In realtà, di fronte alle difficoltà pratiche e applicative e superate le problematiche di grande dimensione indotte dagli eventi bellici, il giudizio estetico, valutativo e critico, viene ritenuto alquanto arbitrario e sostituito dalla fiducia nelle 'certezze oggettive' della conoscenza storica, che ha il compito di tutelare ciò che ci proviene dal passato in quanto testimonianza documentaria irriproducibile. In virtù di tali considerazioni, si fa strada un'attenzione squisitamente conservativa che, progressivamente, conduce alla visione di un restauro inteso come 'pura conservazione', ove si insiste sull'esclusivo mantenimento dell'esistente, negando, aprioristicamente, un giudizio di valore che, nel campo dell'operatività, si tradurrebbe in attribuzioni di scale di valori. Ne consegue una netta separazione tra il campo della conservazione e il campo del nuovo: nel primo si auspica un rigoroso rispetto, per il quale è postulato un intervento con finalità esclusivamente conservative; nel secondo, invece, si interviene con azioni progettuali caratterizzate da assoluta libertà compositiva. Un atteggiamento che induce qualche rischio, infatti, mentre si difendono i lacerti di materia antica, attraverso inserimenti a volte inopportuni, è facile ledere il tessuto figurativo dell'insieme, seppur all'interno di una tendenza che, di regola, obbedisce alle esigenze della tutela.


Tutte le argomentazioni precedenti trovano specifica applicazione in merito all'
integrazione delle lacune e alla rimozione delle aggiunte; due 'nodi' fondamentali del restauro per i quali occorrono precisazioni, sia in termini concettuali, sia riguardo alla loro definizione operativa; specialmente quando si parla di re-integrare, quindi ri-costruire o ri-proporre. 
In estrema sintesi, si può dire che sino alla fine del XIX secolo le integrazioni sulle opere del passato sono condotte in maniera mimetica: nel Rinascimento, così come precedentemente, l'intervento consiste nell''aggiornare' le opere per guarirle dai guasti del tempo, con l'impiego dei medesimi materiali delle parti originarie, proseguendo il loro carattere formativo attraverso analoghe linee stilistiche. In tal senso si è dimostrato quanto mai audace l'intervento condotto, alla fine del '500, sui
Dioscuri del Quirinale dove, seppur rifatte alla 'maniera antica', le parti integrate si distinguono nettamente per l'impiego di un marmo diverso dall'originale (una distinzione che non viene apprezzata, tanto da costare agli artefici una decurtazione del compenso).
Tale
criterio operativo, definito mimetico, verrà sviluppato anche nell'ambito del restauro modernamente inteso, in piena stagione stilistica mentre si afferma progressivamente il nuovo concetto di autenticità propugnato soprattutto dall'ambiente inglese e giustamente fondato sull'inscindibilità tra materia e forma.
In effetti, le reintegrazioni fino alla fine dell'800 vengono condotte, in larghissima parte, impiegando materiali diversi da quelli originali e semplificando le forme ricollocate. A questo proposito, è indicativo l'intervento realizzato da Giuseppe
Pardini, nel 1866, sulla facciata di San Michele in Foro a Lucca dove, differenziando i soggetti, alcune sculture mancanti vengono sostituite con i volti di personaggi noti appartenenti al proprio tempo, per esempio Garibaldi o Cavour; in tal modo (diversamente da quanto ha fatto Viollet le Duc sulla Galleria dei Re a Notre Dame) "questi nuovi eroi scolpiti sulla facciata", commenta Pardini, "mi stanno lassù come un'iscrizione dell'opera in cui è stato fatto il lavoro".
E' evidente che le raccomandazioni boitiane circa i postulati del 'minimo intervento' e del binomio 'distinguibilità-notorietà' incidano notevolmente proprio nei casi di reintegrazione, così come particolarmente significative sono le parole di Alois
Riegl quando, sempre a proposito di reintegrazioni, nel 1903,  dice: "il valore storico sa che tutto il calcolare e il completare umano è esposto all'errore dunque il monumento come unico elemento fisso deve rimanere conservato il più intatto possibile"; e, sempre a lui, si devono parole anticipatrici relative al principio della 'reversibilità': "dobbiamo", dice Riegl, "fare ciò che occorre perché le generazioni future possano controllare i nostri tentativi di integrazione ed eventualmente sostituirli con altri più fondati". L'argomento trova ulteriori specificazioni ad opera di Gustavo Giovannoni il quale (anche in polemica con Viollet le Duc), dovendo integrare, ammette mezzi e procedimenti moderni al fine precipuo "di dare, il più efficacemente possibile, stabilità ai vecchi organismi mantenendoli, ma senza mascherare ogni operazione come antica": indicazioni operative che verranno recepite anche dalla relazione conclusiva della conferenza di Atene (1931) dove viene precisato che qualora sia inevitabile operare aggiunte, queste dovranno avere un carattere di 'nuda semplicità' e rispondere allo schema costruttivo; temi peraltro ribaditi successivamente dalle  Carte del restauro, italiana (1931-32), internazionale di Venezia (1964).
Tuttavia, i cosiddetti criteri filologici non sempre vengono seguiti pedissequamente e spesso si infrange la regola della distinzione proprio in quei casi dove il minimo intervento non è più applicabile, cioè non è sufficiente un'azione 'minima'; in sostanza, quando le parti sostituite o aggiunte impegnano quantità consistenti dell'insieme.
Tali considerazioni trovano puntuale conferma davanti a monumenti gravemente danneggiati (da eventi bellici o naturali) e vengono applicate in numerosissimi episodi. Per esempio, nella già citata chiesa degli
Eremitani a Padova, dove i frammenti dei famosi affreschi di Andrea Mantenga, ampiamente reintegrati, sono sistemati su una parete del transetto; o nel caso degli affreschi nella basilica di  S. Francesco ad Assisi dove, analogamente, si procede a 'ricomporre' le parti e gli elementi rovinosamente crollati; anche qui, mediante un grande e meticoloso lavoro di catalogazione, vengono rimontati gli elementi autentici, mentre tutto il resto è frutto di integrazione.

09/03/2006 - ore 10.00
Dipartimento Storia e Progetto nell'Architettura
L.I.R.B.A. "Salvatore Boscarino"