Sergio Intorre

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Ancora coralli trapanesi all’asta: quattro lotti di Sotheby’s

DOI: 10.7431/RIV14022016

Una recente ricerca delle opere trapanesi in corallo battute nelle aste internazionali a partire dagli inizi del XXI secolo1 ha portato alla luce esemplari in larga maggioranza inediti, di cui non si era a conoscenza perché transitati sempre nel mercato privato dell’arte. L’intensa circolazione di notizie ed informazioni inerenti le collezioni, dovuta anche all’attività di comunicazione on line svolta ormai regolarmente dalle case d’asta, ha mostrato come i manufatti dei corallari trapanesi figurino spesso nelle collezioni più prestigiose, a dimostrazione della diffusione che queste opere hanno avuto nel tempo e del loro successo in contesti culturali anche radicalmente diversi da quello originario2. Il vasto orizzonte delle opere trapanesi in corallo di Età Moderna battute all’asta si è recentemente arricchito di quattro straordinari esemplari provenienti dalla collezione Padovani3 e che figurano nel catalogo dell’asta di Sotheby’s A milanese cabinet collection, svoltasi a Milano il 13 giugno 20164.

Il lotto 32 è costituito da una rara coppia di pavoni, databili alla prima metà del XVII secolo (Fig. 1) già registrata come lotto 100 dell’asta de Il Ponte svoltasi a Milano il 24 marzo del 20095. In questa occasione le due opere, realizzate con la tecnica del retroincastro6, mostravano al momento della vendita numerose lacune nella decorazione in corallo e negli smalti. Qui invece appaiono completamente restaurate ed integrate con un’aigrette sul capo, “araldicamente simbolo di amor proprio e vanità, ma anche di vigilanza”7 che richiama direttamente gli analoghi esemplari coevi già della collezione Whitaker di Palermo8, frutto di una produzione aulica nella quale la coppia qui studiata rientra a pieno titolo.

Notevole è il piccolo lampadario più unico che raro (Fig. 2), già transitato come lotto 8 nell’asta di Sotheby’s Important French Furniture, Sculptures and Works of Art, svoltasi a Parigi il 14 aprile 20109, qui catalogato come lotto 34. L’opera, databile alla metà del XVII secolo, presenta un fusto scandito da nodi globulari. Dal nodo centrale, decorato con mascheroni in corallo, si dipartono sei cavalli alati rampanti a tutto tondo, sulle cui teste sono innestati i portacandele. Queste ultime potrebbero essere frutto di un’integrazione successiva. Sia le ali che le zampe, infatti, ricordano più un ippogrifo o un drago che un cavallo e a differenza del resto del corpo in rame dorato, le teste di cavallo sono in argento. Singolare nella sua struttura, quest’opera richiama espressioni successive legate alla tradizione degli apparati effimeri, così come si conoscono dai disegni di Paolo e Giacomo Amato10, che attestano la persistenza di stilemi tardo-secenteschi. Si ritrovano cavalli rampanti nel suo progetto per l’apparato dell’altare maggiore della Cattedrale di Palermo in occasione dei festeggiamenti in onore di Santa Rosalia del 168611 e lampade analoghe a quelle in questione pendono dagli intradossi degli archi nei progetti dell’apparato del 1710 per la celebrazione della vittoria di Prifuega12 e in quello per l’apparato della navata della Cattedrale del 170413. Particolarmente interessante è inoltre il confronto con i grifi e le teste equine, scandite da scudi raffiguranti la Trinacria con spighe di grano, che si alternano sulla mazza custodita presso la Chiesa Madre di Caccamo, opera di Michele Ricca della prima metà del XVII secolo14, “splendidamente barocca”15, culminante con San Giorgio, protettore della cittadina, che uccide il drago16. Le teste equine si ritrovano, alternate a cariatidi alate, nelle due mazze coeve custodite presso il Municipio di Caccamo (Fig. 3), anch’esse culminanti con la figura a tutto tondo di San Giorgio che uccide il drago, prive di marchi, a proposito delle quali Maria Accascina annotava nei suoi inediti appunti manoscritti, forse con eccessiva severità, “Lavoro mediocre ma d’effetto”17.

