Fabrizio Tola

fabrizio12tola@gmail.com

Rosalia di Palermo: arte e devozione in Sardegna

DOI: 10.7431/RIV16062017

Tra le varie devozioni giunte in Sardegna nel XVII secolo un posto particolare occupa quella verso S. Rosalia, estranea alla realtà locale e propria di un’altra isola, quasi immagine stessa della capitale di un altro Regno, che faceva anch’esso parte della grande monarchia degli Asburgo di Spagna.

La comune appartenenza alla medesima Corona fu elemento importante nei reciproci scambi culturali e commerciali tra le due grandi isole del Mediterraneo: ne costituisce testimonianza l’importazione di diversi manufatti di grande pregio, tra la Sicilia e la Sardegna, di cui un bell’esempio è il grande tabernacolo argenteo della cattedrale di Cagliari, commissionato dai Consiglieri di Città ad una bottega palermitana e concluso nel 16101. Da non sottovalutare è anche la circolazione di uomini che ricoprirono ruoli di spicco all’interno del sistema di governo nelle due isole, come è stato già evidenziato per il siciliano Luigi Guglielmo de Moncada y Castro (1614-1672), viceré prima di Sicilia e poi di Sardegna, promotore di diverse opere d’arte2.

La diffusione di culti legati a precisi ambiti territoriali è espressione stessa della circolazione di uomini, idee e anche opere d’arte tra domini uniti dalla medesima cultura. Sovente la diffusione della devozione ad un santo “straniero” può essere imputata a diverse cause3. Un ruolo importante in questa mobilità fu garantito dagli ordini religiosi, soliti promuovere alla devozione dei fedeli i propri confratelli, con chiari intenti di proselitismo. Giunge così in Sardegna, ad esempio, la devozione a Maria Maddalena de’ Pazzi (1566-1607), fiorentina dalla straordinaria esperienza mistica, esaltata dai Carmelitani, la cui figura troneggiava nella tela firmata da Francesco Massa (1789) per l’altare maggiore dell’antica chiesa della Madonna del Carmine di Cagliari4. Non da meno furono i Francescani, che promossero nell’isola il culto per Rosa da Viterbo (1233-1251), Bernardino da Siena (1380-1444), Giacomo della Marca (1393-1476), nonché del siciliano Benedetto il Moro (1524-1589).

In questa circolazione di modelli di santità, un posto particolare occupa S. Rosalia, per la quale le fonti scritte e iconografiche attestano come nel XVII-XVIII secolo la devozione in Sardegna non fosse limitata alla chiesa di Cagliari a lei dedicata, gestita dalla Hermandad de los Cicilianos, ma diffusa in diverse altre chiese della città e dell’intera isola.

S. Rosalia a Cagliari nel XVII secolo

Se dobbiamo prestar fede a quanto afferma il canonico cagliaritano Giovanni Spano nella Guida alla città di Cagliari (1861), la chiesa cittadina dedicata alla patrona di Palermo sarebbe stata fondata per voto del Municipio già nel XV secolo5. Sebbene esistano fonti documentarie certe di un culto per Rosalia, in Sicilia, ben più antico del 1624, anno in cui fu rinvenuto il suo corpo sul Monte Pellegrino, appare poco probabile che la devozione sia arrivata così precocemente a Cagliari e che proprio a questa santa, ancora poco conosciuta, i Consiglieri della Città avessero eretto una chiesa in ringraziamento per la fine di una pestilenza. Occorre osservare che ancor prima della sua proclamazione a patrona di Palermo, quale liberatrice dalla peste (1625), il nome di Rosalia era già associato a questo morbo, ma si trattava di un culto non istituzionalizzato, più che altro locale, limitato alla zona del Monte Pellegrino, vicino Palermo, e a quella di Quisquina, nei pressi di Bivona, luoghi secondo la leggenda in cui Rosalia si sarebbe ritirata a vita eremitica6. Sia il suo eremitaggio, sia la morte, collocata nella seconda metà del XII secolo, sono gli unici elementi concordi delle varie versioni leggendarie della sua vita, poi uniformata dopo il ritrovamento dei resti mortali dal gesuita Giordano Cascini, che scrisse la prima biografia della Santa, Vita et inventione Sanctae Rosaliae Virginis Panormitanae (Roma, 1627; Palermo 1631)7. Le diverse tradizioni sulla vita di Rosalia confluirono nel testo sapientemente organizzato dal Cascini, che diede coerenza e sviluppo ai diversi momenti della vita di Rosalia, che divennero canonici nella sua iconografia dagli anni Venti del ‘600: le sue origini aristocratiche, il rifiuto del mondo, il desiderio di solitudine e privazione, la consacrazione della verginità a Dio e il dono della vita per il prossimo nella preghiera e nella mortificazione sono i caratteri distintivi della sua santità. A questi si unì la sua potente intercessione contro la peste e la protezione che esercitò sulla città di Palermo (di cui si sottolineò la sua cittadinanza). Tutto ciò fece di Rosalia un nome diffuso non solo in Sicilia, ma in diverse altre zone, da Genova a Cagliari e anche in Spagna8. L’opera del Cascini è fondamentale nello sviluppo dell’iconografia della Santa9; la sua figura di penitente, in vesti benedettine o francescane, si codifica proprio nel XVII secolo, e i fatti narrati nella Vita furono rappresentati già negli specchi della seconda vara d’argento destinata ad accogliere le reliquie della Santa, realizzata da maestranze siciliane tra il 1631 e il 163710. Le medesime scene funsero da corredo all’edizione in toscano della Vita del Cascini, edita postuma nel 165111, incluse poi nell’ampia trattazione del volume degli Acta Sanctorum curato dal gesuita Joanne Stiling (1748)12. I Gesuiti ebbero un grande peso nella codificazione del culto di Rosalia a Palermo e ancor di più nella sua diffusione. Proprio negli Acta Sanctorum, a differenza di molti altri santi trattati, a Rosalia fu dedicato un ampio lavoro critico della numerosa documentazione sorta intorno alla sua figura.

