Cristina Costanzo

cristina.costanzo@unipa.it

Tra decorazione e grafica. Il corpus di Ugo Zovetti nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe della Fondazione Giorgio Cini*

DOI: 10.7431/RIV21142020

Figura poliedrica di grande interesse, Ugo Zovetti ha attraversato con originalità le arti del XX secolo distinguendosi tra i protagonisti della decorazione del libro come autore di pregevoli carte decorate1.

Pittore, designer e decoratore nato a Curzola, in Dalmazia, nel 1879, Zovetti si è formato nel più aggiornato clima mitteleuropeo partecipando attivamente al vivacissimo nonché virtuoso sistema che fece della città di Vienna il felice punto di incontro tra arte e artigianato. Fu promotore dell’unità delle arti anche in Italia, dove contribuì con efficacia alla diffusione del gusto della Secessione viennese e non solo. Il cosmopolitismo dell’artista dalmata e lo spessore della sua ricerca trovano riscontro nella presenza delle sue opere in prestigiose collezioni museali internazionali come la Biblioteca del Museum für angewandte Kunste di Vienna, l’Historisches Museum der Stadt Wien, gli archivi della Staatsdruckerei e della Secessione, il Victoria and Albert Museum di Londra, la raccolta Achille Bertarelli del Comune di Milano, il Museo del Duomo e i Musei di Monza, la Galleria d’Arte Moderna “Carlo Rizzarda” di Feltre e la Fondazione Giorgio Cini di Venezia.

Nella prospettiva di una lettura della produzione di Ugo Zovetti tra grafica e decorazione occupa un posto di rilievo l’inedito corpus di opere su carta, oggi alla Fondazione Giorgio Cini, che ne testimonia l’originale attività quale autore di carte decorate con tecniche speciali. Da annoverare tra i molteplici interessi del conte Vittorio Cini, promotore della fondazione Giorgio Cini con sede presso l’Isola di San Giorgio a Venezia, la grafica è ben rappresentata nelle collezioni dell’Istituto di Storia dell’Arte che, tra il 1962 e il 1963, si è arricchito di una pregevole raccolta di disegni antichi (collezioni Fiocco, Fissore Pozzi, Donghi e Certani) a cui più recentemente si sono aggiunte acquisizioni che abbracciano la grafica del XX secolo2. Le raccolte di grafica – confluite nel patrimonio della fondazione per ragioni dettate da vincoli d’amicizia stretti da Cini ma maturati anche dagli animatori culturali dei diversi istituti con collezionisti o artisti – includono nuclei di natura eterogenea e diversa provenienza, tra cui le donazioni Dalla Zorza, Neri Pozza, Buzzi, Cardazzo e Zovetti3.

Quest’ultima è stata voluta dagli eredi dell’artista e dall’Archivio Ugo Zovetti, di cui è curatore Alberto Crespi, attivo nella valorizzazione e nella promozione dell’artista attraverso mostre, attività culturali e donazioni ad enti e musei. Il corpus Zovetti della Fondazione Cini consta di trentacinque unità, riconducibili alle tipologie dello studio, del disegno decorativo e delle carte decorate, espressione della varietà di interessi dell’artista.

Di grande fascino e strettamente connesse alla cultura del libro, le carte decorate sono un’interessante espressione dell’arte decorativa trattandosi di carte sulle quali l’artista realizza un intervento decorativo, a mano o secondo diverse tecniche4. Impiegate nella legatoria come materiale di rivestimento o carte di guardia si differenziano per tipologia e tecnica di produzione distinguendosi in carte spugnate, marmorizzate, xilografate, a colla, dorate e goffrate5. Introdotte nel XVI secolo, ebbero grande diffusione tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo. Nella temperie artistica maturata in seno al Liberty la rinnovata attenzione per le carte decorate venne favorita dalla passione per l’orientalismo, in particolare per manufatti e carte giapponesi, e si assistette alla diffusione, supportata dai progressi tecnici, di motivi decorativi naturalistici stilizzati, destinati anche alla produzione industriale. Esemplari di carte decorate fanno parte di prestigiose collezioni, oggi capaci di dotarsi di archivi digitali che ne favoriscano la fruizione e la conoscenza come nei casi del Deutsches Buch– und Schriftmuseum presso la Deutsche Nationalbibliothek di Lipsia, la più antica istituzione museale del settore, e della Decorated and Decorative Paper Collection consultabile sul sito delle University of Washington Libraries6. In Italia sono degni di nota i fondi della Biblioteca Casanatense di Roma e della Raccolta Bertarelli di Milano, la seconda conserva, tra le altre, una selezione di carte decorate di Zovetti eseguite tra il 1930 e il 1965, a cui si è aggiunta una donazione da parte degli eredi dell’artista7.

