Lucia Ajello

olleja@hotmail.com

Albarelli di scuola calatina al Museo Nazionale delle Arti Decorative di Madrid

DOI: 10.7431/RIV03092011

Il Museo Nazionale delle Arti Decorative di Madrid presenta all’interno delle sue collezioni un cospicuo numero di manufatti d’arte decorativa siciliana databili tra il XV ed il XIX secolo1. Tra questi spiccano tre inediti albarelli di scuola calatina che si collocano tra la prima e la seconda metà del XVIII secolo. Gli esemplari (nn. Invent. CE 26722- 26723- 26724) già della collezione Enrique Scharlau Bellsch, sono stati acquisiti dal Museo nel 2004 attraverso Christie’s Iberica e fanno parte di quella categoria di manufatti tra i più diffusi nei corredi delle spezierie. I Scharlau appartenevano ad una antica famiglia tedesca, originaria di Magdeburgo che trasferitasi in Spagna aveva avviato una fiorente attività nell’ambito immobiliare e finanziario, come si evince dal necrologio in un giornale spagnolo  del 1954 dedicato a Pablo Scharlau Singer, padre di Enriche Scharlau Bellsch2.

Gli albarelli3 del Museo madrileno si qualificano per un tipo di decorazione policroma a larghe foglie e girali tipica del XVIII secolo delle officine maiolicare caltagironesi, le quali, dopo aver subito un sostanziale danneggiamento a causa del sisma del 1693 ripresero la propria fiorente attività commerciale nel Settecento, soprattutto nella seconda metà del secolo, ad opera di ceramisti che seppero dare nuova linfa all’arte calatina4. Il Settecento della ceramica calatina si ispira, dunque, ai merletti e alle trine per la cosiddetta decorazione “alla porcellana” e si anima con gli esempi dei prodotti liguri che vengono spesso imitati con veloci pennellate blu5. Ad ogni modo,  l’attività saliente dei maestri ceramisti di Caltagirone del XVIII secolo  si lega all’architettura con la produzione di pavimenti maiolicati per chiese e sontuosi palazzi e, soprattutto, con l’incremento delle opere plastiche nelle quali la decorazione maiolicata non è solo dipinta ma è modellata6. Presso il Museo si riconosce, pertanto, un albarello (n. 2673)7 che si caratterizza per repertorio decorativo a frascame su fondo blu in cui spiccano dei fruttini piriformi (Fig. 1), elementi che sembrano esaltare le ornamentazioni della prima metà del secolo8. Il manufatto si può porre facilmente a confronto con l’esemplare con stilizzazioni di foglie e frutti di repertorio di collezione privata di Palermo9 che presenta forti analogie stilistiche e tipologiche finanche nella bordura bianca con motivo “a canestro” ripetuto alla base. Altri raffronti sono possibili con l’albarello in maiolica con decorazione policroma a larghe foglie e girali attribuita a produzione calatina  del XVIII secolo e custodito presso il Museo Regionale della Ceramica di Caltagirone10 (Fig. 2), nonché con le decorazioni che impreziosiscono la boccia con scritta L’annu di grazia di lu tirrimotu 169311 di fine XVIII secolo, di collezione privata palermitana. Sebbene quest’ultimo esemplare presenti una decorazione più complessa con volute annodate e raggiate che generano un campo a fondo chiaro con al centro l’angelo con il cartiglio commemorativo dell’evento tellurgico .

Il secondo esemplare  custodito presso le collezioni del Museo (n. 26722)12 si qualifica per il piede ornato da un motivo “a canestro” e da una decorazione a frascame su fondo blu (Fig. 3). L’albarello si può porre a confronto stilistico con la fiasca decorata a frascame policromo su fondo blu di collezione privata di Palermo che viene datata alla prima metà del XVIII secolo13. Datazione che sembra pertinente, pertanto, anche per questo manufatto. Altri raffronti sono possibili con l’albarello in maiolica di collezione privata catanese datato al XVIII secolo che presenta una medesima decorazione policroma a largo fogliame su fondo blu e si qualifica per il recto con l’insegna di Antonio Manoel de Milhena, Gran Maestro dei Cavalieri dell’Ordine di Malta14.