Questa devozione divenne rappresentativa della città di Palermo dopo i moti rivoluzionari del 1647-1648, grazie alla sapiente azione della classe governativa che propose, attraverso il Festino di S. Rosalia, l’affermazione della grandezza della Santa insieme a quella della città e del popolo palermitano, attraverso il sapiente ricorso ai riti della festa barocca con apparati effimeri, fuochi d’artificio e giostre13.

Appare quindi più probabile che la devozione verso S. Rosalia sia giunta in Sardegna dopo il ritrovamento delle reliquie, nel terzo-quarto decennio del XVII secolo. Abbraccia questa ipotesi il sacerdote palermitano Antonio Anastasi, sacrista maggiore della cappella reale di S. Pietro in Palazzo a Palermo, che assistette ai solenni festeggiamenti che la città di Cagliari dedicava a S. Rosalia ogni 4 settembre, lasciandoci un’accurata descrizione14. La relazione, priva di indicazione cronologica, pare possa datarsi ai primi decenni del XVIII secolo. In essa il sacerdote sostiene che la chiesa di S. Rosalia di Cagliari fu fondata per volere dei Consiglieri della Città nel 1640, a seguito di un voto emesso durante una grave pestilenza, pur senza poterne citare la fonte diretta. Nonostante questa incertezza sulla precisa data di fondazione, è sicuro invece il legame istituzionale della città di Cagliari, nella persona dei suoi Consiglieri, con la Santa. Fu proprio la Municipalità infatti, a donare con atto notarile del 1693 la chiesa alla Congregazione dei Siciliani, che aveva nella cappella della Vergine di Trapani la propria sede15. Fu poi la stessa Congregazione, nel 1740, a concederla ai Francescani Osservanti, promuovendo la costruzione della nuova chiesa nelle forme tardo-barocche sotto la direzione dell’ingegnere militare Augusto de la Vallea (1734-1744)16. La stessa relazione sottolinea il rapporto istituzionale tra la Città e la Santa, quando per la sua festa i Consiglieri assistevano al mattino alla messa cantata e alla predica, e alla sera partecipavano alla processione a cui si dava la massima solennità. Era presieduta dai canonici e beneficiati cagliaritani, assistiti dal clero regolare, tra cui i Cappuccini che portavano in processione il ligneo simulacro, con grande concorso di popolo. Tale legame era illustrato nella pala d’altare che ornava il presbiterio della chiesa, vista dallo Spano del 1861, e oggi non più esistente17. Viene descritta come una grande tela, con al centro la Santa venerata dai cinque Consiglieri della città, in una composizione analoga a quella dell’Immacolata venerata dai Consiglieri del Palazzo Civico di Cagliari o della Vergine del Rosario e i Santi Lucifero e Domenico venerati dai cinque Consiglieri, della chiesa di S. Lucifero, edificata tra il 1646 e il 168218.

Secondo quanto esposto dal reverendo Anastasi la chiesa che sorge oggi nel quartiere della Marina, accanto all’antica porta Villanova, sarebbe la seconda chiesa costruita a Cagliari in onore di Rosalia di Palermo. La prima infatti, sorgeva lì accanto, nel quartiere di Villanova e apparteneva alla giurisdizione della parrocchia di S. Giacomo. Per una questione non indicata, che oppose quest’ultima alla comunità francescana degli Osservanti (presumibilmente di S. Maria di Gesù), la chiesa fu distrutta e la Municipalità volle edificare quella attuale. Questa notizia, di cui non si hanno altre fonti più attendibili, pare trovar riscontro nella descrizione della chiesa di S. Giacomo, redatta durante la visita pastorale del 1659. Sappiamo che nella cappella di S. Sebastiano era conservata una statua lignea di S. Rosalia con la sua pedana, intagliata e dorata. Di questa immagine, aggiunge il relatore: «no se fa festa per digue y se te notissia que es la que era en la Iglesia fundada por lo Sicilians en la present appendissi»19. Ora, come già detto, la chiesa odierna sorge nel quartiere della Marina, e non in Villanova, di conseguenza la statua in questione apparteneva non all’odierna chiesa ma ad un’altra che dipendeva, come riferisce anche il reverendo Anastasi, alla parrocchiale di S. Giacomo, dove fu conservata la statua della titolare dopo la sua distruzione20.

Dell’antica devozione alla santa rimane oggi, nella sua chiesa, ben poco. A seguito delle leggi ottocentesche di soppressione degli ordini religiosi ci fu una generale dispersione degli arredi, di cui abbiamo conoscenza attraverso le fonti archivistiche21. Rimane la bella statua di S. Rosalia, già esistente nel 168722, custodita nel suo marmoreo altare, un tempo quello maggiore, ora collocato nella prima cappella destra affianco al presbiterio. La santa, dall’aggraziata posa barocca e dal volto che ispira devozione, indossa l’abito di penitenza simile a quello dei Francescani riformati (collettini) o dei Cappuccini, con mantella sulle spalle che li distingue dagli altri membri dell’ordine serafico. Con la sinistra solleva un crocifisso, mentre con la destra stringe a se un teschio, in riferimento alla sua vita da penitente. Non rimane più nulla invece delle altre immagini della santa citate nell’inventario del 1756-1757: un secondo piccolo simulacro della Santa, da vestire, diversi quadri che la rappresentavano, e il prezioso reliquiario argenteo donato alla chiesa dal nobile Antonio Maria Coppola nel 175223. Oltre alla diffusione di questa tipologia di oggetti cultuali non è da sottovalutare quella delle immagini devozionali di piccolo formato, destinate al culto privato. Nella chiesa della B. V. della Grazie di Iglesias, annessa nel 1620 ad un monastero di Clarisse, si conservano due statuette in alabastro della Vergine di Trapani e una di S. Rosalia. Opere di sicura provenienza siciliana s’inseriscono in quel filone d’importazione di pregevoli oggetti di lusso documentato, ad esempio, per alcuni gioielli e crocifissi, venduti a Cagliari dallo scultore trapanese Antonio Francesco Brusca nel 1665 e nel 166824.

