Lucia Ajello

lucia.ajello@uniroma1.it

Il “cornigiaro” Francesco Perone e il pittore Luigi Gentile, due nomi per un quadro custodito  ad  Alba de Tormes

DOI: 10.7431/RIV15052017

All’interno del convento de la Anunciación de Nuestra Señora de Carmelitas Descalzas di Alba de Tormes in Salamanca, percorrendo gli ambienti, ormai musealizzati, tra i diversi manufatti di origine spagnola, italiana, tedesca e di altre nazionalità, si può ammirare un quadro con cornice d’argento raffigurante il tema iconografico della Presentazione al Tempio1 (Fig. 1).

Una cornice ovale di medio formato2, in argento inciso e cesellato, si qualifica per una colomba con il ramo di ulivo; è decorata con fiori e frutti ben distribuiti nello spazio; degli intagli circolari conducono sapientemente lo sguardo ad ammirare il  soggetto iconografico: Maria, genuflessa, porge Gesù Bambino al cospetto di San Simeone, due piccoli chierici assistono alla scena, tenendo dei candelieri con la fiamma accesa.  Un candeliere con sette braccia ed un incensiere dorato sono posti sull’altare, San Giuseppe ha  in mano la gabbia con le tortore, diverse figure partecipano al sacro momento così come dei cherubini in alto tra le nubi, in un tempio in cui ogni particolare architettonico è degno di nota.

L’opera non presenta punzoni o firme degli autori, ma il retro in lamina dorata di rame reca uno stemma appartenente a Innocenzo X Pamphilj, che rivela una significativa traccia per comprendere chi abbia potuto realizzare il quadro per il pontefice romano, in un arco temporale che oscilla tra il 1644 e il 1655, ovvero negli anni del suo pontificato (Fig. 2).

Lo studio conseguito presso l’archivio di Stato di Roma ha consentito, dunque, di reperire utili informazioni per formulare delle ipotesi attributive e svelare i possibili nomi dell’argentiere che ha realizzato la cornice e il pittore del soggetto iconografico. L’analisi completa dei registri di pagamento datati tra il 1644 e il 1655 ha consentito di verificare come tra i diversi conti per gioiellieri, setaroli, falegnami e altre maestranze si ripetessero con insistenza le voci di spesa per l’argentiere romano Francesco Perone3 e il pittore belga Louis Cousin, noto in Italia con il nome  Luigi Gentile4. Entrambi hanno lavorato assiduamente per il pontefice, realizzando almeno 15 cornici d’argento  e altre suppellettili l’uno e 27 dipinti l’altro, intensificando la propria attività al servizio del papa negli anni che vanno dal 1646 al 1650. La descrizione delle opere ha permesso di evidenziare una metodologia di lavoro coerente sia per l’argentiere che per il pittore, mostrando una scelta di temi iconografici conforme al quadro custodito oggi nella provincia di Salamanca. I dipinti si contraddistinguono, dunque, per temi iconografici relativi all’infanzia e la vita di Cristo e gli argenti per la presenza di colombe, simbolo araldico della famiglia del pontefice, di motivi fitomorfi, dell’attaccaglia, ovvero quel piccolo oggetto metallico fissato sul retro della cornice in alto che serve per appendere il quadro e per la presenza costante dello stemma nel retro realizzata con un procedimento tecnico che più avanti si descriverà nei particolari.

Così come hanno messo già in evidenza Gash e Montagu5, in un contributo relativo all’attribuzione di un’altra opera alla coppia d’arte Perone-Gentile, i primi lavori per Innocenzo X risalgono per entrambi al 1646.  Perone, definito “Cornigiaro”, viene incaricato nella data del 9 gennaio 1646 di «pigliar argenti da far cornici per pitture e quadri»6 e successivamente il 18 dello stesso mese si rileva  che dovrà farne quattro7.  Gentile, viene pagato per un olio su rame raffigurante una Madonna col putto S. Giuseppe et angioli in un paese nel medesimo 18 gennaio 16468.  Parallelamente, in quello stesso anno, entrambi vengono pagati per dei lavori effettuati; il pittore è  pagato sessanta scudi9 per due dipinti in rame e il 6 giugno del 1646 si rileva in una voce di spesa l’esecuzione di tre cornici realizzate da Perone10. Nel 1647 Perone viene pagato per altre cornici, le quali  come risulta  dai documenti, si qualificano per  festoni e decorazioni con motivi floreali e fitomorfi e il motivo ricorrente della colomba con il ramo di ulivo11. Ogni cornice reca sempre sul retro lo stemma del pontefice. Le cornici, si specifica, «che siano di quei quadri de quali sia eseguita la mente»12. La puntualizzazione conferma la funzione delle cornici, l’utilizzo esclusivo di esse per dipinti e non subordinate a specchi o ad altri manufatti.