Ugo Zovetti – spesso indicato come Ugo Zovetti senior per differenziarlo dal figlio omonimo distintosi come fotografo – fu un esponente della Secessione Viennese che ebbe larga parte nella diffusione del gusto secessionista in Italia, dove si affermò nel campo della decorazione durante gli anni dedicati all’insegnamento nella sede dell’ISIA di Monza8. Sono degni di nota l’inserimento del suo percorso giovanile nella diaspora viennese con la pittura accademica del XIX secolo e la sua formazione, compiutasi tra il 1901 e il 1909, alla Kunstgewerbeschule des k. k. Österreichisches Museum für Kunst und Industrie di Vienna, Scuola di Arti Applicate dell’imperial-regio Museo austriaco per l’arte e l’industria, ispirata al modello londinese dell’attuale Victoria and Albert Museum, che dal 1875 tra i propri allievi vantava anche Gustav Klimt9.

Zovetti così partecipa al clima della Secessione che riuniva artisti di diverse discipline, dall’architettura alla scultura, delle arti decorative alla pittura, accomunati da un’urgenza di novità rispetto all’arte ufficiale e all’accademismo conservatore. Queste istanze radicali e innovatrici sono egregiamente rappresentate da Franz von Stuck, animatore della Secessione di Monaco dal 1892, e dal già citato Gustav Klimt, protagonista della Secessione di Vienna dal 189710. Sono emblematici dell’orientamento della Secessione viennese all’opera d’arte totale e all’integrazione tra le arti la Haus der Wiener Sezession, progettata da Josef Maria Olbrich e destinata ad esposizioni internazionali con sede a Vienna, vero e proprio manifesto delle istanze progressiste del tempo, e Palais Stoclet (1905-1914) a Bruxelles, progettato da Hoffmann con interventi di Klimt; le altrettanto importanti ricerche condotte nell’ambito della grafica e dell’illustrazione erano invece affidate alla rivista d’ispirazione simbolista «Ver Sacrum». Al contatto diretto con le sperimentazioni secessionistiche Zovetti unì lo studio alla Kunstgewerbeschule, dove collaborò con i docenti Josef Hoffmann (Pirnitz, 1870 – Vienna, 1956) e Kolo Moser (Vienna, 1868 – 1918), tra i fondatori della Secessione di Vienna, capaci di contribuire alla costruzione di una nuova identità nazionale. L’architetto Josef Hoffmann, allievo di Otto Wagner, fu un maestro d’eccezione in diversi campi11. Influenzato dalla ricerca di Charles Rennie Mackintosh e sodale di Klimt nella tensione verso il Gesamtkunstwerk, sperimentò un’originale connessione tra architettura e decorazione elaborando uno stile originale caratterizzato da un’elegante linea asciutta e funzionale. Notevolissimi gli arredi, fra cui si menzionano almeno quelli per Palais Stoclet, così come gli oggetti, in cui di frequente si reiteravano il quadrato e l’alternarsi cromatico di bianco e nero con inserti di materiali preziosi come marmo, avorio, argento. Il pittore e disegnatore Kolo Moser, (all’anagrafe Koloman), è stato un esponente di alto profilo della stagione artistica a cavallo tra XIX e XX secolo12. Allievo di Wagner formatosi all’Akademie der bildenden Künste e alla Kunstgewerbeschule di Vienna, si distinse nei campi della grafica e dell’illustrazione del libro cimentandosi con successo anche nella realizzazione di gioielli, tessuti, oggetti in vetro e mobili, accomunati dal ricorso a uno stile geometrico lineare e dall’adozione delle figure del cerchio e del quadrato come si evidenzia nello scrittoio con poltrona per la famiglia Waerndorfer del 1903-1904, oggi al MAK di Vienna13. Per Zovetti fu pure cruciale l’incontro con Rudolf von Larisch, anch’egli stimato esponente della decorazione del libro e del revival della calligrafia ornamentale, temi ai quali ha dedicato i volumi Beispiele künstlerischer Schrift, 5 Folgen (1900-1926) e Unterricht in ornamentaler Schrift (1905). Un prezioso riverbero delle attività dei suoi maestri Hoffman, Moser e von Larisch – che, improntate allo sperimentalismo, riservavano speciale attenzione alla decorazione del libro elevandola al rango di altri settori artistici – si scorge nell’approccio multidisciplinare che ha contraddistinto l’intera ricerca di Zovetti, documentata nelle collezioni della Fondazione Cini. Nel 1911 Zovetti fu assistente di Moser, suo docente di pittura decorativa nonché il tramite per la collaborazione con la Wiener Werkstätte, fulgido esempio di integrazione tra arte e design14. Ispirati alle esperienze di William Morris e delle Arts and Crafts e capaci di influenzare le ricerche del Bauhaus e di Frank Lloyd Wright, i celebri laboratori viennesi nati in seno all’Art Nouveau erano specializzati nella produzione di oggetti in metallo o argento, gioielli, mobili, tessuti e lavorazioni in pelle15. In questo contesto Zovetti si misura con il disegno di tessuti e l’arte del libro distinguendosi per merito di una produzione elegante e innovativa, orientata alla rappresentazione stilizzata di motivi geometrici o tratti dal mondo della natura, come riscontrabile nella selezione dei suoi lavori oggi alla Fondazione Giorgio Cini.