Santa Rosalia tra peste e arte nella Sardegna del XVII secolo

Esistette dunque una grande devozione per questa Santa a Cagliari nel XVII secolo, perorata dalla stessa Municipalità ma anche espressione della Nazione Siciliana, e probabilmente sostenuta anche dai Gesuiti che ne sollecitarono il culto soprattutto come antidoto alla peste25. Lo stesso fecero anche a Napoli, durante la grande ondata di peste del 1657, quando furono commissionate a Mattia Preti le immagini votive poste a difesa delle quattro porte d’acceso alla città. Furono i Gesuiti a studiarne l’iconografia, di cui oggi però ci rimangono solo i bozzetti preparatori, conservati nel Museo di Capodimonte. Il programma iconografico proponeva l’immagine dell’Immacolata, pura da ogni macchia di peccato e ogni male, invocata dai patroni cittadini, assieme a S. Rosalia, contro l’epidemia che devastava la città26.

Anche in Sardegna questo fu un carattere importante per il culto di Rosalia, diffuso anche grazie ai testi a stampa che ne esaltavano il carattere taumaturgo, come nel volume del padre Manuel Calasibeta, La rosa de Palermo, antidoto de la peste, y de todo mal contagioso (1668), un tempo nella biblioteca dei Gesuiti di Cagliari27. Sebbene i documenti ufficiali degli anni 1652-1656 in cui la Sardegna fu devastata da una grande ondata epidemica (e per la quale la città di Cagliari fu salvata, secondo tradizione, per l’intercessione di S. Efisio) non citino Rosalia tra i santi invocati contro la peste, un suo culto dev’essere sicuramente esistito28. Nella relazione del già citato sacerdote palermitano Antonio Anastasi leggiamo dell’esistenza nella chiesa di S. Efisio di una cappella dedicata alla Santa. Il culto per Rosalia proprio in quella chiesa, dedicata al santo taumaturgo per eccellenza contro la peste, non sembra causale. Descrivendo la cappella egli la ricorda ricchissima di “gioie”, doni votivi, in argento e oro, donati alla santa in tempore pestis29. Esisteva quindi una correlazione stretta tra i due santi, speciali intermediari presso Dio contro la peste, tra cui però prese il sopravvento Efisio, maggiormente legato alla Sardegna rispetto a Rosalia30. La speciale intercessione in tempo di peste è rappresentata anche in una tela votiva della parrocchiale di N. S. delle Grazie di Sanluri, centro agricolo non lontano da Cagliari. Proveniente dalla succursale chiesa di S. Martino rappresenta la Vergine in trono tra i santi Martino, Rocco e Rosalia, e le Anime del Purgatorio. Un devoto, inginocchiato davanti alla Vergine, sicuramente il committente, implora il soccorso divino contro la peste i cui nefasti effetti sono descritti nell’angolo destro del quadro. Opera popolareggiante, consona però ad esprime la devozione verso il divino in un momento di crisi come quello epidemico, in cui non mancò l’affidarsi a S. Rosalia31.

Di tutt’altra qualità, invece, è la tela con S. Rosalia in preghiera della cattedrale di Sassari, datata al secondo quarto del XVII secolo32 (Fig. 1). La Santa, all’interno del suo romitaggio sul Monte Pellegrino, è rappresentata nella consueta iconografia con abito da penitenza e coronata di rose, con ai piedi il libro aperto e il teschio, quasi disturbata nella sua preghiera rivolta al crocifisso dagli angeli che le porgono un serto di rose. La scena, seppur con qualche differenza, riprende una composizione presente anche nella Vara argentea del 1631 e illustrata nella Vita del Cascini nell’edizione del 1651 (Fig. 2).

A Sassari il culto per la Vergine palermitana pare assai diffuso nel XVII secolo. Ne sono testimonianza infatti, anche altre due tele custodite nella chiesa della SS.ma Trinità: una rappresenta S. Rosalia incoronata dal Bambino Gesù seduto in braccio a Maria, desunta anch’essa dalla definizione iconografica della Vita del Cascini (1651), attribuita a scuola romana della fine del ‘600 primi del ‘700; la seconda invece è una Comunione di S. Rosalia33. Questi quadri votivi, forse provenienti da contesti privati, accertano comunque la diffusione della devozione in città, che ritroviamo nella centrale chiesa di S. Andrea, edificata da don Andrea Vico Guidoni, morto nel 164834. La chiesa sorse come oratorio della Confraternita del SS. Sacramento, composta in un primo tempo da commercianti forestieri, per cui non meraviglia che probabili mercanti siciliani vollero dedicare un altare a S. Rosalia, con una bella tela del suo Matrimonio Mistico. Il tema, caro all’agiografia cattolica in riferimento soprattutto a S. Caterina d’Alessandria, si diffuse anche per altre sante vergine, tra cui Rosalia. La grande tela presenta la santa tra una schiera di angeli inginocchiata davanti alla Vergine in trono tra i santi Rocco e Biagio, mentre il Bambino Gesù le offre l’anello nuziale. La fondazione della chiesa alla metà del XVII secolo, come pure l’analisi stilistica, riconducono l’opera alla seconda metà del Seicento, forse successiva alla grande ondata di peste di metà secolo. Ancora nel ‘600 fu fondata la chiesa di S. Rosalia nel paese di Benetutti, in provincia di Sassari, quando nel 1689 il vescovo di Alghero, Jerónimo de Velasco y Mendosa (1686-1692), dava licenza per fondare un luogo di culto dedicato alla Santa35.