Per quanto concerne Luigi Gentile, un aspetto di cui si deve tener conto è che nel saldo dei quadri del pittore, ci si imbatte soventemente in Alessandro Algardi: il celebre artista, godendo della fiducia del pontefice, tara il pagamento che ritiene più opportuno e fa da trait d’union tra il pittore e le figure legate alla tesoreria vaticana. Si nota, pertanto, che pur dimostrando interesse per i dipinti su rame realizzati dal Gentile, diminuisce puntualmente le richieste di pagamento del pittore nativo di Bruxelles da cinquanta a trenta scudi13. Si cita, a titolo esemplificativo, il suo giudizio relativo a quattro quadri realizzati da Gentile nel 1650. Il Cavalier Algardi si compiace scrivendo: «Io infatti ho veduto e considerato li soprad. Quattro quadri quali sono fatti d’ottimo gusto e di bon disegno et ben coloriti et a me pare che se li possano pagare trenta scudi l’uno, Io Alessandro Algardi mano propria»14.

Algardi, talvolta, compare nelle voci di pagamento relative a Perone dimostrando in questo caso di collaborare con l’artefice per la fattura di diverse opere in argento, come si approfondirà in seguito. Proseguendo con la lettura dei pagamenti è possibile soffermarsi su particolari procedimenti tecnici che illustrano il modus operandi di Perone, il quale nel richiedere il pagamento per una cornice in argento di piastra cesellata15, mette in evidenza di aver eseguito un ornamento con pigne e fogliame d’argento e aver realizzato il retro della cornice, intagliando le armi che caratterizzano lo stemma di Innocenzo X e dorando il rame della piastra con una moneta da quattro zecchini, procedimento che ritroviamo analogo nel retro della cornice oggetto di questa disamina. Perone viene retribuito per l’intero pagamento nel marzo del 1648. Nello stesso anno, nei documenti si rilevano ulteriori opere eseguite da Luigi Gentile16 e finalmente si scorge un soggetto iconografico analogo a quello del nostro quadro, custodito nel convento spagnolo, ovvero, «La Presentazione di Gesù Cristo al Tempio con S. Simeone e altre figure»17. Oltre a questo dipinto, Gentile viene pagato nella stessa ricevuta anche per il  Battesimo di «Gesu Christo con Giovanni Battista e con un Dio Padre nel Cielo e angeli» e per una «Madonna con Christo e Elisabetta e Giovanni e S. Giuseppe». Si puntualizza che non si specifica in questa ricevuta che l’opera sia eseguita in rame,  ma controllando il resto delle fatture legate al pittore si può constatare che è sempre retribuito per i suoi lavori su rame 30 scudi, cifra che si legge per il saldo di quest’opera. Tale indizio può condurre al ragionamento che lo stesso importo possa  indicare un’analoga esecuzione, sebbene non specificata.
Bisogna segnalare che Bertolotti18, nel suo volume pioneristico dedicato agli artisti stranieri a Roma, trascrive  a proposito di Gentile una Presentazione al Tempio con San Simone e altre figure attribuita al pittore originario di Bruxelles19. Il reperimento e l’analisi del documento originale rivelano in realtà la presenza di San Simeone, iconograficamente coerente con il soggetto e presente nel quadro di acquisizione spagnola.

Al di là dei documenti ritrovati, comunque, è opportuno notare come il dipinto presenti una cifra stilistica coerente con quella di Gentile.