I primi anni del XX secolo sono estremamente dinamici e fertili per Zovetti sia in virtù della formazione con i maestri autorevoli già citati sia sui versanti della produzione e dell’attività espositiva. Nel volume sulle carte decorate di Zovetti donate al Comune di Monza, Alberto Crespi ricostruisce con cura i passaggi fondamentali dell’attività dell’artista nella ricca ricognizione delle collaborazioni professionali con diverse ditte – tra cui la Tipografia di Stato, la Josef Böck Wiener Porzellanmanufaktur e la Lichtech – e della partecipazione al Werkbund austriaco, di cui fu membro dal 1912, e a numerose mostre e rassegne quali le Kunstschau (1908, 1909), la Ausstellung Sonderkurs Keramik-Email, la Winterausstellung del Museum für Kunst un Industrie (1911), la Werkbundausstellung (1913)16. Si pongono in questi anni le basi per la sua produzione, ampiamente diversificata e di qualità, che include disegni per stoffe e tessuti d’arredamento, fogli illustrati e studi per decorazioni d’interni, parati, arazzi, tappeti, caratteri tipografici e rilegature. Le prime prove significative del periodo di formazione di Zovetti risalgono agli inizi del Novecento: ritratti, autoritratti, scorci viennesi e studi di nudo, frutto di un costante esercizio di stilizzazione. Esemplificativi in tal senso Ritratto di vecchio con barba (N. Inventario: 38939) (Fig. 1), datato “9 V 1902”, Volto di Cristo (N. Inventario: 38938) (Fig. 2) e Studio di testa maschile dormiente (N. Inventario: 38937) (Fig. 3) che manifestano la passione dell’artista per il disegno, coltivato con attenzione negli anni viennesi. I disegni a matita su carta Ritratto di vecchio con barba (N. Inventario: 38939) e Studio di testa maschile dormiente (N. Inventario: 38937), eseguiti a Vienna, si concentrano sulla rappresentazione di volti maschili dati da pochi tratti, rapidi ed essenziali, per rendere al meglio i visi scarni; più elaborato Volto di Cristo (N. Inventario: 38938), carta all’amido da matrice di linoleum dove i dettagli della barba e della corona di spine consentono di sviluppare un’efficace stilizzazione delle forme. Riconducibile per stile alla Wiener Werkstätte, il pregevole Disegno decorativo a foglia e calice (N. Inventario: 38924) (Fig. 4), china su carta da lucido che sviluppa un motivo ornamentale particolarmente raffinato, giocato sulla composizione ritmica del bianco e nero capace di esaltare la scansione del rapporto tra pieni e vuoti evidenziando un’interessante affinità con le soluzioni decorative care all’architetto e designer inglese Arthur Heygate Mackmurdo.