Il culto nel XVIII secolo

Ai primi del XVIII secolo fu costruita la chiesa di S. Antonio Abate di Cagliari, consacrata nelle strutture odierne nel 172336; qui, il primo altare laterale accanto al presbiterio era dedicato a S. Rosalia. La sua esistenza è sicura ancora nel 1780, quando viene attentamente descritto nella relazione della visita pastorale del vescovo Vittorio Filippo Melano (1779-1797). Da questa fonte vieniamo a sapere che l’altare era in legno dipinto, ornato da una tela con la Santa, mentre nella stessa cappella, all’interno di una nicchia, era custodito un suo simulacro ligneo da vestire37. Nel 1861, quando il canonico Spano visitò la chiesa di S. Antonio la dedica dell’altare laterale a S. Rosalia era già stata sostituita con quella alla Vergine della Salute, il cui grande quadro, opera del pittore cagliaritano Antonio Caboni (1786-1874), si trova ancora sull’altare38. La tela dell’antico altare di S. Rosalia potrebbe essere quella collocata all’interno dell’Ospedale Civile di Cagliari, costruito in sostituzione dell’antico presidio gestito dagli Ospedalieri di S. Giovanni di Dio, che avevano in cura anche la chiesa di S. Antonio, dopo il loro definitivo abbandono nel 1858. La tela, una bella Comunione di S. Rosalia (Fig. 3), viene attribuita da Maria Grazia Scano (1991) al pittore romano Giacomo Altomonte, documentato in Sardegna dai primi decenni al primo quarto del XVIII secolo39. La stessa attribuzione all’Altomonte avvicina la tela alla chiesa di S. Antonio Abate, un tempo ricchissima di opere del pittore. Firmata e datata, era la tela dell’altare del SS. Salvatore (non più esistente), assieme a quella di S. Giovanni di Dio che riceve il Bambino dalla Vergine, già attribuitagli dallo Spano e criticamente poi dalla Scano (1991), assieme alla Vergine della Speranza e alle Tentazioni di S. Antonio Abate.

Il culto per S. Rosalia risulta ancora diffuso nel XVIII secolo anche nella cattedrale cagliaritana, dove vi era una tela che la rappresentava, e di cui oggi non si ha più traccia40. Diversi altri centri sardi la festeggiano ancora. A Pirri, un tempo comune autonomo ora inglobato nella città di Cagliari, le fu dedicata una piccola chiesa, eretta nel 1756 a spese del reverendo Girolamo Simoni (+1766)41. Attraverso il suo lascito testamentario, amministrato dal procuratore Antonio Locci, la devozione poté continuare anche se già nei primi dell’Ottocento la chiesa versava in uno stato precario. Ricostruita integralmente negli anni ottanta del ‘900 conserva la suo interno un ligneo simulacro, probabilmente acquistato dal Simoni tra il secondo e il terzo decennio della seconda metà del ‘700 (Fig. 4). L’impostazione della figura stante, con la consueta postura tardo barocca del corpo (gamba destra portante, sinistra flessa e indietreggiata, leggera torsione del busto), il fine intaglio del viso espressivo e dal tenue incarnato la riconducono alla produzione napoletana della seconda metà del ‘700. Infine a Baressa (Or), nella parrocchiale di S. Giorgio si conserva una settecentesca statua di S. Rosalia, che ripete l’iconografia già stabilita della prima metà del ‘600, con abito francescano, croce in mano, teschio e lunghi capelli sciolti che incorniciano il viso dall’espressione devota (Fig. 5).

Questi scarni elementi, emersi da una ricerca ancora da approfondire, attestano comunque la diffusione nella Sardegna del XVII e XVIII secolo di una radicata venerazione per la Vergine palermitana.

Appendice documentaria

Relatione della sollennità e pompe festive di S. Rosalia p(atron)a Pal(ermitan)a, che si celebrano ogn’anno à dì 4. settembre nella Città di Cagliari Capitale del Regno di Sardegna del Rev.o Antonio Anastasi Sacerdote Palermitano e Sacrista Maggiore della Real Basilica di S. Pietro in Palazzo (Sec. XVIII).

Biblioteca Comunale Palermo, Qq F 17 [n.18, ff. nn. 57r-61r]

Nella città di Cagliari, metrópoli del Regno di Sardegna si celebra con gran festa e devotione il giorno natalicio di Santa Rosalia a 4 settembre nell’istessa sua Chiesa, intitolata la di Santa Rosalia, che viene situata nel quartiere della Marina vicino alla Porta di Villanova, ed è della giurisdizione della parrocchia di Santa Catalina dell’istesso quartiere della Marina. Il suo festivo giorno, dunque vi assiste il Senato di la, che in suo lenguagio dicono al Senato la Citta, son Consiglieri, che sono cinque ed il primo chiamasi il giurato, son consiglieri in capo questi giurati dunque si trovano al tempo della messa cantata e della predica e dalla sera accompagnano la processione tutti cinque e qualche anno suole associarlo un solo giurato. La dessa città viene al concorso della festa al voto facto anno 1640 benchè non mi sovviene la specie di detto anno, solo per illazione: perchè detto voto fuit emisso in tempora quo omij Sardinia (civitate verio Bosa eiusdem Provincis excepta) que erat infecta: de uno male contagioso decembrat anno 1640. Dunque necesariamente havenia stato fatto anno 1640. A più del voto del accompagnaiare la processione e della assistenza della messa nel suo giorno natalizio gli fece per voto un bellissimo tempio a sue spese nell’istesso luogo il Senato vicino la Porta di Villanova, ch’essa gran posso conveniente della città di Cagliari e doppo la regalò e consegnò alla Nazione Siciliana, di poter essere padroni di detta Chiesa con far la festa a suo piacimento.