Già Cruz Valdovinos che ha individuato per primo l’opera al convento di Alba de Tormes, riconoscendo la fattura romana della cornice in argento, rispetto all’autore del dipinto ha scritto: «No es tampoco fácil identificar al autor de la pintura entre los muchos pintores activos en Roma en los años centrales del siglo XVII. Se trata de un classicista con derivaciones de Reni y del Pietro da Cortona inicial. Podrìa ser alguno de los que trabajaron con el gran artifice en la basilica de San Marcos [...]»20 Lo studioso spagnolo, pur non attribuendo l’opera ad un pittore in particolare, ritiene che possa far parte della cerchia di Pietro da Cortona e che abbia realizzato con il maestro dei lavori nella basilica di San Marco. Luigi Gentile, ovvero Louis Cousin, il pittore di Bruxelles, trasferitosi a Roma nel 1629, ha effettivamente realizzato nel secondo altare a destra della basilica di San Marco La visione dei ssAntonio da Padova e Giovanni Battista entro il 166521. Il dipinto presente in Spagna è conforme allo stile del pittore originario di Bruxelles. A tal proposito, risulta interessante riportare ciò che scrive Passeri nel valutare le abilità artistiche del pittore nelle raffigurazioni di opere in scala ridotta: «In figure piccole era assai di valore, perché oltre il finirle con diligenza grande, le faceva di assai buon gusto e vaghe, [...]perché si vedeva in quella una certa esattezza di disegno e di componimento, poco praticato da quelli che sogliono dipingere in piccolo»22. Mettendo a confronto l’opera con diversi soggetti di Cousin/Gentile, religiosi e non, è possibile notare una medesima attenzione allo spazio architettonico entro cui si muovono i personaggi ritratti e l’attenzione di derivazione fiamminga per i dettagli come si può notare nel Ritratto maschile della collezione Blackley di Londra, nonché nella Sacra famiglia con S. Giovannino e S. Elisabetta della Pinacoteca Capitolina di Roma. Nei soggetti religiosi si nota spesso l’espediente compositivo dei cherubini che dall’alto assistono alle diverse scene sacre, come è evidente nel quadro che raffigura Madonna con Bambino, san Giovanni Battista e S. Antonio da Padova della Basilica di S. Marco Evangelista al Campidoglio di Roma o nell’affresco che ritrae l’Annunciazione della Chiesa dei SS. Domenico e Sisto di Roma.

Tornando ai documenti relativi all’opera del convento de Carmelitas Descalzas de Alba de Tormes, le altre ricevute legate a Francesco Perone tra il 1648 e il 1649, dimostrano compiutamente la sua attività di cornigiaro; si menziona quella del 16 luglio 1648  che riguarda cornici per quadri commissionate da papa Innocenzo X,«A S. di N.S. haver fatto una cornice di Argento di piastra con festoni di frutti che presenta l’attaccaglia e nel retro lo stemma del pontefice»23. L’argentiere viene pagato anche per un’altra cornice di piastra in argento «in ottangolo con palombe e gigli e putti e taccaglia»24 . Entrambe le cornici, si specifica, servono anche in questo caso per dei quadri.

Nell’ottobre del 1648 Perone viene remunerato per una cornice di piastra ovata25, la cui forma descritta è attinente a quella presente in Spagna26 e inoltre la cronologia sarebbe coerente per il dipinto «Presentazione al tempio con San Simeone e altre figure» retribuito a Gentile all’inizio del 1648. È doveroso segnalare che Perone, sebbene avesse ricevuto numerose richieste, non sia stato l’unico argentiere a realizzare cornici per il pontefice negli anni del suo papato. Tra i carteggi esaminati si legge anche di altri esemplari realizzati da maestri attivi in quegli anni e specializzati in diversi ambiti dell’oreficeria; la descrizione di queste cornici non corrisponde a quella oggi in Spagna. Ad esempio, si menziona tra i pagamenti rinvenuti nel 1645 un quadro in pietra d’ametista realizzato da Cesare Doria, coronaro, pagato 120 scudi, il pagamento per Moretti, gioielliere, per un quadro d’argento e rame dorato con il piano di lapis dalla lunghezza di un palmo e un’acquasantiera di rame dorata guarnita d’argento27.