All’ultimo quarto del XVII secolo può essere datato l’inedito cofanetto che costituisce il lotto 33 (Fig. 4). È infatti realizzato con la tecnica della cucitura, che si afferma in questo periodo18, e presenta una ricca decorazione a tralci e volute in argento, ulteriormente impreziosita da elementi in corallo. I piedi sono costituiti da aquile sormontate da cariatidi in corallo e ogni lato, compreso il coperchio, reca al centro un medaglione in corallo scolpito a bassorilievo raffigurante una figura femminile su un carro trionfale (Figg. 5 e 6) o a cavallo (Figg. 7 e 8). Il soggetto ritratto potrebbe essere identificato con Clorinda, personaggio della Gerusalemme Liberata di Tasso, donna guerriera musulmana ma di origini cristiane innamorata di Tancredi, che nel poema muove con Argante un assalto al campo cristiano19. Sul lato frontale la serratura è incorniciata da un mascherone in corallo (Fig. 9). L’interno è rivestito di seta verde e reca al centro del coperchio uno specchietto incorniciato da ovoli di corallo fissati con la tecnica del retroincastro. L’opera è da ricondurre nell’alveo di una produzione di cui fanno parte anche esemplari analoghi come quello della collezione dei Conti Schoenborn20, quello di collezione privata di Palermo21, quello presso il Museo Interdisciplinare Regionale “Pepoli” di Trapani in deposito dalla collezione Intesa San Paolo22 e i tre esemplari con Immacolata di collezione privata di Catania23, anch’essi decorati con ricchi tralci fitomorfi e fiori carnosi cuciti al rame dorato con fili metallici e pernetti e accoppiati all’argento cesellato ed inciso. Le opere appena citate hanno in comune con l’esemplare qui oggetto di studio, oltre che la tecnica di esecuzione, il repertorio decorativo: l’ornato a tralci e fiori, finemente intagliato nel corallo e cesellato sull’argento; le cariatidi, impiegate come elementi verticali tra piede e coperchio o come motivo decorativo diagonale sul piano del coperchio stesso e nelle quali si riscontrano echi della produzione gaginiana; i mascheroni, a sottolineare la serratura; le aquile, scolpite a tutto tondo, che fanno da sostegni. Queste ultime, che richiamano il simbolo del Senato palermitano allo stesso modo dei marchi degli argentieri di questo periodo, si ritrovano anche sui trionfi con Carlo II24 e con l’Immacolata25 custoditi presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis, su quelli con Apollo-Sole e l’Annunciazione della Fondazione Whitaker di Palermo26, sui trionfi con Santa Rosalia e San Michele oggi al Museo del Bargello di Firenze27 e sul capezzale con la Madonna di Trapani di collezione privata di Catania28, tutte opere che rimandano ai già citati apparati effimeri con carri trionfali progettati da Paolo e Giacomo Amato, architetti del Senato palermitano, in occasione delle festività annuali in onore di Santa Rosalia29. Anche il medaglione in corallo scolpito a bassorilievo sul coperchio del cofanetto qui oggetto di studio, come si è detto, ritrae una figura femminile su carro trionfale, elemento che costituisce un ulteriore legame con il contesto dei trionfi fin qui descritto. Tra questi, il già citato trionfo di Carlo II di Palazzo Abatellis, in particolare, rimanda direttamente al disegno di Paolo e Giacomo Amato, nel quale si riscontra non soltanto la stessa composizione nella figura del sovrano, ma anche l’aquila, il che induce Maria Concetta Di Natale ad ipotizzare che questa produzione possa essere ricondotta ad un’unica bottega attiva tra la fine del XVII secolo e gli inizi del XVIII30. Nel caso in cui la “statua di Carlo II” citata nell’inventario post mortem del 1685 del corallaro trapanese Vito Bova31 potesse essere identificata con il trionfo di Palazzo Abatellis, le opere qui citate potrebbero essere ascritte alla sua bottega. La stessa Di Natale, però, indica quest’ultima come ipotesi di studio, tanto più che l’inventario non sembra riferirsi a trionfi, ma a “quadri d’architettura”32.