Mi resta da dire che la detta festa dura nove giorni per la gran devozione del popolo, benchè in una che dogni festa di la duri nove giorni. Al tempo di cantari il vespro assiste quasi tutta la parrocchia della Marina coi suoi beneficiati che passano il numero di 16 e ques [***] saranno 30 alla marina assistono beneficiati quattro con sua cappe magne bianche, e la messa viene cantata da istesso beneficiato di detta parrocchia, ed alla sera associano la processione duoi assistenti con la cappa magna ch’è lo stesso bianca con suoi diacono e suddiacono con la dalmatica bianca, e anche un di loro stessi beneficiati vi sono altri quattro beneficiati con suoi cappe magne de ognuno con un baccolo d’argento, alcuni secondo l’uso de suoi paesi benche dessa parrocchia viene per paga di quattro ducati di quella moneta, e vi è per mantenersi così dessa parrocchia con l’accompagnamento de processini e morti e amministrazione de sacramenti. Vengono gratij per essere cambidare dalla Natione Siciliana due compagnie dell’istesso quartiere della Marina, una chiamata la compagnia del Santo Sepolcro di Christo sotto titolo della Madonna della Pietà e l’altra di Santa Lucia. Del Santo Sepolcro vestita di tela sfina nera, e la di Santa Lucia con il mantello rosso. Vengono ancora il convento dei padri Cappuccini, e quattro di loro padri per veneratione, sacerdoti, son ordinari almeno in sacrij portano l’immagine della gloriosa Santa, viene ancor il convento de Padri di San Francesco delle piaghe, e qualche anno suole venire il convento de Paulini e del Carmine, e de St. Agostino e su que fossero combidati dalla Natione Siciliana. Doppo vengono molti secolari con le torce accese iam per voto iam per devotionem, e questi sogliono essere e sardi, e forestieri; fra i quali va anchessa con suoi torce la Natione Sicliana accompagnando la processione per le più pubbliche strade della Marina.

Olim la Chiesa di Santa Rosalia detta dei Siciliani era situata fuori la porta di Villanova in faccia di detta porta, in cui luogo vi e la[…] pubblica della città ed era della giurisdizione della parrocchia di San Giacomo Apostolo e per oppositione de padri de San Francesco della Osservanza fu tolta la Chiesa, e la città vedendo nel conflitto della festa gli fece sopraccennato chiesa nella Marina. In detta parrocchia di San Gioacomo si conserva oggi l’immagine di detta Santa.

Nella chiesa dell’arciconfraternita del Gonfalone di Roma detta Madonna del Riscatto sotto il titolo di S. Efisio Martire Calaritano vi è un altra cappella di S. Rosalia e vi fan festa ogn’anno. Desta chiesa chiama ancora la compagnia di sant Efisio, e son vestiti da tela della spina di color ***; in un tempo dunque si faceva gran festa et era una cappella ricchissima da gioie oro et argento, che per voto havevano dato alla Santa in tempore pestij ma adesso muta temporij conditione, non vi si trova più nulla di detta ricchezza. Detta compagnia dunque di Sant Efisio e fabbricata nel quartiere di Stampace, ed è della giurisdizione della parrocchia di Sant Anna.

Nella chiesa di sant Antonio Abbate, ch’è e delli Padri di San Giovanni di Dio, a man sinistra vicino all’altare maggiore in faccia della cappella di San Giovanni di Dio, vi è una bellissima cappella di Santa Rosalia, e dogn’anno si fa gran festa in suo onore, con gioco di fuoco, e panegirico e messa cantata.