Si data al 1913 l’inizio della produzione, dagli esiti raffinatissimi, di disegni per tessuti di seta a motivi floreali, connessa all’altrettanto felice ricerca su motivi vegetali o organici, alberi a candelabro e ramages, sviluppata durante la prima guerra mondiale attraverso il lavoro al microscopio e il disegno di riproduzioni di preparati istologici per i Gabinetti di scienze dell’esercito imperiale austroungarico. L’attenzione alla grafica, l’uso vigoroso del colore, il segno lineare stilizzato, aspetti peculiari della produzione austriaca dell’artista, sono espressione di un maturo linguaggio secessionista capace di accogliere il gusto italiano. Giunto in Italia nel 1919 su invito di Augusto Osimo, Zovetti fu tra i primi docenti della Scuola del libro della Società Umanitaria di Milano e dal 1922 insegnò all’Università di Arti Decorative di Monza, con sede nella Villa Reale di Monza (dove Zovetti risiedeva con la famiglia), dal 1929 denominata ISIA, acronimo di Istituto Superiore di Industrie Artistiche, ente dedicato alla formazione di figure professionali nel settore dell’artigianato e dell’arte applicati all’industria, dove era titolare della cattedra di Decorazione e si occupava anche di pittura murale e grafica pubblicitaria, contribuendo alla formazione di numerosissimi allievi, tra cui Mario Sturani e Fioravante Martelli17. Gli nni Venti e Trenta lo videro dedicarsi a un’intensa attività espositiva in diverse edizioni della Triennale di Milano e della Biennale e della Triennale di Monza18. Gli anni Venti furono particolarmente fertili per via della stesura di manoscritti dedicati a tecniche speciali e della realizzazione degli acquatipi, entrati a far parte delle collezioni del Victoria & Albert Museum di Londra nel 1949 e nel 195419. Fra gli acquatipi di Zovetti presenti alla Cini si menzionano per qualità Morfologia minerale mossa pluricentrica (N. Inventario: 38931) (Fig. 5) e Morfologia mista con riserve (radiolari) (N. Inventario: 38934) (Fig. 6). Tra gli anni Venti e Trenta coltiva anche uno spiccato gusto déco – l’artista, scrive Rossana Bossaglia nell’introduzione alla mostra Disegni Déco dal 1920 al 1930 di Ugo Zovetti, tenutasi alla Galleria Bianca Pilat di Milano nel 1985, è stato «un rappresentante molto caratterizzato del gusto Déco, che si compiaceva di civetterie neorococò e di fiammeggianti orientalismi, traducendoli in un grafismo nitido e asettico»20 – riscontrabile anche nella produzione destinata al tessile, passione e impegno condivisi con la figlia Aminta, fondatrice a Milano di una scuola-laboratorio di tessitura a mano, di cui restano diversi disegni per stoffe e tappezzerie in collezioni pubbliche e private21; si segnala anche, nei depositi del Victoria & Albert Museum di Londra, la blusa in seta stampata con motivo “Mikado” di Zovetti, prodotta intorno al 1914 nei laboratori tessili della Wiener Werkstätte sotto la direzione di Eduard Wimmer22.

