcuni più tranquilli come Paola Navone, altri più estrosi come Karim Rashid». Intervista a Puccio Duni, direttore artistico dell’Egizia in M. N. Giorli, I vetri decorati…, tesi di laurea discussa nell’ A. A 2011/2012,  pp. CXLVII-CXLIX. []
  31. E’singolare rilevare l’impiego di prodotti Egizia, relativi specialmente alle prime collezioni, anche nelle ambientazioni cinematografiche e televisive italiane e internazionali. Tra i film in cui si vedono vetri decorati Egizia merita citare Gente comune diretto da Robert Redford nel 1980 e, più recentemente, L’amore ritrovato diretto da Carlo Mazzacurati nel 2004. Fra i serial televisivi si possono annoverare La signora in giallo e Capri. Oggetti Egizia sono apparsi anche nel programma A tavola alle 7 trasmesso dalla RAI nel 1976. []