  1. Viene proposta la realizzazione nella bottega dell’argentiere Nibilio Gagini (1564-1607) in: A. Pasolini, Oreficeria siciliana in Sardegna e la Hermandad de los Cicilianos a Cagliari, in «OADI. Rivista dell’Osservatorio per le Arti Decorative in Italia», dicembre (2016), p. 48; con bibliografia sull’argomento nota 15, p. 60. []
  2. V. Manfrè, I. Mauro, «Las obras superfluas» di Luigi Gigliemo de Moncada. La rappresentazione del potere vicereale a Cagliari nella “crisi” degli anni Quaranta del Seicento, in Cagliari and Valencia during the baroque age, a cura di R. Pilo, A. Pasolini, Valencia 2016, pp. 183-214; per una bibliografia sul Viceré de Moncada nota 8, p. 185. []
  3. Cfr. S. Boesch Gajano, L. Sebastiani (a cura di), Culto dei santi, istituzioni e classi sociali in età preindustriale, L’Aquila-Roma, 1984. Per una visione generale sulla santità nell’epoca moderna rimando a: M. Gotar, Chiesa e santità nell’Italia moderna, Roma-Bari 2004. []
  4. G. Spano, Guida alla Città e dintorni di Cagliari, Cagliari 1861, p. 164. La devozione per questa Santa è attestata anche nelle altre chiese carmelitane della Sardegna. A Sassari, nella chiesa della Madonna del Carmine, a Maria Maddalena de’ Pazzi è dedicato un altare laterale ornato da una tela firmata dal pittore genovese Bartolomeo Augusto, 1716 (M.G. Scano, Pittura e scultura del ‘600 e del ‘700, Nuoro 1991, p. 231). Ad Alghero, nella chiesa del Carmine, l’altare della Santa è ornato da una tela con il Matrimonio Mistico di S. Maria Maddalena de’ Pazzi, attribuito al pittore cagliaritano Sebastiano Scaleta (A. Serra, Museo d’arte sacra di Alghero. Catalogo, Sestu 2000, p. 119). A Oristano, nella chiesa settecentesca del Carmine, si conserva un bel simulacro della Santa, come anche a Bosa, posto a coronamento di un altare ligneo. []
  5. G. Spano, Guida…, 1861, p. 251. []
  6. A. Amore, voce ‘Rosalia, santa’, in «Bibliotheca Sancotrum», XI, Roma 1982, coll. 427-433. []
  7. V. Petrarca, Genesi di una tradizione urbana. Il culto di Santa Rosalia a Palermo in età spagnola, Palermo 2008; con ampia appendice documentaria, pp. 57-254. Ma anche: S. Cabibbo, Santa Rosalia tra terra e cielo. Storia, rituali, linguaggi di un culto barocco, Palermo 2004. []
  8. F. Franchini Guelfi, Santa Rosalia in Liguria. Una devozione venuta dal mare, in «La Casana. Speciale Sicilia», n. 1 (2001), pp. 22-29; L. Parodi, La grande peste di Genova (1656\57) nelle testimonianze figurative, in URBS, XXIV, 1 marzo 2011, pp. 14-22. S. Rosalia fu inserita nel Martirologio Romano nel 1630, che celebrò il 15 luglio come giorno dell’inventio, e il 4 settembre come giorno del dies natalis. Nel 1666 Alessandro VII emanò un breve con il quale estendeva l’Ufficio della Santa a tutta la Sicilia. Nel 1685, tale Ufficio fu permesso anche in tutto i territori europei appartenenti alla corona spagnola e nel 1693 anche ai possedimenti coloniali. Cfr. S. Cabibbo, S. Rosalia…, 2004, p. 233. []
  9. Sull’iconografia di S. Rosalia cfr.: P. Collura, S. Rosalia nella storia dell’arte, Palermo 1977; V. Abbate, Il ‘600. Rosalia nella rappresentazione pittorica, in La rosa dell’Ercta 1196-1991. Rosalia Sinibaldi: Sacralità, linguaggi e rappresentazione, a cura di A. Gerbino, Palermo 1991, pp. 91-107; M. Guttilla, Dalla grotta agli altari. Riflessi della gloria di S. Rosalia nella pittura del Settecento, in La rosa dell’Ercta…, 1991, pp. 109-132; M.C. Di Natale, Santa Rosalia. Simboli e immagini, in La rosa dell’Ercta…, 1991, pp. 151-176; Id, S. Rosalia nelle arti decorative in Sicilia, Archivio fotografico delle arti minori in Sicilia, Palermo 1991; G. Travagliato, Ex tabula omnium antiquissima… Alle radici dell’iconografia di Santa Rosalia, in G. Travagliato, M. Sebastianelli, Il restauro della tavola antiquissima di Santa Rosalia del Museo Diocesano di Palermo, Palermo 2012, pp. 15-43. []
  10. L’opera fu realizzata dagli argentieri Giuseppe Oliveri, Francesco Rivelo, Giancola Viviano, Matteo Lo Castro, con la collaborazione di Michele Farruggia e Francesco Roccuzzo, sulla base del disegno dell’architetto del Senato della città Mariano Smiriglio. M.C. Di Natale, L’arca d’argento, in S. Rosaliae Patriae Servatrici, consultato online su http://www.oadi.it/larca-dargento. Si veda anche M.C. Di Natale, I disegni dei maestri orafi e argentieri in Sicilia e nella Penisola Iberica tra Manierismo e Barocco, in Dibujos y ornamentos. Trazas y dibujos de artes decorativas entre Portugual, Espańa, Italia, Malta y Grecia, a cura di S. de Cavi, Roma 2014, pp. 429-441. []
  11. G. Cascini, Di S. Rosalia vergine palermitana libri tre composti dal r. p. Giordano Cascini della Compagnia di Gesù […]. Dedicati all’illustrissimo Senato di Palermo, in Palermo appresso i Cirilli, 1651. []
  12. Acta Sanctorum, Septembris, Tomus II, Anturpiae 1748, pp. 120-547. []
  13. P. Paruta, Relatione delle feste fatte in Palermo per il trionfo delle gloriose reliquie di Santa Rosalia (…), per Pietro Coppola, Palermo 1651; M. Vitella, Il primo festino, in S. Rosalia nelle arti decorative…, 19991, pp. 83-117. Per una dettagliata descrizione del Festino di S. Rosalia nel XVII secolo si veda, tra le tante, la relazione del 1686, corredata da numerose illustrazioni che testimoniano il particolare uso degli strumenti persuasivi della festa barocca. Michele del Giudice casinense, Palermo magnifico nel trionfo delll’anno 1686, rinovando le feste dell’inventione della Gloriosa sua Cittadina S. Rosalia, in Palermo per Tomaso Rummulo, 1686. Inoltre: G. Isgrò, Feste barocche a Palermo, Palermo 1981; G. Fiume, Rosalia, la peste e il trionfo, in Palermo e santa Rosalia, a cura di F. Roiter, Venezia 1999, pp. 11-29; V. Petrarca, Genesi di una tradizione…, 2008, pp. 38-44; N. Bazzano, Palermo fastosissima. Cerimonie cittadine in età spagnola, Palermo 2016, pp. 77-80. []
