Simona Sperindei

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Gabriello Riccardi committente di oreficeria ed arti decorative nell’Urbe seicentesca: manifatture, artigiani ed artisti

DOI: 10.7431/RIV07052013

Il marchese Gabriello Riccardi (1606-1675) divenne tra i più celebri esponenti di questa ricca casata, nota nell’ambiente fiorentino sin dalla seconda metà del XIV secolo, per aver progressivamente rafforzato il proprio prestigio presso la nobiltà cittadina1. Forte della solidità economica raggiunta dalla famiglia, destinata a perdere una sua tradizione mercantile per assumere tutte le caratteristiche proprie della nobiltà, Gabriello intraprese la carriera diplomatica presso la corte granducale ed ottenere i primi incarichi: nel 1628 era al seguito del Granduca Ferdinando II in un viaggio in Germania e un decennio dopo ebbe l’opportunità di distinguersi nella carriera diplomatica divenendo ambasciatore residente in Spagna2.

Durante il soggiorno spagnolo Gabriello investì ingenti somme per sostenere il costo del numeroso personale di servitù al suo seguito, lamentando prezzi eccessivi che: «ogni cosa val tre volte più ch’in Italia»; tali spese erano tuttavia necessarie per vantare il proprio sfarzo dinanzi agli occhi del Granduca, che tuttavia gli versava solo un terzo delle uscite annuali, come lo stesso Gabriello ricordava in una lettera indirizzata al fratello Cosimo: «sono in ballo, e bisogna che finisca in qualsivoglia maniera».

Nel 1645 il Riccardi ottenne l’ambita carica di ambasciatore residente a Roma e prese alloggio in palazzo Firenze in Campo Marzio (Fig. 1), una residenza destinata ai rappresentanti del Granduca  che nel corso degli anni era andata decadendo rispetto ad altre proprietà più prestigiose in uso ai rappresentanti della famiglia granducale, come la villa a Trinità dei Monti o palazzo Madama3.

La dimora venne allestita dal maestro di casa, il sacerdote Vincenzo Langieri, che si dedicò sia ad arredarla, contattando personalmente gli artisti e gli artigiani accreditati presso la corte medicea romana, sia ad utilizzare alcune masserizie provenienti da Firenze4. Gli appartamenti, quindi, vennero arricchiti di nuovi oggetti acquistati sul mercato artistico romano nel corso del lungo soggiorno, conclusosi solo nel 1658, e numerosi furono gli artisti impiegati per volontà del Riccardi: dai falegnami Vincenzo Bandini, Lorenzo Gamberi, Carlo Restelli, Lorenzo Maffi, all’intagliatore Facondo Macci con la bottega presso la chiesa di San Biagio “delli pettini”, ai “banderari” Ippolito ed Alessandro Rossi che pararono la cappella del palazzo5, assieme al ricamatore Luigi Vodrè, rinomato artigiano iscritto ai Virtuosi al Pantheon e all’Accademia di San Luca6, che venne impiegato per ordine dell’ambasciatore e di sua moglie Francesca Calderini Pecori nella realizzazione di pianete e paliotti.

Tra i mercanti al servizio dell’ambasciatore si registrarono i nomi di Giovan Battista e Andrea Negroni, del rivenditore di seta Giacomo Folino e quello di stoffe Stefano del Grillo7. Nelle liste di spese approntate vennero annotate le ricevute di pagamento per l’ebanista Jacopo Hermans8 e Domenico Benedetti dediti all’esecuzione di alcuni reliquiari, e quelli degli indoratori Giacomo Cappelli e Gasparo Fumagalli, artista quest’ultimo che nell’anno 1630 aveva risieduto proprio in palazzo Firenze e successivamente sarebbe stato impiegato anche nel cantiere mediceo di palazzo Madama9.

Tra gli incarichi che il Riccardi, promosse assieme alla moglie Francesca, si evincono numerose commissioni finalizzate a consolidarne la progressiva ascesa nella società al fine di assicurarsi una sfolgorante carriera politica.

Dallo spoglio delle ricevute è emersa una selezione di artisti ed artigiani che si distinsero per la loro abilità e competenza come il torinese Francesco Garretti [Gurreto o Garreto] (1627-1655), maestro incisore di sigilli e argentiere, che dal 1652 si prodigò nel restauro di alcuni suoi oggetti d’argento. Rinomato nella sua professione l’argentiere, che nel luglio del 1644 svolgeva la sua attività in via dei Coronari, aveva già destinato un suo servizio di piatti in argento al vescovo Carlo Carafa10.

Tra le altre spese attestate dall’ambasciatore nel 1651 si rilevava un pagamento corrisposto al coronaro, argentiere e “quadraro” Giuseppe Costantini (1653-1661), per l’acquisto di diversi quadri rivestiti d’oro e d’argento, in foggia di porta reliquari arricchiti con pietre preziose, riservati all’ambasciatrice. Deliziose opere di raffinata fattura richieste all’artista anche da monsignor Volumnio Bandinelli a cui nel 1658 destinò un quadretto di rame ovato raffigurante lo Sposalizio di Santa Caterina e un ornamento con pittura della Visitazione di Santa Elisabetta11.

Queste preziose manifatture erano tra le predilette dalla marchesa così come dimostrano i reliquiari che l’anno seguente mandò in dono a Virginia Rinuccini, Orazio Caccini ed alcune religiose nella città di Firenze12. La forte passione per gli oggetti religiosi devozionali e per la pittura spinsero la nobildonna ad avvalersi anche dell’opera del maestro argentiere Domenico Rinaldi (1653-1679), che nel 1645 gli fornì una Madonna del Carmine, e un San Domenico guarniti da una “cornice mezza greca”13. Esecuzioni che non sfuggirono all’interesse di un grande collezionista come il cardinale Giacomo Filippo Nini a cui il Rinaldi nel 1666 avrebbe fornito due quadri “ottangoli”, con cornice d’ebano guarniti di rame dorato e argento, raffiguranti un’Adorazione dei Magi e una Natività, oltre ad alcune croci e gioie14.

La consapevolezza del ruolo rivestito anche dall’ambasciatrice si intuisce dall’acquisto di gioielli di gusto francese che gli venivano forniti dal fiammingo Nicolas Martini15 e dall’orefice Ippolito Ricordati16.

Tra i pagamenti del Riccardi per l’acquisto di altri dipinti in rame appaiono i nomi di Piero Navarra coronaro, pagato per quattro quadretti con cornice dorate, e Leonardo Mannelli rimborsato per un San Benedetto e San Giovanni Gualberto17. Essenziali a tal proposito si sono dimostrate le registrazioni dei pagamenti effettuati per quattro quadri di Paesi «con loro cornice tocche d’oro», a favore del pittore Giovanni Nasalotto18, residente con la sua numerosa famiglia sin dal 1643 non lontano da palazzo Madama. L’artista era stato apprezzato dai collezionisti romani, in particolare dalla famiglia de Naro a cui aveva fornito ben quarantatre dipinti raffiguranti scene di Paesi, Nature morte e Burrasche di mare19.