Il corpus Zovetti alla Fondazione Cini testimonia l’inesauribile inventiva e l’estro creativo dell’autore che amava dedicarsi alla rappresentazione di motivi floreali in composizioni particolarmente raffinate fra cui si segnalano per pregio lo Studio per carta da parati a grandi fiori (N. Inventario: 38923) (Fig. 7), tecnica mista dominata dal reiterarsi del grande fiore dai colori brillanti, e l’altrettanto cromaticamente vivace Disegno decorativo (pappagallo nel fogliame) in un tondo (N. Inventario: 38936) (Fig. 8), china e acquerello raffigurante un pappagallo nel fogliame iscritto in un tondo che, come gli altri due lavori a china qui proposti, è presumibile sia stato eseguito a Vienna entro il 1917 oppure in Italia entro il 1926, collocandosi tra Jugendstil e Art Déco. E, ancora, preziosismi grafici e cromatici uniformano lavori diversi ma stilisticamente affini come nel caso del gruppo di carte all’amido con tema floreale Morfologia floreale a ventaglio, a pettini, fondo mosso (N. Inventario: 38922) (Fig. 9), dove spicca il motivo ornamentale della coda di pavone di gusto Art Nouveau, Morfologia a cornice con foglioline (N. Inventario: 38928) (Fig. 10), Morfologia a tre fiori, a pettini, fondo a pennellate mosse (N. Inventario: 38930) (Fig. 11) e Morfologia floreale, fondo a pennellate verticale (N. Inventario: 38932) (Fig. 12). Particolarmente felice anche il disegno a china Morfologia con ramages (N. Inventario: 38925) (Fig. 13) che, come Morfologia a ramages a scacchiera (N. Inventario: 38941) (Fig. 14), esito di due carte all’amido combaciate, si caratterizza per uno dei motivi decorativi ricorrenti nel repertorio di Zovetti, dove è costante la stilizzazione di elementi vegetali a partire dall’osservazione dal vero. Altri lavori accomunati dall’impiego della carta all’amido, come la coppia Carta da libro. Morfologie a pettini (Nn. Inventario: 38943; 38945) (Figg. 1516), Collage. Morfologia a rombi (N. Inventario: 38946) (Fig. 17) e Carta da libro. Morfologia a incroci (N. Inventario: 38949) (Fig. 18), dichiarano invece una maggiore fedeltà alla geometria optando per la scelta di pattern più rigidi e dal segno moderato se, come sottolinea Crespi, «segno e tipicità compositive dunque di elegante misura e tipica discrezione, così come il cromatismo, più volentieri tendente alla monocromia o modulato su accostamenti attentamente bilanciati, fu sempre esente da eccessi di qualsivoglia natura, anche quando esteso a più ampie gamme»23.

Le carte marmorizzate Morfologia tissutale tra due bande (N. Inventario: 38927) (Fig. 19) e Morfologia minerale (N. Inventario: 38948) (Fig. 20), eseguite a Vienna entro il 1917, documentano un felice campo d’azione di Zovetti, autore nel 1974 de L’Arte del marmorizzare. Cenni storici e avviamento tecnico24, volume di carattere tecnico-analitico volto a illustrare le tecniche per la fabbricazione di carte decorate così recensito da Augusto Calabi: «Intanto bisogna dire della rara bellezza di questa pubblicazione del lato tipografico: carta sostenuta e fina d’un riposante biancore, caratteri precisi e nitidi ben equilibrati e mossi di gustosissima forma moderna e tuttavia nella più schietta tradizione italiana, pagine composte, spaziate, marginate in modo da dare all’occhio, subito, confidenza e diletto. Io credo che se tutti i libri che si stampano da noi fossero presentati in codesta maniera, la crisi di cui gli editori si lagnano sarebbe, se non risolta, certamente di molto mitigata, chè i libri, voglio dire si venderebbero di più, si comprerebbero di più, se non altro per il piacere di sfogliarli25».

Dall’avventura radicale della Wiener Werkstätte ai lunghi anni di insegnamento, Zovetti, «grandissimo maestro di decorazione, pittura murale, pittura pubblicitaria, incisione»26, ha dato vita a un’ampia e variegata produzione che ne rivela la ricchissima fantasia ornamentale e la volontà di introdurre l’arte in tutti gli ambiti del quotidiano, come dimostrato da questa elegante sequenza di lavori su carta in cui si incrociano arti decorative e grafica. Il corpus di opere della Fondazione Cini qui esaminato si impone come testimonianza particolarmente significativa della produzione di Zovetti, artista raffinato che amò intrecciare diversi ambiti delle arti decorative, eccellendo nella produzione di carte decorate realizzate con tecniche speciali, tramite d’elezione per la diffusione del gusto della Secessione viennese in Italia.