Infine, il lotto 31 è costituito dal gruppo in corallo, argento e rame dorato raffigurante il Martirio di San Sebastiano (Fig. 10), già nella collezione Koelliker33, databile agli inizi del XVIII secolo. Il Santo, coerentemente con l’iconografia più diffusa, è ritratto legato ad un albero in rame dorato dalla ricca chioma, resa con foglioline in argento e fiori in rame dorato con sferette di corallo al centro. Un angioletto in corallo recante una corona con le ali in rame dorato occupa la parte superiore dell’albero, che ha due soldati ai lati e ai piedi l’elmo e la corazza. L’elmo, in particolare, rimanda al Crocifisso sul Golgota di maestranze trapanesi della prima metà del XVII secolo e del 1721 custodito presso il Museo Antico Tesoro della Santa Casa di Loreto34, su cui figurano appunto alcuni elmi di foggia cinquecentesca, due dei quali oggi mancanti, come si evince da un inventario del 1758, che li definisce “semibusti alla guerriera”35. Sia l’elmo che la corazza, inoltre, richiamano una scena di battaglia, estremamente rara nella produzione dei corallari trapanesi: “si conosce solo un esemplare gelosamente custodito in collezione privata di Palermo, che, come la scenografica perduta Montagna di corallo, o i diversi Presepi da quelli del Museo Regionale Pepoli di Trapani e del Museo Duca di Martina di Napoli, a quelli di collezioni private di Sicilia, alla Scena marina di Piazza Armerina, si articolano in complessi montuosi caratterizzati anche da architetture dirute di gusto piranesiano”36. Il martirio di San Sebastiano recentemente battuto all’asta da Sotheby’s rimanda ad esemplari coevi analoghi di produzione trapanese, come quello di collezione privata di Catania37, raffigurato in un giardino realizzato con rami di corallo e racemi d’argento, quello del Museo Diocesano di Palermo38, quello del Museo degli Argenti di Firenze39, quello custodito presso il convento dei Gesuiti a Święta Lipka, in Polonia40, nonché quello di collezione privata di Palermo41.

  1. S. Intorre, Coralli trapanesi nella collezione March, OADI Digitalia n. 5, collana diretta da Maria Concetta Di Natale, Palermo 2016. []
  2. A tal proposito v. M.C. Di Natale, Ad laborandum curallum, in I grandi capolavori del corallo – I coralli di Trapani del XVII e XVIII secolo, catalogo della Mostra (Catania, Palazzo Valle, Fondazione Puglisi Cosentino, 3 marzo – 5 maggio 2013) a cura di V.P. Li Vigni, M.C. Di Natale, V. Abbate, Cinisello Balsamo 2013, pp. 39 – 55, passim. []
  3. Su Walter Padovani e la sua attività di antiquario v. http://www.walterpadovani.it/it/galleria/storia#storia []
  4. A milanese cabinet collection, catalogo dell’asta di Sotheby’s (Milano, 13 giugno 2016), Milano 2016. []
  5. S. Intorre, Coralli trapanesi…, 2016, p. 17. []
  6. Il termine fu coniato da Maria Concetta Di Natale e Corrado Maltese in occasione della mostra L’arte del corallo in Sicilia, svoltasi al Museo Pepoli di Trapani nel 1986. Cfr. L’arte del corallo in Sicilia, a cura di C. Maltese, M.C. Di Natale, catalogo della Mostra (Museo Regionale Pepoli, Trapani, 1 marzo – 1 giugno 1986), Palermo 1986. []