Le descrizioni delle cornici realizzate da Perone  in parallelo all’attività di Gentile convincono sulla possibilità che abbia realizzato quella custodita oggi in terra spagnola. La presenza ricorrente del ramo di ulivo, nonché della colomba, la descrizione dei frutti e di altri motivi fitomorfi illustrati nelle fonti documentarie sembrano connotare lo stile dell’argentiere nel periodo del papato pamphiliano. Perone, nella storia dell’argenteria romana, sembra quasi un personaggio di un romanzo di formazione: nato nel 1610 fino agli anni quaranta del Seicento realizza solo lavori di «stagnaro» e «calderaro».  A tal proposito, si segnala la sua cornice ovale in rame dorato del 1641, adorna di foglie di lauro per il mosaico raffigurante il fiorentino Barbardori del mosaicista Calandra28, la quale può essere messa a paragone con la cornice in argento del quadro attribuito a Cousin, non solo per la forma ovale e una decorazione fitomorfa ma anche per la bordatura liscia che enfatizza, al contempo, la stessa decorazione e il soggetto rappresentato. Perone, misurandosi con materiali ben più preziosi, nel 1645 ottiene la patente di argentiere, tanto da realizzare, come si rileva nei documenti relativi a Innocenzo X, una cassa reliquiaria29 in argento per il  corpo di Santa Beatrice su disegno di Algardi30, offerta in dono del papa a Maria Anna d’Austria,  regina di Spagna che si trovava a Milano nel 165031; all’opera, come emerge dalla notizia documentaria, partecipano a vario titolo diversi maestri dell’epoca: il forestiero Cristian Leleke, Santi Lotti per la tara delle varie parti dell’opera, il  maestro veneziano Antonio Di Giacomo,  per i cristalli di cui era composta la cassa32.  Dalle fonti documentarie emerge,inoltre, come il cornigiaro Perone negli anni diventi sempre più indispensabile per Innocenzo X, realizzando non solo ornamenti su disegno di Algardi33 ma anche  un numero cospicuo di manufatti per il papa: nel 1652 «una cornice in argento e sei mensole con cherubini e il piede di una custodia che porta in processione il giorno del Corpus Domini»34 e nel 165335 è autore delle cornici di rame cesellate «con palombe e gigli e fogliame per specchi» per la sua carrozza personale36.

Gash e Montagu, come già accennato, in un contributo del 1980, hanno ricondotto al “sodalizio artistico” Perone-Gentile un quadro raffigurante l’Assunzione con cornice d’argento che presenta sul retro lo stemma di Innocenzo X37. L’opera, oggi conservata al Museum of the Order of saint John di Londra, potrebbe essere posta in comparazione con quella di acquisizione spagnola, sebbene in questo caso la cornice sia disegnata da Algardi. Non sorprenderebbe, quindi, che anche l’opera custodita ad Alba de Tormes possa essere attribuita alla ormai celebre coppia d’arte.

È noto, infatti, come questi quadri di medio formato fossero dei veri e propri doni del pontefice destinati a figure di spicco del clero e della nobiltà internazionale. Sono registrate, negli anni dei lavori di Perone e Cousin, diverse opere in falegnameria per casse che dovevano trasportare quadri e altri oggetti; in particolare in un conto del Sacro Palazzo si trascrive che tali casse erano realizzate nel 1649 per trasportare quadri con cornici di argento38.

Nella voce riferibile al pittore belga del Dizionario Biografico degli Italiani edito dalla Treccani si legge: «di particolare interesse sarebbe la ricerca di quei dipinti di piccole dimensioni, spesso citati nei documenti, di cui si è persa fino a oggi ogni traccia»39.

L’identificazione del quadro custodito ad Alba de Tormes come opera di Cousin si rivela pertanto preziosa perché può aggiungere un tassello significativo alla ricerca di opere del pittore nativo di Bruxelles.