Quanto all’impresa diplomatica affidata all’ambasciatore questa si svolse con risoluta abilità nell’attenta amministrazione degli affari di corte e nell’impegno di tutelare gli interessi dei Principi toscani in cui dimostrò la propria autorevolezza e l’alta dignità nel rappresentarli. Tra gli interventi più significativi, ascrivibili alla figura di Gabriello si evidenzia l’incarico affidato nel 1653 al pittore Giovanni Francesco Grimaldi (1606-1680)20, detto il Bolognese, per la decorazione della sala d’angolo a pian terreno di palazzo Firenze21, in cui avrebbe desiderato farvi piacevolmente soggiornare la moglie sofferente di una grave affezione di salute22. Un ambiente impreziosito da una finta loggia rivolta verso il giardino segreto, ornato da una fontana e due tele raffiguranti paesaggi del pittore Monsù Sciaman, per cui complessivamente investì oltre cinquantaquattro scudi23.

Quanto agli incarichi del marchese nell’Urbe questi prevedevano congiuntamente allo svolgimento della propria attività politica presso la corte papale, anche l’attivo interessamento ai cantieri architettonici di casa Medici, dovendo garantire un’attenta supervisione dei lavori a palazzo Madama, con specifiche relazioni circa gli interventi che si andavano realizzando nella dimora destinata ad ospitare il cardinale Carlo de’ Medici24.

Nella primavera del 1645, poco dopo il suo arrivo, il Riccardi apparve subito affaccendato nella gestione delle spese relative all’edificio e l’anno seguente si dedicò a risolvere un contenzioso con alcuni negozianti che avevano la loro attività di fronte al palazzo25, e prodigandosi con grande abilità diplomatica al fine di ottenere, per l’ampliamento di palazzo Madama, una casetta nei pressi di San Luigi dei Francesi.

Tra i compiti assunti con l’incarico diplomatico il Riccardi svolse i suoi servigi secondo le indicazioni specificate dalla corte granducale, prodigandosi anche nel sostenere la canonizzazione della beata Margherita da Cortona e nell’ottenere privilegi per le chiese fiorentine, in particolar modo un’indulgenza per la cappella di palazzo Pitti26.

Nel corso del 1648 suo malgrado il marchese si trovò coinvolto in una disputa, per l’acquisto di alcuni quadri, sorta tra alcuni suoi sottoposti che si concluse solo con un procedimento giudiziario. Nell’estate di due anni prima, infatti, Pietro e Michele Belloni, entrambi impiegati e residenti in palazzo Firenze, avevano intrapresero una trattativa con Raffaele Gelomia, il maestro di camera dell’ambasciatore, e il pittore Pier Francesco de Rossi, che allora aveva la sua bottega sotto palazzo Patrizi. Dell’artista ammesso al sodalizio dei Virtuosi al Pantheon a tutt’oggi si conosceva solo l’esecuzione di un ritratto di Paolo III27, mentre le recenti notizie rinvenute hanno attestato come nel 1646 il pittore risiedesse nella parrocchia di San Luigi dei Francesi dopo essersi trasferito da una vicina abitazione, posta nei pressi della chiesa di Santa Chiara, in cui  aveva vissuto e lavorato con un giovane apprendista di nome Baldassarre Castelli28.

I Belloni e il Rossi si contesero sette dipinti (tre Madonne, due Vasi di fiori, un’allegoria della Purezza e l’immagine di un San Bernardino), che il pittore aveva dato in pegno ai Belloni e per cui  pretendeva un compenso di 37 scudi, mentre da parte sua Pietro Belloni dichiarava di essere a credito con l’artista di ben 12 scudi per alcuni barili di vino che gli aveva già fornito. Nel tentativo di rientrare del denaro il Belloni, nel frattempo, li aveva proposti in vendita al Gelomia che li rifiutò dopo averli fatti stimare ad alcuni pittori che li giudicavano troppo costosi mentre frattanto venivano reclamati anche dal pittore, così le tele rimasero sotto la tutela dell’ambasciatore in attesa di essere riscattate nell’alloggio di Michele Belloni.

Nell’estate del 1649 Gabriello si incaricò di seguire i nuovi lavori per migliorare il palazzo di piazza Madama, in attesa dell’arrivo del: «Ser.mo Nostro Padrone sarebbe stato qua molto presto, ho fatto finir d’accomodare l’appartamento di piazza Madama, et ogni volta, che S.E.ma venga sarà servita. Se gli sono parati al piano nobile otto stanze assai honorevolmente e drizzati insino a 38 letti per la sua famiglia con ogni altra commodità necessaria»29. Quanto alla disposizione e alla gestione degli alloggi medicei a Roma in una lettera del 1650 il Riccardi manifestava a Giovan Carlo de’ Medici l’orgoglio e la responsabilità di cui si sentiva rivestito: «Penso che sia bene ch’io dica a V.E. un discorso, che feci al signor marchese Gerini quando passò di qua, intorno al venire lor Serenissimi Principi cardinali a Roma, che pure una volta ha seguire e dove le potessero andare ad abitare subito e all’improvviso. Sono tre i palazzi che le ci hanno: Piazza Madama, ch’è voto et è impossibile accomodarlo senza robe che le mandino di costà; la Trinità dei Monti e questa si può agiustare come si fece quando vennero i Serenissimi Principi, ma se il caso venisse d’inverno è impossibile che le vi potessero stare, né la gente venir a riverirle e ci è questo dal quale io potrei uscire e ristringermi su di sopra in una stanza e lassarli il rimanente […] Di V.E. umilissimo e devotissimo servitore obbligatissimo Gabriele Riccardi Di Roma li 10 settembre 1650»30.

Gli interessi di Gabriello i quali inevitabilmente rispecchiavano i desideri stessi del Granduca, lo portarono a riferire sull’attività di Pietro da Cortona (1596-1666), allora impiegato nella decorazione della galleria del palazzo Pamphilj in piazza Navona. Il Riccardi relazionando sullo stato di salute del pittore afflitto dalla gotta e sulla lentezza con cui svolgeva i lavori, presupponeva che le malattie del Cortona non fossero altro che espedienti per portare avanti più impieghi contemporaneamente, e relazionava sulla sua attività come ricordava il 27 maggio 1651: «Mercoledì vigilia di San Filippo Neri alla Chiesa Nuova si discoperse la cupola dipinta dal nostro celebre pittore Pietro da Cortona, opera degna di lui, concorrendovi tutta Roma, a rimirarla, con sua gran lode, e con applauso universale»31. E il seguente agosto soffocava le fervide velleità del cardinale de’ Medici rivelando che: «Intorno al far adesso dipingere in piazza Madama da Pietro da Cortona, lo tengo per impossibile, non solo perch’egli è occupato nella Chiesa Nuova, ma anco perché piazza Madama è ingombrata per l’alloggio del signor Cardinal Trivulzio»32. L’intento di sollecitare Pietro da Cortona di far ritorno a Firenze per eseguire gli ordini della corte medicea non riuscì, sebbene fin dal 1653 l’ambasciatore si era recato più volte personalmente a fargli visita, al fine di rendersi conto della sua salute33. Il Cortona godeva di scarsa considerazione agli occhi del Riccardi come rimarcavano i suoi pungenti commenti34, mentre apprezzava la frequentazione di Gian Lorenzo Bernini con cui si intrattenne nel Natale del 165635.