* Desidero esprimere un sentito ringraziamento all’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini, in particolare al direttore Luca Massimo Barbero e ad Alessandro Martoni. Per il supporto e il vivace confronto, sentimenti di gratitudine vanno anche a Paola Zovetti, entusiasta promotrice dell’attività dell’artista, e ad Alberto Crespi, curatore dell’Archivio Ugo Zovetti Sr in Milano, attivo dal 2011.

Referenze fotografiche

Venezia, Fondazione Giorgio Cini

  1. *Desidero esprimere un sentito ringraziamento all’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini, in particolare al direttore Luca Massimo Barbero e ad Alessandro Martoni. Per il supporto e il vivace confronto, sentimenti di gratitudine vanno anche a Paola Zovetti, entusiasta promotrice dell’attività dell’artista, e ad Alberto Crespi, curatore dell’Archivio Ugo Zovetti Sr in Milano, attivo dal 2011.

    Per la decorazione del libro fra XIX e XX secolo si consultino almeno C. Saunier, Les decorateurs du livre, Paris 1922; C. Ratta, L’arte del libro e della rivista nei paesi d’Europa e d’America, Bologna 1927; Modern Book Illustration in Great Britain and America, London – New York 1931. Si veda anche, con bibliografia precedente, F. Petrucci Nardelli, Guida allo studio della Legatura libraria, Sylvestre Bonnard, Milano 2009. []