  7. G. Travagliato, scheda n. 43, in I grandi capolavori…, 2013, p. 108; cfr. anche L. Caratti di Valfrei, Dizionario di araldica, Milano 1997, p. 148; G. Santi-Mazzini, Araldica. Storia, linguaggio, simboli e significati dei blasoni e delle armi, Milano 2003, p. 314. []
  8. Ibidem; cfr. anche M.C. Di Natale, Oro, argento e corallo tra committenza ecclesiastica e devozione laica, in Splendori di Sicilia – Arti decorative dal Rinascimento al Barocco, catalogo della Mostra (Albergo dei Poveri, Palermo, 10 dicembre 2000 – 30 aprile 2001) a cura di M.C. Di Natale, Milano 2001, pp. 56-57. []
  9. S. Intorre, Coralli trapanesi…, 2016, p. 17. []
  10. A tal proposito v. M.C. Ruggieri Tricoli, Paolo Amato – La corona e il serpente, Palermo 1983; M.C. Di Natale, Apparati effimeri e Arti Decorative: carri di trionfo in corallo, in “OADI. Rivista dell’Osservatorio per le Arti Decorative in Italia”, IV, 7, giugno 2013 (http://www1.unipa.it/oadi/oadiriv/?page_id=1591); Eadem, Il corallo apotropaico e la Santa Patrona, in G. Lo Cicero, Corallo per Santa Rosalia tra Sicilia e Spagna, saggio introduttivo di M.C. Di Natale, Digitalia Rara n. 3, collana di studi diretta da M.C. Di Natale, Osservatorio per le Arti Decorative in Italia “Maria Accascina” 2013, pp. 16-29; Eadem, Carri di Trionfo in corallo per Santa Rosalia Patrona di Palermo, in “MPS Art Report”, n. 183, Febbraio 2014, pp. 11-13. []
  11. Cfr. M.C. Ruggieri Tricoli, Paolo Amato…, 1983, p. 32. []
  12. Cfr. M.C. Ruggieri Tricoli, Paolo Amato…, 1983, p. 54. []
  13. Cfr. M.C. Ruggieri Tricoli, Paolo Amato…, 1983, p. 55. []
  14. M.C. Di Natale, scheda II.49, in Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento, catalogo della Mostra (Trapani, Museo Regionale Pepoli, 1 luglio – 30 ottobre 1989) a cura di M. C. Di Natale, Milano 1989, pp. 222-223. []
  15. Ibidem, p. 222. []
  16. A tale proposito cfr. M.C. Di Natale, Cfr. M.C. Di Natale, San Giorgio nella cultura artistica siciliana, in R. Cedrini – M.C. Di Natale, Il Santo e il Drago, Palermo 1993, pp. 112-114 []
  17. Biblioteca Centrale della Regione Siciliana “A. Bombace”, Fondo Accascina, doc. n. 110.8.A.00026; v. anche Il Fondo Accascina (1922 – 1979) – Inventario, a cura di Rita Di Natale, Palermo 2014. Le due mazze del Municipio di Caccamo sono state pubblicate in R.F. Margiotta, La mazza d’argento dell’Universitas di Prizzi, in Estudios de Platería. San Eloy 2009, a cura di J. Rivas Carmona, Murcia 2009, p. 468. Per il Fondo Accascina vedi anche la sezione ad esso dedicata sul sito dell’Osservatorio per le Arti Decorative in Italia, http://www.oadi.it/fondo-accascina/. []
  18. M.C. Di Natale, Ad laborandum…, in I grandi capolavori…, 2013, p. 51. []
  19. T. Tasso, Gerusalemme Liberata, Canti II, III, IX, XI e XII. []
  20. A. Daneu, L’arte trapanese del corallo, Milano 1964, p. 144, Tav. XXXIII. []
  21. M. Vitella, scheda n. 88, in I grandi capolavori…, 2013, pp. 160-161, che riporta la bibliografia precedente. []