L’anno seguente il marchese espresse il desiderio di migliorare la residenza in Campo Marzio rilevando come: «in questa casa è a terreno una loggia la quale è aperta dalla parte di tramontana, e come piove con vento mette grandissima acqua in casa rischio anche di far danno alle muraglie, se la casa fusse mia la serrerei di muri con farei due finestre, e la spesa sarebbe di sessanta, o 70 scudi. Et io lo porto alla notizia di V.S. Ill.ma per servizio della casa, e di quello, che dovrà essere successore piu che mio sperando nella benignità del Ser.mo Padrone, che non vorrà che io faccia piu estate in questo paese»36, ma il 5 luglio del 1658 ripartiva alla volta di Firenze affidando la vendita di alcuni arredi del palazzo romano a Monanno Monanni. Fidato collaboratore il Monanni venne incaricato non solo di vendere alcuni argenti, parte dei parati e del mobilio, tra i quali la splendida stanza dell’Udienza, ma anche dell’acquisto di alcuni arazzi destinati alla dimora fiorentina37.

Gabriello morì a Firenze il 30 novembre del 1675 istituendo suo erede universale il nipote Francesco che entrò in possesso di un notevole patrimonio38. Nel corso dei tredici anni trascorsi nell’Urbe il Riccardi, non solo si assunse l’incarico di salvaguardare, ampliare ed abbellire le residenze medicee, ma prendendo dimora d’ufficio nel palazzo del Granduca in Campo Marzio dimostrò il suo magnanimo spirito di mecenate, promuovendovi dei miglioramenti architettonici, artistici e premurandosi di impiegarvi alcune figure che si distinsero nel panorama romano per le loro alte qualità di artigiani. 

LEGENDA

ASFi: Archivio di Stato di Firenze

ASVR: Archivio Storico del Vicariato di Roma

APPENDICE DOCUMENTARIA

I. Archivio di Stato di Firenze, Riccardi 300

A spese diverse pagate com’appresso

[c. 2r] Anno 1645 – A di 19 luglio per seta bertina mandata nella d.a cassetta a ser. 7 ½; A di 20 agosto a 8 facchini per portar robe da Ripa a Campo Marzio 2.40; A detto per rinfrescamento di detti 40; d.o per colazione di 2 falegnami e feraro per rimettere insieme 3 carrozze 67 ½; Mancia a soldati della torretta 80; Colazione cocchieri di casa .80; A di 5 settembre per bagnatura di 2 pezze di panno venuto di Firenze 1.70; A di 15 detto per guardia della dogana d’una cassetta di rasi colorati 12 1=2; A di 9 ottobre alla dogana di Ripa per gabella del 4 passato di 20 vacchette e biancheria 17.20; per metà della gabella di Fiumicino 1.12 ½; per guardia di tutto il carico 1.20

A di 4 novembre per far aprire i colli di drapperie 20; A di 19 maggio 1644  per un libro di carta di mandati col S.r Nerli 40; A di 4 giugno per porto d’argenti 10; A di detto per tela sangallo, e canavaccio per coprire una sedia mandata a Firenze 45

[c. 3r] A di 13 giugno 1645 per un libro di carta reale per notare il dare e l’havere de mercanti 20; A di 18 luglio per una lisma di carta s. 1; A di 26 detto a Lodovico Coscio ebanista per haver rinettato 6 buffetti ric. n. 7 s.  4.80; A di 1 settembre per diversi disegni di vasi 1.20; A di 3 febbraio tante per una custodia d’orologio 1.80

[c. 6r] A di 30 gennaro 1645 a Piero Navarra coronaro per 4 quadretti di rame con cornice dorate come per ricevuta in filza an. 30 s. 5; A di 3 settembre per un campanello d’ottone  0.40

[c. 8r] A masserizie: A di 30 agosto 1642 a Luigi Vodre ricamatore a buon conto s. 40; [c. 8v]; A di 4 settembre a Giuseppe de Acutis per 6 sedie di velluto chermisi con oro s. 210; A di 3 ottobre a Luigi Vodre ricevuti a buon conto s. 30; A di 18 detto a Luigi Vodre ricamatore a buon conto s. 30; A di 15 novembre  a Luigi Vodre ricamatore a buon conto s. 20; A di 25 febbraio a Luigi Vodre ricamatore per resto come per conto in filza s. 62.95; A di 12 marzo Giovan Battista e Andrea Negroni 41.30; A di 27 detto a Luigi Vodre ricamatore a conto del baldacchino di panno s. 40; A di 20 maggio a Jacopo Folino per resto di sete e altro come per conto s. 47.90; A di 19 dicembre  a Luigi Vodre ricamatore a buon conto s. 30; A di 11 giugno a Joseppe de Vecchi a buon conto s. 10; A di 15 dicembre a m.ro Antonio Lusoni a  buon conto s. 20; A di 6 detto a Luigi Vodre ricamatore a buon conto s. 30; A di 25 detto a Vincenzo Bandini e Lorenzo Gambero falegnami a buon conto 20; A di 1 luglio a Jacopo Folina e setaroli per resto d’un conto in fil an. 36 s.  35.80; A di 13 detto a detto Folina a buon conto s. 50; A di 15 detto a Lorenzo Maffi a buon conto s. 50; A di 16 detto a m.ro Giovanni Pattoni a buon conto s. 30; A di 18 detto a Ippolito e Alessandro Rossi banderari a buon conto s. 30

[c. 9r] A di 23 luglio 1644 a Giuseppe Fiocchini a buon conto s. 50; A di 28 detto a Vincenzo Bernardino e Lorenzo Gambero a buon conto s. 30; A di 29 detto a Antonio Lusoni a buon conto s. 20; A di 8 agosto a Stefano del Grillo a conto di tele sangalle  s. 200; A di 12 detto a Stefano del Grillo a conto di tele sangalle  s. 91; A di detto a Stefano del Grillo per resto s. 296 di tele sangalle come per ric. in filza ann. 38 s. 96; A di detto a Girolamo Sacrati e Giovan Battista Angelini trinaroli s. 20; A di 17 detto a Carlo e Jacomo Pulica a buon conto s.  40; A di 5 ottobre a Giuseppe Costantini calderaro come per ricevuta s. 20; A di 2 ottobre a Luigi Vodre come per ricevuta s. 30; A di 26 detto a Jacomo Folino e setaroli a buon conto s. 50; A di 5 novembre a Alessandro Rossi banderaio come per ricevuta s. 30; A di 7 detto Gaspero Costantini calderario a buon conto s. 15

[c. 9v] A di 19 novembre 1644 a Jacomo Ubertini come per ricevuta s. 30; A di 8 detto a Vincenzo Bandini e Lorenzo Gambero falegnami a buon conto s. 30; A di detto a Ippolito e Alessandro banderari a buon conto s. 20; A di detto a Luigi Vodre ricamatore a buon conto s. 20; A di 22 detto a Jacomo Folino e setaroli a buon conto s. 100; A di 2 dicembre a Stefano del Grillo per pezze 20 di tele sangalle ric. an. 42 s. 62; A di 14 detto a Antonio Lussoni come per ricevuta s. 50; A di 20 detto Antonio del Griffo come per ricevuta s. 35; A di 23 detto a Ipolito e Alessandro Rossi banderari a buon conto s.  40; A di 18 gennaio 1645 a Luigi Vodre ricamatore a buon conto s. 30; A di 26 a Benedetto del Monte ebreo a conto di robe comperate da lui s. 40; A di 9 febbraio a Luigi Vodre ricamatore per resto d’un conto s. 61.90