  2. Molto vasta la bibliografia sulla Fondazione Cini di Venezia e le sue attività. Sul conte Vittorio Cini si veda almeno M. Reberschak, Cini Vittorio, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 25, Roma 1981. Per le attività della fondazione si consulti https://www.cini.it. []
  3. Per una ricognizione sulla raccolta d’arte grafica del Novecento della Fondazione Cini si rimanda alla lettura di Opere del Novecento dalle raccolte d’arte della Fondazione Giorgio Cini, a cura di G. Bianchi, Verona 2013; A. Martoni, Le collezioni. Il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe della Fondazione Giorgio Cini. La sezione d’arte grafica del Novecento e le nuove acquisizioni, in «Lettera da San Giorgio», anno XX, n. 39, settembre 2018-febbraio 2019, pp. 16-19. Sulle donazioni citate si vedano anche Carlo Dalla Zorza, catalogo della mostra, Venezia 1981; Tomaso Buzzi, catalogo della mostra, Venezia 1983; Segni del Novecento. La donazione Neri Pozza alla Fondazione Giorgio Cini. Disegni, libri illustrati, incisioni, catalogo della mostra a cura di G. Pavanello, Venezia 2003. Si consulti anche E. Borghello, La produzione grafica di Carlo Dalla Zorza: catalogo e studio del fondo conservato presso la Fondazione Giorgio Cini di Venezia, Tesi di Laurea Specialistica in Storia delle Arti e Conservazione dei Beni Artistici, Università Ca’ Foscari, Venezia, Relatore: Prof. Nico Stringa, A.A. 2009/2010. []
  4. Per un inquadramento generale sulle carte decorate si consulti A. Haemmerle, Buntpapier. Herkommen, Geschichte, Techniken, Beziehungen zur Kunst, con la collaborazione di O. Hirsch, Callwey, München 1961. []
  5. Cfr. F. Petrucci Nardelli, Guida allo studio della Legatura libraria, Milano 2009, pp. 96-98. Si veda anche M. Gani, Carte decorate, Modena 1993. Offre un’interessante disamina sulle carte decorate con particolare attenzione alla bibliografia sull’argomento E. Bös, Le carte decorate: valutazione di alcune ricerche, Tesi di Laurea in Conservazione e Restauro dei beni librari e del documento, Relatore: Prof.ssa M. Rossi, Università degli Studi Tor Vergata, Roma, A.A. 2011-2011/2012. Consultabile online https://www.academia.edu/16572848/Le_carte_decorate_valutazione_di_alcune_ricerche. []
  6. Le collezioni sono fruibili online https://www.dnb.de/EN/Ueber-uns/DBSM/dbsm_node.html#Start; https://content.lib.washington.edu/dpweb/index.html. []
  7. Si vedano almeno P. Quilici, Carte decorate nella legatoria del ’700 dalle raccolte della Biblioteca Casanatense, Mucchi, Modena 1989; Raccolta Bertarelli. Carte decorate, a cura di A. Milano, E. Villani, Electa, Milano 1989. []
  8. Su Ugo Zovetti junior (Curzola, 1916 – Milano, 2010), importante esponente della fotografia italiana, premiato con diversi riconoscimenti internazionali, di cui si segnalano le fotografie neorealiste e le ricerche sperimentali derivanti dalle Avanguardie storiche, si vedano almeno Ugo Zovetti, Monte Stella. Fotografie, Milano 1997; Neorealismo. La nuova immagine in Italia 1932-1960, a cura di E. Viganò, Milano 2006; La strada. Italian street photography, introduction by V. Goldberg, edited by K. De Lellis, Bologna 2006; Ugo Zovetti, metamorfosi di una città. Milano 1958-2008, a cura di E. Viganò, Milano 2008. []
  9. Per un inquadramento dei fenomeni culturali che rendono particolarmente fecondo l’ambiente viennese all’inizio del XX secolo dalla psicanalisi alla letteratura, dalla musica alle arti visive, e un’ampia rassegna della produzione artistica dell’epoca si rimanda a N. Powell, The Sacred Spring. The Arts in Vienna 1898-1918, London 1974; Wien 1900. Kunst, Art, Architekture & Design, catalogo della mostra a cura di K. Varnedoe, New York 1986. Tra le numerose pubblicazioni su Gustav Klimt si veda Klimt, nel segno di Hoffman e della Secessione, catalogo della mostra a cura di A. Weidinger, A. Husslein-Arco, Milano 2012 (con bibliografia precedente). []
  10. Franz von Stuck. Lucifero moderno, catalogo della mostra cura di S. Marinelli, A. Tiddia, Milano 2006. []
  11. Nella messe di studi e pubblicazioni dedicatigli si rimanda almeno alla lettura di D. Baroni, A. D’Auria, Josef Hoffmann e la Wiener Werkstätte, Milano 1981; G. Fanelli, E. Godoli, La Vienna di Hoffmann architetto della qualità, Bari 1981; Josef Hoffmann: Interiors 1902-1913. The making of an exhibition, catalogo della mostra a cura di C. Witt-Dörring, New York 2006. []
  12. Per l’artista si vedano almeno M. Rennhofer, Koloman Moser: Master of Viennese Modernism, Londra 2002; Koloman Moser: Designing Modern Vienna 1897-1907, New York-Munich 2013. []