La presenza all’interno del museo carmelitano potrebbe spiegarsi quindi come dono di Innocenzo X a uno dei membri del casato dei duchi di Alba o un regalo al convento in cui sono custodite le spoglie di S. Teresa de Avila, alla quale Innocenzo X era devoto, come dimostra la sua scelta di inserire il culto obbligatorio della festa della santa nel 164540. Si ritiene opportuno, altresì, menzionare un episodio storico che potrebbe fornire un ulteriore spunto di ricerca per  comprendere  i motivi per cui  quest’opera si trovi  al convento fondato da  Santa Teresa. Le  nozze tra Anna Pamphilj e Andrea III Doria Landi celebrate nel 1671, dunque ventidue anni dopo la fattura dell’opera, hanno dato luogo a dei grandi festeggiamenti per i quali sono accorse figure di spicco del clero e della nobiltà presenti in Italia41. In particolare, si registra la presenza di Don Antonio Pedro Alvarez Osorio Gomez de Avila che figura come procuratore dello sposo; i resoconti delle celebri nozze registrano tutto lo sfarzo immaginabile soffermando l’attenzione sui regali successivamente scambiati tra l’ambasciatore di Spagna e la novella sposa42. Non si menziona il quadro oggetto di questa disamina, ma tra i doni scambiati in quella occasione di festa si cita un quadretto “rappresentante in basso rilievo la Natività di Nostro Signore” donato da Benedetto alla sorella Anna, che era stato realizzato da Algardi, morto 17 anni prima delle nozze43. Si mette in evidenza quindi come la circolazione di questi quadri di piccolo formato in argento non si arrestasse con la fine del papato pamphiliano ma, al contrario, con il tempo acquisissero maggiore importanza e valore.

L’analisi dei documenti e i riscontri storico-artistici mettono nuovamente in luce questo quadro in cui contenitore e contenuto, cornice e composizione pittorica, risultano di pari, pregevole valore. Grazie a uno stemma è stato possibile rintracciare i suoi possibili autori, riscoprire la loro storia e fornire possibili giustificazioni perché questa preziosa opera raffigurante la Presentazione al Tempio sia oggi al Convento de Carmelitas Descalzas de Alba de Tormes.

Referenze fotografiche

CARMUS/F. Cañizal (Autore)
Si ringrazia José Luis Gutiérrez Robledo, Direttore del Museo carmelitano Teresa de Jesus en Alba de Tormes per la riproduzione delle immagini.

