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John Dewey
Arte come esperienza
a cura di Giovanni Matteucci
pagine 364, euro 38,00, terza edizione, ISBN 978-88-7726-073-4



Pubblicata nel 1934, Arte come esperienza costituisce uno dei maggiori contributi della cultura angloamericana all'estetica del Novecento. In essa Dewey non si limita a elaborare una filosofia dell'arte come disciplina specialistica, bensì, articolando gli esiti maturi di un lungo percorso attraverso il pragmatismo, voltate le spalle ai canoni della metafisica moderna, matura un nuovo punto di vista privilegiato. La descrizione appassionata della concretezza esperienziale che contrassegna molte pagine di quest'opera infatti fa emergere un nuovo paradigma per l'esperienza in generale, individuato nell'artisticità quale ordine di perfezionamento e compimento delle istanze sensoriali ed emotive di cui si nutre la funzione originaria della significatività umana.
Ne discende una concezione contraria a ogni isolamento dell'arte, e anzi attenta a cogliere e vagliare criticamente le sue fitte relazioni, sia con le realtà psicologiche degli individui, sia con le realtà sociali e culturali che le alimentano. Talché Dewey mette nitidamente a fuoco i cruciali motivi di crisi della cultura contemporanea, delineando l'impalcatura di un'antropologia nutrita dai frutti delle rivoluzioni artistiche primo-novecentesche. Questi caratteri hanno fatto sì che Arte come esperienza sia diventata un classico per le riflessioni sull'esperienza estetica, riuscendo illuminante anche per importanti artisti, da Albers a Rothko.
La presente edizione italiana, magistralmente curata da Giovanni Matteucci, condotta secondo criteri rigorosi, restituisce il procedere articolato della scrittura deweyana, e si avvale di esaustivi apparati critici e bibliografici che integrano l'edizione inglese più recente.