  14. Relatione della sollennità e pompe festive di S. Rosalia p(atron)a Pal(ermitana)a, che si celebrano ogn’anno à dì 4. settembre nella Città di Cagliari Capitale del Regno di Sardegna del Rev.o Antonio Anastasi Sacerdote Palermitano e Sacrista Maggiore della Real Basilica di S. Pietro in Palazzo. Vedi Appedice documentaria. []
  15. A. Pasolini, Oreficeria siciliana…, 2016, p. 53. []
  16. S. Naitza, Architettura dal tardo ‘600 al classicismo purista, Nuoro 1992, p. 90. []
  17. Il quadro in questione potrebbe essere quello annotato nell’inventario del 1756-1757 come: «[…] un quadro grande de la Muy illustre Ciudad de Caller» che in quel momento era presso la bottega del pittore cagliaritano Sebastiano Scaleta (documentato dal 1698 al 1762) «para hazer otro de nuevo». A. Pasolini, Oreficeria siciliana…, 2016, p. 55. []
  18. R. Martorelli, Il culto dei santi nella Sardegna medievale. Progetto per un nuovo dizionario storico-archeologico, in Mélanges de l’Ecole française de Rome. Âge MEFRM, 118-1, 2006, p. 32, in particolare la nota 65. Ancora nel XIX secolo i rappresentati del Municipio di Cagliari partecipavano alla festa della Vergine del Rimedio della chiesa di S. Lucifero, celebrata la seconda domenica di novembre, in ossequio ad un voto fatto nel 1708, quando la Vergine liberò la città da una violenta epidemia. G. Spano, Guida…, 1861, pp. 290-294. []
  19. Archivio Storico Diocesi di Cagliari (d’ora in poi ASDC), Inventari, Vol. 2\7, 1659, cc. 17r-18 (S. Giacomo). «Item en una capelletta a costat de lo altar a ma dretta li es una Santa Rosolia Panormitana de bulto de tres pams grans y novablement pintada ab una cap de mort y tres lilis a la ma esquerra ab sa piagna daurada en las varas y un lletier negre en camp blanch, platiat sobre de altre piagna en obtangulo blanch sgrafit en or en lo qual li son dos angeles rodillass que sostentan la piagna qui posa la piagna on esta de peu la Santa». []
  20. In sostanza possiamo ipotizzare che il primo edificio di culto in onore di S. Rosalia sia stato edificato dai mercanti siciliani attivi a Cagliari, in una data poco successiva al ritrovamento delle reliquie a Palermo nel 1624, forse entro il 1630. Questa prima chiesa, forse un semplice oratorio, sorgeva nel quartiere di Villanova, non molto lontano dalla parrocchiale di S. Giacomo, da cui dipendeva, e fu demolito prima del 1659. Probabile quindi che i Consiglieri di Cagliari si siano appellati alla Santa per una qualche epidemia scoppiata tra gli anni trenta e cinquanta del ‘600, prima cioè della grande ondata di peste del 1655-56, perché nei documenti ufficiali di quegli anni, tra i santi invocati, non viene nominata S. Rosalia. La nuova chiesa, edificata questa volta per volere della Città, come detto, fu donata alla Congregazione dei Siciliani nel 1693, e da questi concessa agli Osservanti nel 1740. []
  21. In particolare l’inventario pubblicato in A. Pasolini, Oreficeria siciliana …, 2016, pp. 54-57. []
  22. Idem, nota 66, p. 63. []
  23. Ibidem. []
  24. M.C. Di Natale, I maestri corallari trapanesi dal XVI al XIX secolo, in Materiali preziosi della terra e del mare nell’arte trapanese della Sicilia occidentale tra il XVII e il XIX secolo, catalogo della Mostra a cura di M.C. Di Natale, Palermo 2003, p. 32. []
  25. Non è da sottovalutare un possibile diretto intervento di Luigi Guglielmo de Moncada, viceré di Sardegna dal 1644 al 1649, nella diffusione del culto di S. Rosalia a Cagliari. Non solo perché egli era siciliano, ma ancor di più perché tra i suoi numerosi possedimenti vi era anche il ducato di Bivona, in cui, nella zona della Quisquina, nell’agosto del 1624 era stata ritrovata in una grotta un’iscrizione, che si diceva incisa dalla stessa Santa, che ne accertava la permanenza e la sua nobile discendenza. La città di Bivona elesse come sua patrona Rosalia, riaffermando un culto ancora più antico, sicuro ancor prima del ritrovamento delle reliquie nel luglio del 1624. Allo scultore bivonese Ruggero Valenti, infatti, nel 1601, fu commissionata una statua lignea della santa, dorata e policromata, assieme ad un artistico fercolo. tutt’ora esistenti. S. Tornantore, Il culto di S. Rosalia a Bivona. La chiesa e il fercolo, Bivona 2009. []
  26. A. Porzio, Immagini della peste del 1656, in Civiltà del Seicento a Napoli, II, Napoli 1984, pp. 51-57. []
  27. Manuel Calasibeta, La rosa de Palermo, antidoto de la peste, y de todo mal contagioso. Santa Rosalia, Virgen esclarecida, […]. Su celestial vida la escrive (si no con elegant estilo, con devoto zelo), el R. P. D. Manuel Calasibeta. En Madrid, por Bernardo de Villa Diego, 1668 (Biblioteca Universitaria di Cagliari, d’opera in poi BUC). La diffusione del culto verso la Santa, le vicende della sua vita e il miracoloso ritrovamento del suo corpo circolarono anche in Sardegna attraverso il testo a stampa, di cui diverse opere si conservano ancora nell’isola, tra cui: Giordano Cascini, De vita et inventione S. Rosaliae, Panormi, apud Decium Cyrillum, 1631 (BUC); Iuan Formento, Vida milagros y invencion del sagrado cuerpo de la real aguila panormitana Santa Rosalia […]. Palermo, per Andrea Colicchia, 1663 (Biblioteca Universitaria di Sassari, d’opera in poi BUSS); Antonio Ignazio Mancusi, Istoria di S. Rosalia detta l’ammirabile Vergine taumaturga palermitana. Divisa in cinque parti per il p. Antonio Ignazio Mancusi della Compagnia di Giesù, I-II, in Palermo, per Francesco Amato 1721-1722 (Biblioteca S. Tommaso d’Aquino, Domenicani, Cagliari); Divinae sapientiae arcana in sacratissimis Jesu, Mariae, Joseph nec con seraphici patris Francisci ac divae Rosaliae virginis panormitanae [...] Panormi, ex typographia Francisci Ferrer, 1760 (Biblioteca Francescani conventuali, Sassari). A Cagliari fu stampato anche: Francesco Maria Vintimilla, Rosa panormitana escogida entre la fragancias de los flores en el campo del Evangelio. Sermon en la iglesia de Santa Rosalia de Caller, combento de la Virgen Santissima de Buenayre, 1713 (Cfr. F. E. de Tejada, Cerdeña hispanica, Siviglia 1960, p. 206). []