  1. Il quadro è stato oggetto di una conferenza che ho tenuto per Esrarc 2016, l’ottavo Simposio Europeo di Arte Sacra tenuto presso l’Università della Tuscia di Viterbo. Cfr. L. Ajello Francesco Perone and Luigi Gentile Two artists for a gift of Innocent X in ESRARC 2016 8th European Symposium on Religious Art, Restoration & Conservation Proceedings book a cura di C. Pelosi et. Al. Viterbo pp. 29-32. Cfr. pure L. Ajello, Il Museo Virtuale degli argenti romani nelle collezioni internazionali (XVI-XVII secolo), Tesi di Dottorato, facoltà di Lettere e Filosofia, Dipartimento di Storia dell’Arte e Spettacolo, Sapienza Università di Roma A.A. 2014-2015, pp.88-101. []
  2. L’opera misura 53x 54 cm. []
  3. Per approfondire la figura dell’argentiere Francesco Perone si veda C. Bulgari, Argentieri, gemmari e orafi d’Italia Roma 1958, II p.257; J. Montagu, Gold, Silver and Bronze, New Haven and London 1996, p.49. L’argentiere viene citato anche per i suoi lavori in S. Pietro in R. Battaglia, La Cattedra Berniniana di San Pietro, Roma 1943, passim. []
  4. Per un breve excursus sul pittore Cousin/Gentile si veda G. B. Passeri, Vite de’ pittori, scultori ed architetti [Roma 1772], a cura di J. Hess, Wien 1934, pp. 241-244; I. Hoogewerff, Quadri olandesi e fiamminghi nella Galleria d’arte antica in Roma, in L’Arte, XIV (1911), p. 370; J. Immerzeel, De Levens en werken der Hollandsche en Vlaamsche Kunstschildersbeeldhouwersgraveurs en bouwmeesters, Amsterdam 1974, I, p. 275. []
  5. J. Gash-J. Montagu, AlgardiGentile and Innocenzo Xa rediscovered painting and its frame, in The Burlington Magazine, CXXII (1980), pp.55-60. []
  6. «Ill.mo mons. Tes. Gen.le si compiacerà ord sia spedito f. perone cornigiaro in ponte a buon conto di sue fatture a pigliar argenti da far cornici per pitture e quadri conforme da noi verrà ordinato a depos. E lebagio le mani palazzo li 9 gennaio 1646». A.S.R. Camerale I b.1013 f. 95. []
  7. «Lorenzo Matteini depos. Generale le piacerà di pagare a Francesco Perone cornigiaro scudi cento di m.ta se gli fanno pagare  a buon conto di sua fattura et argento che doverà prima farne cornici 4 a guarnire pitture e quadri in conformità della sopradetta attest di Mon Maggi che sigi pagati con ricevuta lì 18 gennaio 1646» Ibidem []
  8. A.S.R. camerale I b. 1013. []
  9. Ivi f. n. 116. []
  10. Ivi f. n.160. []
  11. A.S.R. camerale I b. n. 1013 ff. 159- 160-225. []
  12. « ill.mo Mons G.nale di N.S. si compiacerà che sia spedito mandato di dugento ottantasei e cinquanta in persona di Francesco Perone che si pagasse per il conto di cornici fatte da lui che siano di quei quadri de quali sia eseguita la mente bacio le mani li 26 ott. 1647» A.S.R.  camerale I b.1013 f. 225. []
  13. Nei fogli analizzati relativi al pagamento per i lavori di Gentile si legge puntualmente la dicitura: «io sottoscritto havendo veduto e ben considerato li quadri del sig. Gentile il mio parere che li possano pagare trenta l’uno Alessandro Algardi» cfr. A.S.R. camerale I b. 1013 ff. 199- 233-283-300-351. Le valutazioni di Algardi sulle opere di Gentile è approfondita pure da J.Gash J. Montagu, AlgardiGentile and Innocenzo X.., 1980,  p.59. []
  14. «Conto delli quadri fatti a Servizio di N.S. dal monsignor Segni Maggiordomo di S.M. Prima un quadro ovato in rame ove è dipinto La Madonna della Pietà con N.ro signore Le tre Marie e qualche puttino che piangono Un altro ovato ove è dipinto L’adorazione dei tre Magi. Terzo una Madonna con il Bambino San Giovannino e S. Giuseppe con angiolini. Quarto un ottangolo ivi dipinto la visitazione della Madonna e S. Elisabetta con S. Giuseppe e San Gioacchino e una gloria di Angioli di prezzo Cinquanta scudi l’uno fatti da me Luigi Gentile. Io infatti ho veduto e considerato li soprad. Quattro quadri quali sono fatti d’ottimo gusto e di bon disegno et ben coloriti et a me pare che se li possano pagare trenta scudi l’uno Io Alessandro Algardi mano propria. Illmo e Rev. Mo Mons thes Genle compiacerà di ordinare sia spedito mandato di 120 moneta in persona di Luigi Gentile Pittore per il prezzo delli suoi quattro quadri datti da lui di n.ro ordine per eseguire la mente di n i quali furono stimati dall’Alessandro Algardi come dice di sopra nel suo conto et le bacio le mani palazzo li 24 maggio 1650 Lorenzo B. Mons di S. Pietro le piacerà pagare a Luigi Gentile Pittore scudi centoventi dei quali se li fanno pagare al prezzo di quattro quadri fatti e consegnati da esso a servizio dala retroscritta attestazione di Mons Maggiordomo con ric data in Camera Ap.lica  li 29 Maggio 1650.» A.S.R. camerale I b. 1013 f.351. []