  13. Si veda MAK & Vienna, a cura di P. Noever, Monaco 2002, p. 87. []
  14. Per la Wiener Werkstätte Produktiv Genossenschaft, fondata da Josef Hoffmann, Koloman Moser e Fritz Waerndorfer nel 1903 a Vienna dove fu attiva fino al 1932, oltre ai principali manuali di storia del design e dell’architettura, si veda G. Fahr-Becker, A. Taschen, Wiener Werkstätte 1903-1932, Cologne 2008, con bibliografia precedente. []
  15. Sull’Art Nouveau e i rapporti con la Wiener Werkstätte si vedano almeno L.V. Masini, Il Liberty, Art Nouveau. Un’avventura artistica internazionale tra rivoluzione e reazione, tra cosmopolitismo e provincia, tra costante ed effimero, tra “sublime” e stravagante, Firenze 1976; A. Duncan, Art Nouveau, London 2010 (I ed. 1994). Si veda anche P. Garner, Phaidon Encyclopedia of Decorative Arts 1890-1940, Oxford 1988 (I ed. 1978). []
  16. Si veda Ugo Zovetti 1879-1974. La donazione al Comune di Monza: una raccolta di 70 carte decorate dalla Secessione viennese all’ISIA, catalogo della mostra a cura di A. Crespi, Monza 2000. Per un profilo dell’artista si vedano anche Le carte per rilegatura di libro di Ugo Zovetti, a cura degli Amatori del libro, Milano 1926; U. Zovetti jr., U.Z: un Maestro della decorazione, in «Rassegna di studi e notizie», vol. XVI, anno XVI, Milano 1991-1992, pp. 351-364; V. Pfolz, Ugo Zovetti (1879, Curzola-1974, Mailand). Buchgestalter und Künstler, in «Mitteilungen der Gesellschaft für Buchforschung in Österreich», 2008-1, pp. 33-39. []
  17. Per l’argomento si vedano L’ISIA a Monza. Una scuola d’arte europea, a cura di R. Bossaglia, Cinisello Balsamo 1986; A. Crespi, Maestri e allievi. Umanitaria di Milano e ISIA di Monza, in Nivola, Fancello, Pintori. Percorsi del moderno. Dalle arti applicate all’industrial design, in R. Cassanelli, U. Collu, O. Selvafolta, Milano-Cagliari 2003, pp. 63-80. Si consulti anche A. Crespi, Marino Marini e l’ISIA, già Università di Arti Decorative di Monza, in https://www.umanitaria.it/storia/le-iniziative/educazione/universita-monza-isia. []
  18. Sull’argomento si segnala in particolare Le arti decorative in Lombardia nell’età moderna 1780-1940, a cura di V. Terraroli, con saggi di R. Ausenda, C. Basta, F. Rossi, V. Terraroli, P. Venturelli, Milano 1999, si veda in particolare P. Venturelli, Sete, cotone merletti, arazzi, ricami: la produzione tessile lombarda tra il 1870 e il 1940, pp. 144-223. []
  19. Per un approfondimento sugli scritti di Zovetti – L’arte del marmorizzare (Castello Sforzesco); Raccolta delle più antiche e autentiche e dettagliate descrizioni del procedimento del marmorizzare su carta (Collezione Zovetti); Carte alla colla d’amido (Collezione Zovetti) – si rimanda a Note sulle tecniche, in Ugo Zovetti 1879-1974…, 2000, pp. 113-116. Per le opere al Victoria and Albert Museum di Londra si vedano Victoria & Albert Museum, Department of prints and drawings and department of paintings, Accessions 1949, Londra 1961, p.79; Victoria & Albert Museum, Department of prints and drawings and department of paintings, Accessions 1954, Londra 1963. Si consulti anche http://collections.vam.ac.uk/search/. []
  20. Ugo Zovetti 1879-1974…, 2000, p. 118. []
  21. Per l’attività di Aminta Zovetti si vedano almeno G. Fanelli, R. Bonito Fanelli, Il tessuto moderno. Disegno, moda, architettura 1890-1940, Firenze 1976, pp. 177, 209; Le arti decorative in Lombardia…, 1999, pp. 173, 176. []
  22. Cfr. K. Livingstone, L. Parry, International Arts and Crafts, Londra 2005, p. 227. Per il tessile e la Wiener Werkstätte si vedano A. Völker, Die stoffe der Wiener Werkstätte 1910-1932, Vienna 1990 (con bibliografia precedente). []
  23. Ugo Zovetti 1879-1974…, 2000, p. 19. []
  24. Cfr. U. Zovetti, L’Arte del marmorizzare. Cenni storici e avviamento tecnico, s.l., 1974. Si vedano anche E. Miura, The art of marbled paper: marbled patterns and how to make them, London 1989; R. Wolfe, Marbled paper: Its history, techniques, and patterns. With special reference to the relationship of marbling to bookbinding in Europe and the Western world, Philadelphia 1990. []
  25. A. Calabi, Carte da libro, riportato nella copia digitalizzata di U. Zovetti, L’Arte del marmorizzare. Cenni storici e avviamento tecnico, s.l., 1974, p. 83, consultabile online http://graficheincomune.comune.milano.it/GraficheInComune/immagine/Cons.+Vol.+T+91,+p.+134. []
  26. Le arti decorative…, 1999, p. 378. []