[c. 10] A di 14 febbraio a Jacomo Vaselli rigattiere per 12 coperte da letto s. 39; A Jacopo Costantino calderario per resto d’un conto s. 6; A Vincenzo Bardini e Lorenzo Gambero falegnami per resto e saldo d’un conto s. 167.80; A di 17 detto Ipolito Rossi e calderari per resto d’un conto s. 154; A 20 detto a Antonio Caiffa per resto e saldo d’un conto s. 17.20; A di detto a Bartolomeo e Giovan Battista Boli per resto e saldo d’un conto s. 114, A di 25 detto a Francesco Salvioni calderaro per saldo d’un conto s. 151

[c. 12r] A di 18 gennaro 1645 a Gasparo Fumagallo doratore per saldo d’un conto in filza an. 71 s. 45

[c. 17r]  23 maggio 1645 – A di 23 marzo a Stefano del Grillo per n. 20 pezze tele rosse per paramento s. 61; A di 24 detto a Girolamo Bertolotti n. 4 canestri coperti di corame per portar robe s. 14; A di 25 detto a Benedetto del Monte ebreo per una sedia portatile di vello nero s. 35

[c. 17v] A di 20 maggio a Ambrogio Basino per un zamp.ro di velo strapunt.o di seta  s. 70; A di 21 detto a m.ro Alberto del Diamante falegname una lettiera di noce con colonne e vasi intagliati s. 14

[c. 18v] A di 26 aprile per tutte s. 21.6 d’argento lavorato in n. 2 giunziere e n 2 vasi da acque odorifere vend.e a taglietti  s. 225.75

[c. 26v] Spese diverse: a di 15 luglio 1645 – A Domenico Rinaldi per una cornice mezza greca guarnita a un quadro con un Madonna del Carmine, e un S. Domenico per servizio della Signora s. 3.50; A di 20 a Marco Neri per medaglie d’argento e d’ottone per la Signora ambasciatrice s. 4; A di 27 al Sig. Leonardo Mannelli per un S. Benedetto e S. Giovanni Gualberto dipinto in rame per la Signora s. 4.10

[c. 27r] A di 8 detto [luglio] a Ippolito Ricordati orefice per un paro di fibbie d’oro smaltato per un officiolo di S. E. s. 12; A di 19 agosto a Domenico Rainaldi per cornice d’ebbano guarnita d’argento con attaccaglia di rame dorato s. 7

[c. 31v] A di 6 luglio 1645 a Stefano del Grillo fondaco per n. 42 pezze di tele sangallo turchine e rosse per fodere di paramenti e portiera e tende per la Loggia del Giardino s. 116.55

[c. 32r] A di 25 agosto 1646 a Giovanni Nasalotto per n. 4 quadri di Paesi con loro cornice tocche d’oro a s. 11.20

[c. 74r] A di 14 giugno 1649 a Jacopo Ermann ebanista per prezzo di due reliquari d’ebano a sepoltura s. 10

[c. 74v] A di 12 agosto 1649 a Domenico Benedetti per prezzo di 2 reliquiarini d’ebano in ottangolo con suo piede s. 16.30; A di 29 ottobre a Jacomo Ermann ebanista per prezzo di due reliquari d’ebano s. 24

[c. 75r] A di 23 dicembre 1649 a Domenico Benedetti per haver guarniti d’argento 2 reliquiari d’ebano a sepoltura s. 17.70

[c. 75v] A di 7 gennaio 1650 a Jacomo Cappelli indoratore per prezzo di due teste di legno al naturale di martiri dorate e inargentate  s. 12

[c. 94r] A di 12 agosto 1651 a Domenico Benedetti per 2 reliquari d’ebano guarniti d’argento in ottangolo con suo piede e spartizioni per reliquie e per resto di suo conto s. 16.90

A di 12 detto a Giuseppe Costantini per n. 4 quadri con cornice d’oro e d’argenti per reliquie s. 11.60

[c. 95v] A di 3 marzo 1651 a Giuseppe Costantini per un quadro grande in ottangolo e altro venduto alla Sig.ra ambasciatrice s. 12.60

[c. 115r] A di 15 luglio 1653 a diversi artisti per lavori fatti intorno alla nuova fontana fatta ne Camerone al Piano del Giardino di Campo Marzio s. 57.80

[c. 129r] A di 10 aprile  1655 a Gasparo Fumagallo doratore per due arme del Papa e del Ser.mo Gran Duca messe nella facciata del palazzo di Campo Marzio s. 32

[c. 131r] A di 13 novembre porto S.E. disse per spese fatte per la S.ra Marchesa sua consorte in Libro dei Conti segnato C 1 gennaio 1655

[c. 138r] A di 8 aprile 1656 a Francesco Garetti per un ornamento d’argento fatto sopra una cassetta d’un corpo santo mandato a Chianni s. 13.50

II. Archivio di Stato di Firenze, Riccardi 302, Ricordi

n. 586 – 4 agosto 1651, Giuseppe Costantini  «Nota delli quattro quadri dati alla Eccellentissima Sig.ra marchesa di Toscana il prezzo delli detti quadri: Il grande con li filetti nel fascio et con la quasanta di argento e spartimento e pittura scudi 7; Li altri doi cornice cisellate scudi quattro e mezzo tute doi; L’altro reliquario con la pietra di argento scudi doi e baiochi 10; A di 12 agosto 1651 totale s. 13.60 pagato»

n. 587 – 22 agosto 1651, Domenico Benedetti «s. 16 b. 90 pagamento le cornici di ebano coli soi piedi diciotto giuli l’uno s. 3.60; Li argenti di detti reliquarini pesano otto oncia a giuli sedici l’oncia tutto costa scudi 12.80; Li diciotto spartimenti e sedici cristallini costano tutti scudi 1»

n. 602 – 9 novembre 1651 «Matteo Ertell s. 29 sono per prezzo ‘un orologio in uno specchio con cornice di ebano in ottangolo»

n. 608 – 26 novembre 1651 Sig.ra ambasciatrice di Fiorenza «Uno in ginocchiatore di radica di noce 4 resaltato con quattro colonne intagliate storte con doi fiori sopra con quattro cassetti e segreto s. 9 a Carlo Restelli falegname»

n. 613 – 19 dicembre 1651 «Lavori fatti d’intaglio a una carrozza dell’Ecc.mo Sig. marchese Riccardi ambasciatore di Toscana fatti da me Facondo Macci intagliatore a S. Biascio delli pettini»

n. 654 – Nicolo Martini «Conto di robe mandate per servizio del S.r ambasciatore di Toscana e Sig.ra Elisabetta Pucci: Per un finimento di cristal di monte di Milano legato in argento cioe collana, ceoro, maniglie, pendenti, e cinta per i capelli ed una medaglia simil per la corona s. 5; Per un finimento di coralli come sopra meno al cinta per capelli e medaglia s. 6; Per una corona di cristal di monte 0.20; Per 8 canne di fitt. e n. parelle per fiocco per detta corona e fatta et infiliatura s. 1; Per un astuccio d’argento s. 2.40; Per un officiolo della Madonna legato in argento s. 3; Per 6 ventagli diversi senza odore s. 3.60; Per 6 ventagli con odore frangipana 4 a ragione di mirra doble l’uno, e due per esser miniati d’una dobla s. 12; Per 12 guanti mirra frangipana lisci s. 9.60; Per 6 prima di guanti frangipana lisci s. 9; E più per 6 prima di guanti […] s.  78.65»