  15. «Ill.mo Papa Innocenzo X per haver fatto una cornice argento di piastra cesellata e la taccaglia spesa per una fattura di cornice e taccaglia 45 per aver intagliato l’arme con fogliame e il rame agiustato su cornice 6.50 per quattro zecchini messi per indorar il suddetto rame per fattura con imbrunitura1/2 per aver fatto un ornamento con pigne e fogliame d’argento 36 per fattura del suddetto ornamento 60 per aver intagliato l’arme con fogliame per il rame agiustato a la cornice 6.50 cornice 6.50 per l’indoratura del rame 2/2 si compiacerà ordinare sia spedito mandato di 187 e 96 nella persona di di Francesco Perone Argent per saldare intiero pagamento Marzo 1649 Ant. Alfieri» Ivi f.184. []
  16. Nel luglio dello stesso anno, Gentile è pagato per due quadri dipinti in Rame: in uno è ritratta “una Maternità di Christo” e nell’altro  «Christo che abbraccia la Croce con un Dio B.te e parecchie angioli che portano li misteri della Passione». Si veda A.S.R. camerale I b. 1013. []
  17. «conto delli quadri fatti per ill.mo mons Segni Maggiordomo di N.S.  un battesimo di Gesu Christo con Gio.Battista e con un Dio Padre nel Cielo e angeli. Un altro La presentazione di Gesù Cristo al Tempio con S. Simeone e altre figure. Un altro una Mad.a con Christo e Elisabetta e Gio, e S. Giuseppe a 50 l’uno Luigi Gentile.
    Avendo visti li tre quadri e ben considerato al valor di detti quadri che meritano scudi 30 io Alessandro Algardi Mano propria Ill. rev. Thes. G.le si compiacerà ordinare  sia spedito mandato di scudi novanta nella persona di Luigi  gentile Pittore per aver delli suddetti tre quadri fatti da lui di nostro ordine per eseguirne la mente A N.S. le bagio le mani 23 gennaio 1648 Antonio Alfieri Il Sig. Pietro Nerli depos le piacerà di pagare a Luigi Gentile Pittore scudi novanta di queli se li fanno pagare per il prezzo di tre quadri fatti da lui per eseguirne la mente di N.S. conforme il conto  precedente di Mons Maggiordomo N.S. li 3 febbraio 1648»A.S.R. camerale 1 b. 1013  f. 233. []
  18. A. Bertolotti, Artisti belgi e olandesi a Roma nei secXVI e XVII, Firenze 1880, pp. 144-146, 184. []
  19. Ibidem []
  20. J.M. Cruz Valdovinos, Scheda n. 69 in Plateria Europea en España 1300 1700 Madrid 1997 pp.232-233. []
  21. P.Dengel, Palast und Basilika SMarco in Rom, Roma 1913, p. 93. []
  22. G. B. Passeri, Vite de’ pittori…,1722, p.252. []
  23. A.S.R., camerale I  busta 1013, 26 luglio 1649 []
  24. Ibidem. []
  25. «adì 16 ottobre 1648 la S.a’ di N.S. Papa Innoc. X deve haver fatto una Cornice d’argento di piastra ovata pesa dot otto e 12 a 12 libbra 32,50 Per fattura della sud. Cornice 55, per scudi sei e 50 per intagliar l’arme e lil rame aggiustato con la cornice per quattro zecchiuni indorar il sud. Rame oro, fattura e imbrunitura[…] ad’ 7 novembre 1648 io sottoscritto M Segni maggiordomo ho tarato il sudetto conto e d’accordo fatto 29,55 per saldo e intiero pagamento centosettantacinque e 50 di tara. Antonio Ghirlandari [..] si compiacerà ordinare sia spedito mandatato di cento settantacinque e 50 in persona di Fran perona argentiere sono per saldo et intiero pagamento del restroscritto conto di conrice fatta da lui in servitio di diversi quadri dei quali n’è seguita la maente di S.a e le bacio le mani li 9 novembre 1648 ». A.S.R. camerale I b.1013 f. 276  Si veda anche  J.Gash J. Montagu, AlgardiGentile and Innocenzo X.., 1980 p.60. []
  26. Nel 1649 e precisamente il 7 febbraio Perone è retribuito per una cornice d’argento di piastra ovata con le seste di cherubini e fogliami benché la forma possa essere analoga alla cornice oggetto di questa disamina, la descrizione dei cherubini escluderebbe la possibilità che si tratti dell’esemplare di acquisizione spagnola Si veda . A.S.R. camerale I b. 1013 f. 295. []
