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William Hogarth
L'analisi della Bellezza
a cura di C. Maria Laudando, presentazione di Laura Di Michele
pagine 168+2 tavole f. t., euro 20,00, seconda edizione, ISBN 978-88-7726-043-7



William Hogarth (1697-1764), pittore e incisore, autore celebre di stampe satiriche, dipinti di "storia comica" e "moderni soggetti morali", è uno dei più affascinanti rappresentanti della cultura artistica del Settecento. Irrompe sulla scena inglese ed europea, tra il tardo barocco e l'incipiente neoclassico, per smantellare i vecchi confini del "buon gusto" e i canoni classici della bellezza, e fissare con audaci sperimentazioni i nuovi valori della modernità.
Non meno spregiudicato del suo lavoro artistico, in simbiosi con la polemica del suo lavoro artistico, è il saggio L'analisi della Bellezza (1753), singolarissimo classico dell'estetica moderna.
Singolarissimo perché, mettendo in campo competenze uniche, dal basso, Hogarth decostruisce i modelli teorici che la tradizione aveva assegnato al concetto del bello e li sostituisce con gli esiti di una originale analisi formale, che pone la sua cifra dirompente nella sinuosa fluidità della linea serpentina, da lui rappresentata nello stesso frontespizio del volume. Testo densissimo di spunti e temi precorritori e tutt'ora vitali (insieme alla concezione dinamica ed organica della forma, l'idea di un sistema grammaticale delle arti visive, le osservazioni sottilissime sul brutto e sul comico...), coniuga felicemente teoria e pratica, affidando la propria validazione a centinaia di icone esemplificatrici, racchiuse con strabiliante maestria in due illustrazioni (La fabbrica delle statue di Cheere e Danza nuziale), qui riprodotte in una tasca esterna.
Non stupisce allora il grande influsso esercitato da Hogarth nella costruzione dell'estetica moderna e il favore costante tributatogli da generazioni di studiosi, da Burke a Swift a Sterne a Walpole e Dickens, da Goethe a Lessing e da Diderot a Baudelaire, fino ai nostri giorni, ai Fry, Antal, Gombrich, Argan...
Quest'opera cruciale, non più resa in italiano dopo la sua traduzione settecentesca (1761), viene ora presentata con la puntuale cura di Maria C. Laudando e la limpida presentazione di Laura Di Michele, corredata di esaustivi apparati esegetici, critici e bibliografici.