n. 675 – Nicolas Martini orefice fiamingo per conto della Sig.ra marchesa 23 ottobre 1652 «Deve per una palombe di diamanti e un anello di una pietra rossa legato alla francese»

n. 676 – A di 18 settembre 1652, Francesco Garetto argentiere: «Per l’accomodatura di un salierino  di panatura saldato le cerniere e ridorato in questa s. 1; Più a di 26 detto fatto un coperchio a una peparola  s. 2.65; Più dato due candelieri d’altare s. 30.50; Per fattura di detti candelieri s. 6»

n. 677 – «1652 Nota di spese fatte nella carrozza nuova di velluto rosso da 4 persone e finimenti per città: A di 12 settembre s 3.50 a Grossi calderaro per una cornice di rame; s. 4 a Agostino Manciosi per n 2 saracinesche, maschietti, per sportelli e bottoni per bandinelle; s. 9 a Francisco Cardelli vaccinaro; s. 3 a Lelio Gambio per intaglio delle cornici […]; A di 30 ottobre a Pietro Io. Ambra banderaro fattura di frangie alte e basse e fiocchi e passamani e prezzo di n. 12 alamari per la costa d’incerato; s. 181.40 al fiocchino [Pier Francesco] ottonaro; A di 3 novembre 94 alli heredi del Grillo fondaco; A Jacomo Folino setarolo s. 50; s. 4.50 a Jacomo Ubertini spadaro; s. 7 a Jacomo Macci intagliatore  per intagliatura del carro; Lorenzo Maffi falegname per il carro cassa e cielo s. 55; A di 4 detto Per ornatura delle cornici vernice del carro Gasparo Fumigarlo s. 6; s. 4.90 Stefano Cantarelli per la incerata; s. 57  Lorenzo de Vecchi sellaro»

n. 694 – Angelo Ambron 22 marzo 1653 «Due sedie in vacchetta s. 2.80; Un buffetto in noce s. 1.50; Una coperta di luna grande s. 2.60; Un tavolino con pie fermi 0.60»

n. 717  – «1653 Nota di danari pagati dal Signor Ambasciatore a diversi per la nuova fontana del camerone al piano del giardino di Campo Marzo 15 luglio 1653. A Antonio Francesco pittore bolognese per la pittura della nicchia pilastri, e tintorie a fresco s. 15; A M.ro Pietro Bassi per lavoro di muro a stucco s. 26; A M.ro Lorenzo Gambero per imprimitura delle tele de due paesi a olio s. 1.20; A Monsù Sciaman’ pittore per pitture de doi Paesi s. 13; A M.ro Gasperi indoratore per doratura delle cornici de due Paesi, e Pittura a olio della Tazza & a’ Pietra finta di Marmo cipollino s. 2.60»

n. 719 – 18 luglio 1653 argentiere «Per una catinella scanellata con suo boccale s. 132.70; Per due casette da segretaria s. 26.25; Per accomodatura di sei candelieri alla spagnola un candeliero alla romana tre smoccolatori cinque cucchiari s. 3, s. 161.95. Francesco Gurreta [Garretti]»

n. 720 – «a di 2 agosto 1652, Luigi Vodre ricamatore per una fascia di altare per la cappella del B. Felice s. 4.20; A di 12 settembre levò il nostro Pietro Antonio Ambra per foderare la suddetta fascia di altare s. 1.20; A di 5 aprile levò detto banderaro per paliotto e pianetta con ricami di rose di punto franzese; Tutta lama bianca a onde di Napoli pagata 23.62; A di detto levò detto banderaro per un’altra pianeta di damasco pavonazzo a opera di Napoli pagato for di casa; Alli eredi di Stefano del Grillo per pezze una sangalla turchina di Venetia lassata al Guardaroba disse per fare una tenda sotto il tetto del camerone e rappezzare le tende della Galleria s. 4.80»

n. 721  – 1652 «A di 2 aprile a fregio di mezzo di una pianeta recamata drappio d’oro tinto con fondo tutto lama biancho ricchissimo s. 15; Dato ordine a bocca del detto S.r Vincenzo Langieri al D. Pietro Antonio Ambra banderario per guarnire la suddetta pianeta; Trina d’oro fino per recamo di Firenze con lame di fav.re abisciola s. 5; Merletto d’oro fino per recamo di fav.re a maroncino atorno detta pianeta s. 1. A di 6 detto loco detto banderaro e disse di ordine a bocca di detto S.r Langeri per guarnire una pianeta di damasco pavonazzo; Trina d’oro fino per recamo di Fiorenza simile alla suddetta s. 5.95; Merletto d’oro fino con lama a maroncino come il suddetta s. 1.30»

n. 746 – Pasqua 1653 «Per haver tagliato li fiori di ponto francese per metter sopra una pianetta di tutta lama bianca e havere appuntato sopra detta pianetta e poi profilato di seta linata e di un cordone doro i fattura senza robba che me l’a data sua Ecc.za importa detta fattura s. 4; Più in agosto detto anno per haver fatto il medesimo paliotto di altare con forme alla pianeta di fattura come sopra s. 4. Luigi Vodre ricamatore»