  27. A.S.R., 1013 FF. 36-37 Adì 29 gennaio 1649. []
  28. A.Gonzales Palacios, Di alcuni oggetti del Cardinal Francesco Barberini in (a cura di) V. Cazzato et al. La festa delle arti scritti in onore di Marcello Fagiolo per cinquant’anni di studi, Roma Vol 1. 2014 pp.352-357. []
  29. «E.mo Rev. Mons Thes.re di N.S. si compiacerà ordinare sia spedito mandato di scudi Seicento in persona di Francesco Perona argentiere d’una cassetta d’argento che doverà fare per mettere reliquie confome l’odrine di SS a lei bacio le mani 29 Xmbre 1649»A.S.R. camerale I busta 106 Giustificazioni diverse n.15 f.139. []
  30. Algardi ha prodotto un numero discreto di disegni per urne reliquiarie. Degni di nota sono alcuni disegni pubblicati da diversi studiosi. Si menziona pertanto il disegno di una cassa reliquiaria supportata da un angelo oggi al Gabinetto Nazionale delle Stampe di Roma  e un disegno per l’urna reliquiaria per Santa Francesca Romana custodito presso il Museo degli Uffizi di Firenze si veda J. Montagu, Alessandro Algardi New Haven- London 1985 fig. 182-183. Altro disegno con medesimo tema pertiene alla figura di un santo guerriero attribuito ad Algardi custodito alla Biblioteca Vaticana e realizzato intorno al 1640 cfr. M. Heimbürger Un disegno certo dell’Algardi e alcuni probabili di Gregorio Spada in “Paragone”  n. 239 (1969) pp.59-68 fig, 33. []
  31. A.S.R., 1013 Foglio 315-316 Adì 14 maggio 1649 il documento è  stato menzionato  da Jennifer Montagu cfr.  J. Montagu, Alessandro Algardi… 1985, p.386 che riporta la precedente bibliografia. []
  32. Ibidem []
  33. A.S.R. camerale 1 busta n.1020 ff. 24-25 Jennifer Montagu menziona  una cornice in argento realizzata da Perone nel 1650 su disegno di Algardi da collegare  a  un olio su rame raffigurante la Sacra Famiglia in un paesaggio con angeli di Luigi Gentile. L’opera potrebbe rappresentare un ulteriore lavoro nato dal sodalizio artistico dei tre artisti.  cfr. ivi p.457-458. []
  34. «Alla S.ta di S. papa innoce.Dec. deve dare per una cornice di argento di piastra con fogliame e un più grande e per aver fatto sei mensole con cherubini e il piede di una custodia che porta in processione il giorno del Corpus Domini agrandita e abbellita a Francesco Perone argentiere scudi 295 17 agosto 1652» A.S.R. camerale I b. 1020  f.112. []
  35. «cornici di rame cesellate con palombe e gligli e fogliame per specchi realizzate per la carrozza di papa Inn.X da Francesco Perone, 29 aprile 1653 » A.S.R. camerale I b.1020 f. 162. []
  36. Ivi f.162 a proposito della carrozza urge segnalare che Algardi realizza un disegno per una carrozza per il principe Camillo Pamphilj Si veda C. Johnston, scheda n.100 in Algardi l’altra faccia del barocco Catalogo della Mostra a cura di J. Montagu   [Palazzo delle Esposizioni  21 gennaio-30 aprile 1999]  Roma 1999 p.302-303. []
  37. J.Gash-J. Montagu, AlgardiGentile and Innocenzo X..1980 pp. 55-60. []
  38. Ibidem cfr. pure A.S.R., camerale I b. 1013 f. 294. []
  39. Si veda  L. Russo, Cousin Louis Dizionario Biografico degli Italiani (30)  1984. []
  40. cfr. P. F. Federico di S. Antonio Vita di Santa Teresa di Gesù’, fondatrice degli scalzi e scalze dell’ordine di Nostra Signora del Carmine descritta e illustrata con annotazioni vol IV Roma 1837 tipografia Marino e Compagno p.731. []
  41. L. Stagno, Committenze artistiche per il matrimonio di Anna pamphilj e Giovanni Andrea III Doria Landi (1671) in The Pamhilj And The Arts a cura di S.C. Leone Boston, 2011 p.75-55. []
  42. «l’ambasciatore donò ad Anna preziose robbe di filigrana guanti di Spagna e un rosario, la dama ricambiò presentando al marchese di Astorga un bastoncello guarnito di diamanti con dentro un spadino, accio nella sua vecchiaia possa S.E. appoggiare le stanche membra» cfr. Ivi, cfr. note nn.72 , 73 p.72. []
  43. Le ricerche di Stagno dimostrano come il quadretto fosse stato restituito da Anna al fratello Benedetto che all’opera portava particolare affetto . Dai documenti analizzati dalla studiosa emerge anche un ulteriore piccolo quadro relazionato ad Algardi raffigurante la Resurrezione, si veda Ivi p.61. Cfr. pure ivi nota n.77 p.72. []