Il terzo albarello calatino presente al Museo madrileno (n. 26724)15 mostra un piede con la tipica decorazione “a canestro” (Fig. 4). La superficie dell’opera è impreziosita da una decorazione a ramages su fondo blu con rosette dai petali bianchi con il centro giallo. Il motivo della rosetta è di antica derivazione orientale e verrà riutilizzato soprattutto nella seconda metà del Settecento con maggiore frequenza.  Benché tale decorazione può evidenziare un legame con la cultura veneziana, si ricorda che a Caltagirone aveva prosperato in epoca svevo-angioina, la proto maiolica a mezzo di maestranze arabo-ebree16. L’albarello di acquisizione madrilena, pertanto, si può porre in relazione con numerosi esemplari calatini tra i quali la coppia di albarelli decorati a frascame e rosette della seconda metà del XVIII secolo17 e con il verso decorato a foglie e rosette della boccia con personaggio datato alla metà del XVIII secolo18 . Altri raffronti sono possibili con la bombola in maiolica con decorazione a largo fogliame con grandi fiori e frutti in verde e giallo su fondo blu di collezione privata catanese di analoga datazione19 ed, infine, con la bombola in maiolica, sempre di collezione privata catanese, che presenta una decorazione a largo fogliame con fiori in giallo e verde su fondo blu e che presenta sul recto una insegna gentilizia20. Il manufatto custodito presso il Museo madrileno consente di porlo a raffronto con alcuni particolari dei dipinti di Renoir21. Difatti, si riconosce in  Jeunes filles au piano (1892) del maestro impressionista un albarello che si esalta per la decorazione a  ramages con le tipiche rosette del buon augurio calatine. L’albarello ritratto da Renoir è posto sul pianoforte che Julie, nipote del pittore Manet, è intenta a suonare con l’aiuto di un’amica. Una boccia con medesima caratteristiche stilistiche si ritrova in un’altra versione del dipinto custodito oggi al Metropolitan Museum of Art di New York (Figg. 56). In un’altra copia realizzata dall’artista si scorge una medesima boccia con il colore del  fondo leggermente diverso22. Le opere del famoso pittore che ha soggiornato brevemente  in Sicilia23  omaggiano l’arte della ceramica calatina e dimostrano ancora una volta la fortuna della ceramica di Caltagirone. Gli albarelli di Caltagirone presenti al Museo Nazionale delle Arti Decorative di Madrid rientrano, dunque, nel circuito del collezionismo internazionale che vede protagonista la città di Caltagirone quale punto di riferimento delle officine ceramiste dell’Isola soprattutto dal punto di vista tecnico, nell’uso della fornace, nella sapienza dell’utilizzo dei colori e nella preparazione degli smalti24. E’ noto che  le maioliche calatine fossero apprezzate  da una committenza internazionale, anche al di fuori delle spezierie: alcuni pezzi entrarono nel mercato antiquario europeo per l’uso di fare dono di  una coppia di albarelli alle infermiere capo-sala che andavano in pensione25 Numerosi esemplari si trovano, ad esempio, a Malta nella farmacia dell’Ospedale dei Cavalieri26. Altro aspetto da tenere in considerazione  è il privilegio ottenuto da Alfonso d’Aragona nel 1432 che consentiva ai maestri ceramisti di Caltagirone di spostarsi agevolando così il commercio dei propri prodotti27. In virtù,dunque, di tale privilegio si spiega la diffusione della ceramica calatina per tutta l’Isola e la conseguente continua  produttività delle officine di maiolica caltagironesi28.