  1. Essenziale il testo di P. Malanima, I Riccardi di Firenze. Una famiglia e un patrimonio nella Toscana dei Medici, Firenze 1977; ed I saggi di M. J. Minicucci, Scorci di vita familiare, in Il Palazzo Medici Riccardi di Firenze, a cura di G. Cherubini e G. Fanelli, Firenze 1990, pp. 232- 242; Ead., Cultura come vita: dai Riccardi ai giorni nostri, in Il Palazzo Medici Riccardi …1990, pp. 220- 231; Ead., I Riccardi a Firenze e in villa. Tra fasto e cultura, catalogo della mostra (Firenze 26 marzo-26 maggio 1983), Firenze 1983; Ead., Un tesoro disperso. Il Museo Riccardiano, in Atti del Congresso Internazionale (Firenze 1-11 giugno 1978), Firenze 1980; Ead., Una Biblioteca all’incanto. La Riccardiana, Firenze 1979; Ead., Amor di libro e mondanità nel palazzo Riccardi di Firenze, Firenze 1978. Sul palazzo da ultimo Il palazzo magnifico: Palazzo Medici Riccardi a Firenze, a cura di S. Merendoni, L. Ulivieri, Torino 2009. Sugli artisti impiegati dalla famiglia si rimanda a F. Berti, Francesco Conti (1681-1760), Firenze 2010; R. Spinelli, Giovan Battista Foggini: “architetto primario della Casa Serenissima” dei Medici (1652-1725), Firenze 2003. Uno spaccato sulla collezione artistica è introdotta nella raccolta di materiali presenti nel sito della Fondazione Memofonte/collezionismo riccardiano (www.memofonte.it), introdotta dalle ricerche di G. de Juliis, Appunti su una quadreria fiorentina: la collezione dei marchesi Riccardi, in “Paragone. Arte”, 32, 1981, 375, pp. 57-64; da ultimi, di chi scrive, Francesco Maria Riccardi (1697-1758) Un Monsignore fiorentino nella Curia romana, Roma 2012; Ead., Alcune commissioni artistiche romane di Monsignor Francesco Maria Riccardi, in Stanze segrete: gli artisti dei Riccardi, a cura di C. Giannini e S. Meloni Trkulja, Firenze 2005, pp. 157-167. []
  2. “Il Signor Gabbriello Riccardi” è ascritto tra i cavalieri che parteciparono al viaggio, in M. Costa, Istoria del viaggio d’Alemagna del Serenissimo Gran Duca di Toscana Ferdinando Secondo, Venezia 1630, p. 15. []
  3. Archivio di Stato di Firenze (d’ora in poi ASFi), Mediceo del Principato 5560, ins. 419 []
  4. Alcune spese sostenute in questo lungo soggiorno sono state anticipate da chi scrive in Gli ambasciatori di Toscana collezionisti e promotori delle arti, in M.G. Aurigemma, Introduzione a Palazzo Firenze, Roma 2012, pp. 42-49; in corso di stampa, Novità dalle carte della famiglia Riccardi: parati, tessuti e ricami tra Firenze e Roma; per la documentazione rintracciata si veda ASFi, Riccardi 300, in Appendice I; ASFi, Riccardi 300: «Libro di Spese del Maestro di Casa di Vincenzo Langeri»; ASFi, Mediceo del Principato 3373, ff. 56-57v: «Nota de suggetti piu qualificati cha andaranno in persona e quelli che mandorno all’incontro con carrozze da campagna, nell’occasione dell’entrata in Roma del Sig. marchese Gabriello Riccardi ambasciatore d’obbedienza del Ser.mo Gran Duca di Toscana». Sulla residenza da ultimo vedi M.G. Aurigemma, Introduzione a Palazzo Firenze, Roma 2012; Ead., Palazzo di Firenze in Campo Marzio, Roma 2007, pp. 163-165, 272-273. []
  5. In Appendice I, Riccardi 300. []
  6. Nei Virtuosi è registrato dal 9 gennaio del 1633, indicato come pittore e ricamatore, cfr. V. Tiberia, La Compagnia di S. Giuseppe di Terrasanta. Da Gregorio XV a Innocenzo XII, Martina Franca 2005, pp. 170-171; Archivio Storico dell’Accademia di San Luca di Roma, in Libro delle Congregazioni, nella seduta dei pittori ricamatori, architetti, scultori e indoratori: c. 73v, 17 marzo 1652: «S.r Agostino Galante e Luigi Vodre»; c. 75, l 28 aprile 1652 Vodrè pagava monsù Antonio ricamatore e il Galante. Un saldo a favore di Orazio Vodrè ricamatore, cfr. J. Garms, Quellen aus dem Archiv Doria-Pamphilj, Rome-Wien 1972, p. 74: «25 novembre 1657 Horatio Vodre ricamatore per un letto di tela d’oro». []
  7. Cfr. J. Garms, Quellen aus, 1972., p. 74, è registrato il pagamento ad Andrea e Giovan Battista mercanti di fondaco 29 novembre 1657 per 115 scudi; p. 82, il 22 ottobre 1655 Andrea Negroni di fondaco per le robbe date da loro per guarnire una trabacca di damasco rosso cremisino. []
  8. L’ebanista Hermans appartenne a una dinastia di artigiani che operarono a Roma sino a Settecento, il 2 settembre del 1660 l’ebanista Giacomo Ermann riceveva dal cardinale Carlo Berberini il compenso di ben 120 scudi per quattro tavolini d’ebano, a tal proposito si veda di chi scrive Il palazzo della Consulta, in Palazzi di Roma, 3-4, Roma 2010, p. 55. []
  9. Cfr. Appendice; Archivio Storico del Vicariato di Roma (da ora in avanti ASVR), parrocchia di S. Nicola dei Prefetti, Stati d’Anime, 1630, c. 193r: «Gasparo Fumagallo Pittore, Catherina sua moglie, Serafino David, Brigida fiorentina sua serva»; Ibidem, 1631, c. 209v: «Gasparo Fumagalo Pittore, Catherina sua moglie, Serafino David lavorante, Brigida fiorentina sua serva»; Il Fumagalli nel corso del 1655 si sarebbe accreditato in qualità di pittore e doratore presso gli artisti riconosciuti dalla corte granducale romana, si veda A.M. Pedrocchi, A.M. Pedrocchi, Artisti, artigiani e maestranze pigionanti e non del Convento di Sant’Agostino in Roma, in La Chiesa, la Biblioteca Angelica, l’Avvocatura Generale dello Stato, Roma 2009, p. 404. Nel 1648 risiedeva nella piazza di San Lorenzo in Lucina assieme alla sua famiglia: «Gasparo Fumigarli indoratore, Margherita sua moglie, Orsola Campone vedua zia di lei, Giuseppe Palmieri fattore», in ASVR, parrocchia di S. Lorenzo in Lucina, Stati d’Anime, 1648, c.n.n. Suo discendente potrebbe essere il pittore di prospettive romano Gasparo Fumagalli attivo alla metà del XVIII secolo a Roma, cfr. M. G. Mazzola, Un quadraturista romano: Gaspare Fumagalli (1720-1778), in Sul Carro di Tespi. Studi di Storia dell’arte per Maurizio Calvesi, a cura di S. Valeri, Roma 2004, pp. 201-210; E. Fumagalli, Committenza e iconografia medicea a Roma nel Seicento. Il ciclo di affreschi di palazzo Madama, in “Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz”, 1997, pp. 321, 343-346 []
  10. C.G. Bulgari, Argentieri gemmari e orafi d’Italia, Roma, Roma s.a., I, p. 496. L’argentiere aveva ottenuto la licenza da sigillaro solo nel 1627, ma dal 1636 la sua bottega si avvaleva della collaborazione di lavoranti argentieri per soddisfare la richieste del principe e cardinale di Savoia []