  28. M. Corda, Sardae Patronus Insuale. Il culto di S. Efisio attraverso i secoli, Cagliari 2005. Recentemente è stato pubblicato un documento dell’Archivio diocesano di Cagliari, datato 15 gennaio 1564, con il quale il Capitolo metropolita di Cagliari s’impegnava, ogni 15 gennaio festa liturgica del santo, a discendere processionalmente alla sua chiesa per officiare con solennità alle sacre funzioni. R. Porrà, N. Settembre, Il mercante Bartolomeo Fores e l’istituzione della prima processione in onore di S. Efisio a Cagliari (15 gennaio 1564), in «Theologica et Historica», XXV (2016), pp. 389-419. In una maniera simile a quello che veniva fatto nel ‘700 per la festa di S. Rosalia, e ancora nell’800 per la Commemorazione dei defunti, il 26 novembre, presso la chiesa del S. Sepolcro di Cagliari, sede dell’Arciconfraternita dell’orazione e della morte e ancora presso la chiesa di S. Giorgio di Suelli. A questa scomparsa chiesa cagliaritana il Capitolo si recava processionalmente due volte l’anno: la prima il 23 aprile, giorno liturgico del santo, la seconda il 17 febbraio in adempimento ad un voto fatto nel XVII secolo per una gravosa siccità (G. Spano, Guida…, 1861, p. 134, 222). []
  29. Una cappella dedicata a S. Rosalia nella chiesa di S. Efisio di Cagliari esisteva ancora nel 1780, quando fu elencata tra quelle esistenti nella chiesa durante la visita pastorale del vescovo Vittorio Filippo Melano. Dalla relazione, stilata prima dei lavori che trasformarono la chiesa in stile tardo-barocco, e che secondo il canonico Spano (Guida, 1861, p. 140) iniziarono proprio nel 1780, esistevano rispettivamente le cappelle di S. Efisio, S. Bartolomeo, S. Cosma, quelle di S. Rosalia, S. Priamo e delle Vergine del Riscatto. ASDC, Visite Pastorali, vol. 10, cc. 14v-14r, «Visita de la Paroquia y demas Iglesias de Estampachi Hecha por el Ill.mo, y R.mo Señor Arzobispo Don Fr. Vittorio Felippo Melano en el año 1780, S. Efisio. Martes dicto dia 25 de Abril a esso de las sinco llegò Monseñor a la Iglesia de San Efisio […]. Levantase despues y visitò todas las capillas empezando de dito altar mayor, y successivamente las demas de las capillas de Sant Efis, San Bartolomeo, San Cosme, la Virgen del Rescate, San Priamo, y santa Rosolea, y tambien visitò el Confessionario, dexando al ultimo la sacristia y mando se notasen las cosas siguientes […]». []
  30. Su questo particolare aspetto: N. Bazzano, Efisio martire: un santo contro la peste nella Cagliari del Seicento, in «Chronica Nova. Revista de Historia de la Universidad de Granada», 43, 2017, pp. 85-109 (in corso di stampa). []
  31. L. Mocci, Testimonianze artistiche nella Sanluri medievale e moderna. Architettura sacra dal XIII al XVII secolo, Oristano 2002, p. 14. []
  32. A. Casula, Santa Rosalia intercede per Palermo, Monogrammista GDAP, sec. XVII (secondo quarto), in Tesori Riscoperti. Opere d’arte restaurate delle cattedrali di Sassari e Alghero, a cura di A. Casula, Muros 2012, pp. 62-67. []
  33. A. Casula, Santa Rosalia…, 2012, pp. 62-67. []
  34. S. Naitza, Architettura del tardo ‘600…, 1992, p. 143. []
  35. G. Farina, Benetutti. Appunti per una storia, [s.l.] 1993. []
  36. Nella chiesa si conserva la lapide dedicatoria: Hanc Ecclesiam divo Antonio Abbati dicatam solemni ritu et magno populi concursu consecravit Illustrissimus Dominus Don Antonius Sellent Episcopus suffraganeus caralitanus dominica prima et die 2 mesis maj anno domini 1723. []
  37. «Mas otro altar de Sancta Rosalea con sus gradas y altar de leno con su ara con retablo pintado en la pared y en medio un quadro de dicha santa/ Un nicho de lena pintado a azul sin vidriera al contorno entallado dentro del qual esta el busto de Santa Rosolea vestida de ropa». Pubblicato in A. Pasolini, Don Francisco Genovés e gli argenti dell’Arciconfraternita d’Itria a Cagliari, in «ArcheoArte» Rivista di Archeologia e Arte, Supplemento 2012 al n. 1, pp. 703-724. []
  38. G. Spano, Guida…, 1861, p. 234. []
  39. M.G. Scano, Pittura e scultura…, 1991, p. 227. Su Giacomo Altomonte: M. G. Scano, Il maestro dell’affresco. G. Altomonte, in «Almanacco di Cagliari», 1983; Id, Pittura e scultura…, 1991, pp. 226-227, 229-232; Id, La pala della Vergine della Mercede, in Vergine della Mercede. Il restauro, Cagliari 1993, p. 5; G. Cavallo, I maestri della sagrestia della chiesa di S. Michele a Cagliari, in Ricerche di storia dell’architettura della Sardegna, Dolianova 2007, pp. 7-38; A. Pasolini, Sul monte il Signore provvede. Un’inconsueta iconografia dell’arcangelo Michele a Cagliari, in Divina quae pulchra. Scritti di estetica e teologia offerti ad Antioco Piseddu, a cura di I. Ferreli, PFTS University Press, Cagliari 2016, pp. 193-228. []
  40. Devo la notizia alla Prof.ssa Alessandra Pasolini. Il documento che ne attesta l’esistenza è in corso di pubblicazione. []
  41. M.R. Lai, La parrocchiale di San Pietro Apostolo in Pirri e la filiale di Santa Rosalia, Cagliari 2014. []