  1. Cfr. L. AJELLO, Il filo aureo. Testimonianze di arte decorativa in Spagna, tesi di laurea, relatore prof.ssa M.C. Di Natale, Facoltà di Lettere e Filosofia, Università degli Studi di Palermo, A.A. 2010-2011, passim. []
  2. Abc, Madrid, 24/03/1954, p. 35 in http://hemeroteca.abc.es/nav/Navigate.exe/hemeroteca/madrid/abc/1954/03/24/035.html. Si Ringrazia Isabel Rodriguez del Museo Nazionale delle Arti Decorative di Madrid per la gentile segnalazione. []
  3. L’etimologia del nome “albarello” sembrerebbe derivare da “albera”, indicando così il legno del pioppo che originariamente era utilizzato per la fattura di questi barattoli che contenevano spezie orientali. Ulteriore ipotesi vuole che il termine derivi dall’arabo “al barani” ovvero, “scatola”. Cfr. R. DAIDONE, La ceramica siciliana: autori e opere dal XV secolo al XX secolo, presentazione di A. RAGONA, Palermo, 2005, p. 26. []
  4. A.RAGONA, La ceramica in Sicilia in Caltagirone, Museo della ceramica , catalogo a cura di E.Cilia Platamone – A. Ragona, Palermo 1995, p.67. []
  5. R.DAIDONE, La ceramica siciliana…, 2005, p.62. Per ulteriori approfondimenti sulla ceramica di Caltagirone si veda pure  P.P. Morretta De Calatagirono urbe gratissima brevis notitia 1633 ris. anas.  a cura di A. Ragona, Caltagirone, 1979; A. RAGONA, La maiolica siciliana dalle origini all’Ottocento, Palermo, 1975.; A. Ragona – A. GIULIANA ALAJMO, Maioliche siciliane marmorizzate, modellate e decorate a trofei : Quattordicesima Settimana dei musei, Caltagirone, 1971; A.RAGONA, Il libro dell’antica confraternita dei ceramisti Caltagironesi : antichi capitoli, regole e annali della Congregazione dell’Immacolata in Caltagirone Fra Michelangelo Zappia e Maestro Francesco Polizzi pittore delli cannatari, stampa anast. A cura di A. Ragona, Caltagirone, s.d. ; A. RAGONA, Terra Cotta, La cultura ceramica a Caltagirone, Catania, 1991.; A. GOVERNALE, Rectoverso la maiolica siciliana secoli XVI e XVII, Palermo, 1986; M. REGINELLA, Maduni pinti. Pavimenti e rivestimenti maiolicati in Sicilia, Catania, 2003. G. PACE GRAVINA, Creta picta : antiche maioliche di Caltagirone nelle collezioni dell’Università di Messina, Caltagirone, 2004. []
  6. A. RAGONA, La ceramica.., in Caltagirone.., 1995, p.67. []
  7. L. AJELLO, scheda n.80 in Il filo aureo..., tesi di laurea, relatore prof.ssa M.C. Di Natale, A.A. 2010-2011. []
  8. R. DAIDONE, scheda n.38, in La ceramica.., 2005, p. 72. []
  9. Ibidem. []
  10. A. RAGONA, La ceramica.. in  Caltagirone...,  1995, p.58, Fig. n.84. []
  11. Idem, Terra Cotta …, 1991, pp.124-125, Fig. n . 86. []
  12. L. AJELLO, scheda n. 79 in  Il filo aureo…, tesi di laurea, relatore prof.ssa M.C. Di Natale, A.A. 2010-2011. []
  13. R. DAIDONE, La ceramica…, 2005, p.72. []
  14. A. RAGONA, Terra Cotta…,1991,  p.140, Fig. n. 105. []
  15. L. AJELLO, scheda n.81 in  Il filo aureo…, tesi di laurea, relatore prof.ssa M.C. Di Natale, A.A. 2010-2011. []
  16. A. RAGONA, Terracotta.., 1991, pp. 11-24. []
  17. R. DAIDONE,  La ceramica…., 2005, p.75. []
  18. Idem, scheda n.41 in La ceramica.., 2005, p.74. []
  19. A. RAGONA, Terracotta… 1991, pp.148-149, Fig. 116. []
  20. Idem, Terracotta…, 1991, p.148 Fig. nn. 114-115. []
  21. R. DAIDONE, La ceramica.. 2005, p.61. []
  22. Ibidem. []
  23. J. RENOIR, Renoir mio padre, Milano, 1962, passim. []
  24. R. DAIDONE, La ceramica…, 2005, p.62. []
  25. Idem, La ceramica…, 2005, p.75. []
  26. Ibidem. []
  27. A. RAGONA, La ceramica .., in Caltagirone…, 1995, p. 62. []
  28. Ibidem. []