  11. Ibidem, Argentieri …, I, p. 327, il 31 luglio del 1653 è ammesso alla prova per maestro. Il medesimo artista nell’anno 1661 figurava come argentiere nella parrocchia dei Santi Lorenzo in Damaso all’insegna della Palla d’Argento. []
  12. Archivio di Stato di Roma, 30 Notai Capitolini, Uff. 32, notaio Garzias Valentinus Johannes, I parte, vol. 152, f. 364r-v, 395r, il 2 febbraio 1652, si elargivano alla marchesa sei reliquiari lignei: due in forma di piramidi, due in forma di braccia e due in forma di angeli che avrebbe inviato al monastero di S. Teresa a Firenze; f. 365r-v, 394r, del febbraio 1652 donò delle reliquie a D. Horatio Caccini in Firenze; f. 515r-v, il 25 febbraio 1652, si destinavano sei reliquiari al monastero fiorentino di Monticellia suor Maria Grazia e sua sorella “germana” de Borzis; f. 518r-v, 542r, il 26 febbraio 1652, si registrava la consegna di due reliquiari in ebano con piedistalli ornati in argento ed uno in forma di quadro ornato d’argento con diversi compartimenti per diverse reliquie, inviati alla nobildonna Virginia Rinuccini. []
  13. Ibidem, Argentieri …, II, p. 342. Figlio di Giovanni Pietro, nel 1638 il Rinaldi dimorava nella parrocchia dei Santi Celso e Giuliano mentre nell’anno 1653 svolgeva la professione di “quadraro ai Coronari”. []
  14. R. Robibaro, L’inventario dei beni del cardinal Nini (1628-1680): un documento inedito, in Annali della Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon, X, 2010, pp. 331-407. []
  15. Non censito dal Bulgari, e registrato nelle liste di spese del Monte di Pietà della famiglia Doria-Pamphilj, cfr. J. Garms, Quellen aus, 1972, pp. 81, il 22 settembre 1655, veniva corrisposto con 28 scudi per diverse legature di diamanti e 15 aprile 1656 per un collo di diamanti scudi 45. []
  16. Non censito dal Bulgari. []
  17. Il Bulgari indica un Francesco Navarra 1580-1621, maestro orefice spagnolo, cfr. Argentieri …, II, p. 195. []
  18. Cfr. Appendice I, del 25 agosto 1646. Per una visione d’insieme, cfr. S. Bruno, Musici e pittori tra Firenze e Roma nel secondo quarto del Seicento, in Studi Secenteschi, 49, 2008, pp. 185-217. []
  19. Al caso F. Nicolai, Mecenati a confronto. Committenza, collezionismo e mercato dell’arte nella Roma del primo Seicento. Le famiglie Altemps, Naro e Colonna, Roma 2008, p. 243: 6 marzo 1634, «Gio. Mazzarotti ? (Nazzarotti?) pittore in Campo Martio s. 60 sono per prezzo di n. 40 quadri cioè paesi ottangoli cavalletti, e frutti tutti con cornici s. 60»; p. 244, gennaio 1640 «a M.ro Gio. Mazzarotti o Nazzarotti pittore scudi 3 e 50 sono per prezzo di 3 quadretti di burrasche di mare». Residente presso palazzo Madama in ASVR, parrocchia di S. Luigi dei Francesi, Stati d’Anime, 1643-1648, c.n.n.: 1643 «Nell’ultima bottega – Il S.r Giovanni Nansalotti 42, D. Helena sua moglie 32, figli: Anselmo 19, Giacomo 18, Vittoria 7, Agata 5, Domenica 2, Nicola Sbazzi 16»; Ibidem, 1644: «Nell’ultima bottega – Il S.r Giovanni Nansalotti 43, D. Helena sua moglie 39, figli: Anselmo 20, Giacoma 18, Vittoria 8, Agata 6, Domenica 3, Nicola Sbazzi 17»; Ibidem, 1645: «Nell’ultima bottega Il S.r Giovanni Nansalotti 44, D Helena sua moglie 40, figli: Giacoma 19, Vittoria 9, Agata 7, Domenico 3, Nicola 18»; Ibidem, 1646: «Nell’ultima bottega – Il S.r Giovanni Nansalotti 45, D. Helena sua moglie 41, figli: Giacoma 20, Vittoria 9, Agata 7, Domenico 1, Francesco Fattore 15»; Ibidem, 1647: «Nell’ultima bottega – Il S.r Giovanni Nansalotti 46, D. Helena sua moglie 42, figli: Giacoma 21, Vittoria 10, Agata 8, Domenico 3, Francesco Fattore 16»; Ibidem, 1648: «Nell’ultima bottega – M. Giovanni Nansalotti 47, D. Helena sua moglie 43, figli: Vittoria 11, Agata 9, Domenico 4, Francesco Fattore 17»; Stati d’Anime, 1649-1654, c.n.n.: 1649 «Nell’ultima bottega – M. Giovanni Nansalotti 48, D. Helena sua moglie 44, figli: Vittoria 12, Agata 10, Domenico 5, Chiara 3, Francesco Fattore 18»; Ibidem, 1650: «Nell’ultima bottega – M. Giovanni Nansalotti 48, D. Helena sua moglie 44, figli: Vittoria 13, Agata 13, Domenico 6, Chiara 4, Anna 1, Francesco Fattore 17»; Ibidem, 1651: «Nell’ultima bottega – Giovanni Manzalotti 44, D. Helena sua moglie 44, figli: Vittoria 14, Agata 12, Domenico 7, Chiara 5, Francesco di Rafaele 20»; Ibidem, 1652: «Nell’ultima bottega – Giovanni Manzalotti 45, D. Helena sua moglie 44, figli: Vittoria 15, Agata 13, Domenico 8, Chiara 6, Giovan Battista Bruccesi 16»; Ibidem, 1653: «Nell’ultima bottega – Giovanni Manzalotti 46, D. Helena sua moglie 45, figli: Vittoria 16, Agata 14, Domenico 9, Chiara 7, Antonio Cardinali 15». []
  20. ASFi, Mediceo del Principato 3373, c. 265v, del 22 aprile 1645, cfr. oltre nota 23. []
  21. Cfr. M. G. Aurigemma, Palazzo di Firenze…, pp. 86-104. []
  22. La marchesa si spegneva nella residenza romana il 3 marzo 1655, a tal proposito si rimanda al contributo di chi scrive, Il marchese Francesco Riccardi a Roma (1699-1705): l’incarico a Lorenzo Merlini in S. Giovanni dei Fiorentini e altre commissioni artistiche, in Palazzi, chiese, arredi e scultura, I, a cura di E. Debenedetti (Studi sul Settecento Romano, 23), Roma 2007, pp. 49-80. []
  23. Lo stesso Grimaldi confermò in una sua lista di compensi il pagamento ottenuto dal: “signor imbasciator di fiorenza 12”, si veda A. M. Matteucci Armandi, R. Ariuli, Giovanni Francesco Grimaldi, Bologna 2002, p. 290. Nella Vita redatta da Leone Pascoli la notizia non viene riportata, cfr. Vita de’ Pittori, Scultori ed architetti moderni, Roma 1730, I, pp. 45-51. ASFi, Riccardi 300, c. 115: «A di 15 luglio 1653 a diversi artisti per lavori fatti intorno alla nuova fontana fatta ne Camerone al Piano del Giardino di Campo Marzio s. 57.80»; ASFi, Riccardi 302, n. 717: «1653 Nota di danari pagati dal Signor Ambasciatore a diversi per la nuova fontana del camerone al piano del giardino di Campo Marzo 15 luglio 1653 – A Antonio Francesco pittore bolognese per la pittura della nicchia pilastri, e tintorie a fresco s. 15; A M.ro Pietro Bassi per lavoro di muro a stucco s. 26; A M.ro Lorenzo Gambero per imprimitura delle tele de due paesi a olio s. 1.20; A Monsù Sciaman’ pittore per pitture de doi Paesi 13; A M.ro Gasperi indoratore per doratura delle cornici de due Paesi, e Pittura a olio della Tazza & a’ Pietra finta di Marmo cipollino 2.60». Nel 1654 il Grimaldi avrebbe proposto per la cerimonia delle Quarantore, nell’Oratorio del