  22. D. Scandariato, scheda n. 89, in I grandi capolavori…, 2013, pp. 162-163, che riporta la bibliografia precedente. []
  23. M. Vitella, scheda n. 36, in Splendori di Sicilia…, 2001, p. 494; M.C. Di Natale, scheda n. 90, in I grandi capolavori…, 2013, p. 164. []
  24. Cfr. V. Abbate, scheda n. 79, in I grandi capolavori…, 2013, p. 150, che riporta la bibliografia precedente. []
  25. M.C. Di Natale, Arti decorative a Palazzo Abatellis: il Trionfo con Immacolata, in 1954 – 2014 Sessanta anni della Galleria e delle sue collezioni a Palazzo Abatellis, a cura di G. Barbera, Messina 2015, pp. 104-107. []
  26. V. Abbate, schede n. 156 e 157, in L’arte del corallo…, 1986, pp. 342-345; cfr. pure M.C. Di Natale, scheda I,15 in  Wunderkammer siciliana alle origini del museo perduto, catalogo della mostra a cura di V. Abbate, Napoli 2001, p. 104. []
  27. M.C. Di Natale, Oro, argento e corallo…, in Splendori di Sicilia…, 2001, pp. 22-69. []
  28. M.C. Di Natale, scheda n. 102, in I grandi capolavori…, 2013, pp. 178-179. []
  29. V. nota 10. []
  30. Cfr. M.C. Di Natale, Ad laborandum…, in I grandi capolavori del corallo…, 2013, pp. 49-50. []
  31. M. Serraino, Trapani nella vita civile e religiosa, Trapani 1968, p. 113; R. Vadalà, ad vocem, Bova Vito, in Arti decorative in Sicilia. Dizionario biografico, a cura di M.C. Di Natale, I, Palermo 2014, p. 77. []
  32. Cfr. M.C. Di Natale, Ad laborandum…, in I grandi capolavori del corallo…, 2013, pp. 49-50. []
  33. Sulla collezione Koelliker v. L. Torretta, Nello studiolo di Koelliker, in “Il Sole 24 Ore”, 30 novembre 2008, http://goo.gl/m3e4FQ. []
  34. M.C. Di Natale, I coralli della Santa Casa di Loreto, in Sicilia ritrovata. Arti decorative dai Musei Vaticani e dalla Santa Casa di Loreto, a cura di M.C. Di Natale, G. Cornini, U. Utro, catalogo della Mostra (Monreale, Museo Diocesano, 7 giugno – 7 settembre 2012), Palermo 2012, pp. 122-123 e Figg. 12-13-14. []
  35. Doc. IV, in Appendice Documentaria, a cura di R.F. Margiotta, in Sicilia ritrovata…, 2012, p. 189. []
  36. M.C. Di Natale, I coralli della Santa Casa di Loreto, in Sicilia ritrovata…, 2012, p. 124. []
  37. P. Palazzotto, scheda V.10.1, in Materiali preziosi dalla terra e dal mare nell’arte trapanese e della Sicilia occidentale tra il XVIII e il XIX secolo, catalogo della Mostra (Trapani, Museo Regionale “A. Pepoli”, 15 febbraio – 30 settembre 2003) a cura di M.C. Di Natale, Palermo 2003, p. 257. []
  38. P. Palazzotto, scheda V.10.3, in Materiali preziosi…, 2003, p. 258. []
  39. M. Mosco, scheda V.10.4, in Materiali preziosi…, 2003, p. 259. []
  40. J. Kriegseisen, Avorio e corallo. La statua di San Sebastiano del convento dei gesuiti a Święta Lipka (Polonia), in “OADI – Rivista dell’Osservatorio per le Arti Decorative in Italia”, n. 8 – Dicembre 2013, DOI: 10.7431/RIV08072013, http://www1.unipa.it/oadi/oadiriv/?page_id=1805. []
  41. P. Virga, S. Sebastiano: iconografia e arte in Sicilia, Palermo 1993. []