Caravita, un grandioso giardino rinascimentale in cui raffigurò Salomone che scrive la sua cantica. Un apparato grandioso composto da quinte vegetali, logge, uccelliere, fontane e statue, a tal proposito si veda F. Rangoni Gal, Apparati festivi a Roma nel XVIII secolo, in Roma moderna e contemporanea, XVIII, 2010, 1-2, pp. 302-303. Il Gambaro era stato impiegato nei lavori di palazzo Madama tra il 1638 e 1645 assieme a Vincenzo Bardini eseguendo alcuni soffitti della sale per una spesa di 13.000 scudi, ma ancora nel 1648 doveva essere saldato, in proposito cfr. P. Ruschi, Alcune note sul cantiere seicentesco della facciata di Palazzo Madama a Roma, in Opere e giorni: studi su mille anni di arte europea dedicati a Max Seidel, a cura di K. Bergdolt e G. Bonsanti, Venezia 2001, pp. 617, 624 n. 66. Sull’attività dell’artista si veda I. Lodi-Fè Chapman, Giovanni Francesco Grimaldi, in Print Quarterly, 21, 2004, 3, pp. 292-293; L. Bartoni, Giovanni Francesco Grimaldi e la pittura di paesaggio nei palazzi romani alla metà del Seicento, in Decorazione e collezionismo a Roma nel Seicento: vicende di artisti, committenti, mercanti, a cura di F. Cappelletti, Roma 2003, pp. 127-140; A. M. Matteucci Armandi, R. Ariuli, Giovanni Francesco…, 2002, pp. 131-133; L. Bartoni, S. Pierguidi, Gli affreschi di Giovanni Francesco Grimaldi e François Perrier nel salone di palazzo Peretti a Roma, in Storia dell’Arte, 99, 2000, pp. 94-105; S. Pierguidi, Considerazioni sulle carriere di Giovanni Francesco Grimaldi, François Perrier e Giovan Battista Ruggeri, in Storia dell’Arte, 100, 2000, pp. 43-68; R. Ariuli, Disegni di Giovanni Francesco Grimaldi per decorazioni di Palazzo Madama e di Palazzo Borghese, in Il Carrobbio, XIX-XX, 1993-1994, pp. 163-172; dove realizzò differenti soffitti cassettonati nell’anticamera della balaustra, la sala Marconi, e la Sala Enrico de Nicola. Tra i fiorentini a Roma lavorò nella galleria di Silvio degli Alli, paggio del cardinale Giovanni Carlo de’ Medici. []
  24. F. Borsi, La facciata di palazzo Madama, Roma 1994, pp. 11-36. []
  25. ASFi, Mediceo del Principato 3374, c. 608: da una missive del 26 marzo 1646 di Monanno Monanni, a relazionare alla corte fiorentina: «V.S. Ill.ma come certi bottegai dirimpetto a Piazza Madama intendono di murare, e farsi levare, et impedi lume a qualche finestra di quel Palazzo, e come si e fatta, così si farà ogni diligenza perche non segna». []
  26. ASFi, Mediceo del Principato 3373, c. 523, 17 luglio 1645 “Per la canonizzazione della b. Margherita da Cortona (c. 523v) interporrò efficacemente l’opera mia”. []
  27. Iscritto alla Congregazione in qualità di doratore, partecipando alle riunioni dal gennaio del 1621 sino alla morte avvenuta il 12 maggio 1647, cfr. V. Tiberia, La Compagnia…, 2005, p. 240. []
  28. ASVR, parrocchia di S. Luigi dei Francesi, Stati d’Anime, 1643-1648, c.n.n.: 1646: «Il S.r Pier Francesco di Rossi 50, S.ra Giovanna sua moglie 40, figli: Caterina 11, Gio. Pietro 6, Dom.co 3, Margherita 2, Vittorio Amatori garzone 21, Dom.ca serva 45»; Ibidem, 1647: «In un’altra bottega – Il S.r Pier Francesco de Rossi 55, figli: Caterina 12, Gio. Pietro 7, Dom.co 4, Magherita 3, Pacifico Germano 17, Dom.ca serva 46». []
  29. ASFi, Mediceo del Principato 3379, del 10 agosto 1650: «Ho fatto pagare al muratore un conto di cento tanti scudi per acconcimi di tetti, lastrichi di strade, et altro per mantenimento del palazzo di piazza Madama». []
  30. ASFi, Mediceo del Principato 5368, del 10 ottobre 1650, cfr. P. Barocchi, G. Gaeta Bertelà, Il cardinale Giovan Carlo, Mattias e Leopoldo, in Collezionsmo mediceo e storia artistica, Firenze 2007, pp. 467-468. []
  31. ASFi, Mediceo del Principato 3379. Il Monanni si impiegava nell’ambiente artistico romano a favore della corte toscana, in ASFi, Mediceo del Principato 5538, c. 49, del 15 febbraio 1653: «Per obbedire a’ benignissimi comandamenti che mi porta l’umanissima lettera di V.A.S. delli 11 stante, sono stato dal signor Pietro da Cortona per sentire il prezzo delle dui teste del signor Lionardo Agostini, che son state proposte all’A.V., quale mi ha detto essere il lo[ro] prezzo cento scudi 50 l’una e quanto alla statovetta dice il signor Pietro di non aver bene a memoria quale sia di due ch’egli vedde e perché si ritrova ancora in casa con un residuo di gotta, subbito ch’egli comincerà a uscire, tornerà a vederle et allora saprà dire più distintamente la qualità et il prezzo di dette statue….». []
  32. E. Fumagalli, Committenza e iconografia…, 1997, p. 333. []
  33. E. Fumagalli, Rapporti economici tra pittori e corte medicea nel Seicento, in Vivere d’arte. Carriere finanziarie nell’Italia moderna, a cura di R. Morselli, Roma 2007, pp. 151-153, 165-166 n. 102; ASFi, Mediceo del Principato 3534, lettera del 27 dicembre 1653: «Bello al maggior segno è parso il discorso et il pensiero del Papa intorno a Pietro da Cortona; et finalmente si vede che, quando si tratta di denaro, si tocca il vivo. In questo proposito considera l’Altezza Serenissima che, se veramente Sua Santità fosse adirata con detto Pietro, tornerebbe bene che l’Ecc.za Vostra lo persuadesse et anche lo stringesse a ritornarsene in qua per finire il dipingere le camere del palazzo di Sua Altezza a Firenze, nelle quali sono di molto disagio i ponti che vi restano, et fanno anche un brutto vedere». []
  34. E. Fumagalli, Le “ambiguità” di Pietro da Cortona e la prima attività di Cirro Ferri, in Paragone. Arte, 48, 1997, 13, pp. 34-82. []
  35. R. F. Millen, R.E. Wolf, Palazzo Medici into Palazzo Riccardi: extension of the facade along via Larga, in Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz, XXXI, 1987, p. 110 n. 25, che cita il documento in Mediceo del Principato 3383, c. 178. []
  36. ASFi, Mediceo del Principato 3383, c. 668: del 3 novembre 1657. []
  37. In merito si rimanda al prossimo contributo di chi scrive, Novità dalle carte della famiglia Riccardi: parati, tessuti e ricami tra Firenze e Roma, di prossima pubblicazione. []
  38. Cfr. M. J. Minicucci, Il Marchese Francesco Riccardi: studi giovanili, esperienze di viaggio, attività diplomatica del fondatore della Biblioteca Riccardiana, Firenze 1985; W. E. Knowles Middleton, Marchese Francesco Riccardi and Alessandro Segni in England in 1668-69 - Segnis’s Diary, in Studi Seicenteschi, XXI, 1981, pp. 187-279. []