teCLa :: Rivista

in questo numero contributi di Pina De Angelis, Elvira D'Amico, Carmelo Bajamonte, Giuseppe Giugno, Iolanda Di Natale, Angela Giardina, Roberta Priori.

codice DOI:10.4413/RIVISTA - codice ISSN: 2038-6133
numero di ruolo generale di iscrizione al Registro Stampa: 2583/2010 del 27/07/2010

La perduta decorazione a fresco della facciata della chiesa della Magione di Palermo. Un inedito del 1718 di Elvira D'Amico

Un singolare destino di distruzione e rifacimenti è quello toccato all’abbazia normanna della Magione, il cui restauro ha comunque consentito una discreta riconfigurazione dell’edificio originario.

La chiesa fu fondata nel 1191 da Matteo d’Ajello, sotto il titolo della Trinità, per i monaci cistercensi. Successivamente cambiò il nome perché i Cavalieri teutonici, cui fu affidata nel 1197, la scelsero come residenza (Mansio) del precettore generale dell’Ordine.[1] Essa fu in buona parte ricostruita dopo i bombardamenti del 1943, che ne distrussero parte del tetto, del presbiterio e del transetto, nonché gli altari barocchi e i pavimenti, mutilandone pure la cortina intagliata del prospetto, già ripristinato negli anni 1920, col recupero degli elementi originali rinvenuti.[2]

La storia complessa e travagliata del monumento fu ricostruita dettagliatamente da Rocco Russo nel 1975.[3]

Tra i vari momenti costruttivi e decorativi di cui esso fu protagonista, totalmente inedito risulta il vasto rivestimento ad affresco delle superfici murarie esterne – facciata e fiancate laterali – agli inizi del secolo XVIII, ad opera del pittore Antonio Vasquez, di cui nulla si dovette conservare, se nessuno dei cronisti palermitani del tempo ne fa cenno. Esso è sconosciuto pure all’attento esame di Russo, sopra citato, il quale, per il secolo XVIII, accenna all’intervento eseguito sulla facciata durante il regno di Ferdinando IV di Borbone, ma non del precedente abbellimento, eseguito sotto Vittorio Amedeo II di Savoia.[4]

Dal documento che qui si presenta risulta però indubitabile il pagamento di 35 onze, registrato nelle carte del Tribunale del Real Patrimonio, «Ad Antonio Vasques» relativo «alla pittura che dovirà fare dentro il cortile della Venerabile Chiesa di detta Abbazia cioè li due lati e facciata di detta chiesa» (cfr. Appendice documentaria).

Di Antonio Vasquez, pittore e architetto, è nota soprattutto l’attività di apprestatore di apparati effimeri e disegni per marmi mischi e paliotti espletata nell’ultimo trentennio del secolo XVII e fino al 1710.[5] Il nuovo documento dunque ne allunga l’attività fino al 1718, presentandocelo in un ruolo rilevante e indipendente di unico frescante nella prestigiosa impresa per l’antica abbazia palermitana. Contestualmente ripropone la prassi della fornitura del disegno preparatorio, anche nel caso di opere figurative, da parte di un ingegnere – in questo caso il poco noto Tommaso Musso, che si può ipotizzare fosse un ingegnere del Tribunale Real Patrimonio – in strutture di patronato regio.

L’opera, infatti, oltre ad essere retribuita «a certa dell’ingegniero Tomaso Mosso», deve essere realizzata «giusta la forma delli disegni di detto Ingegniero», così come avveniva anche nel caso di altri manufatti, quali gli stendardi e le bandiere della Regia Corte, siti nelle strutture militari e civili del Regno.[6]

È possibile che gli affreschi, che dovevano completare idealmente il ciclo barocco degli altari delle navate, oggi perduti, fossero apposti all’interno delle arcate cieche ogivali della facciata, alla maniera di quelli ancora esistenti nella facciata della chiesa di S. Francesco d’Assisi, appostivi in epoca tarda forse sul modello di quelli preesistenti,[7] secondo una prassi certo più diffusa nel Centro e Nord Italia che non in Sicilia. Il documento non ci dice cosa dovessero essi raffigurare ma si può ipotizzare che trattassero di storia connessa alla religione e contenessero riferimenti alla monarchia regnante, se furono ben presto cancellati.

Un terzo protagonista si può ricavare da questa vicenda: il committente dell’opera. Durante il breve regno dei Savoia e poi degli Asburgo, i beni della Magione subirono un sequestro cautelativo e passarono all’amministrazione diretta della Regia Curia, sotto il controllo di don Casimiro Drago, presidente del Regio Patrimonio.[8] Lo stesso marchese Drago fece apporre nel 1717 la sontuosa porta d’ingresso al cortile «in marmo bigio con statue in marmo della Fede e della Speranza», come ci riporta Gaspare Palermo,[9] opera ancora esistente, in stile classicheggiante. La nuova decorazione a fresco dei paramenti murari, che doveva essere apposta esplicitamente «dentro il cortile della Venerabile Chiesa», dovette dunque seguire a ruota l’erezione della porta, inserendosi nelle opere di abbellimento delle strutture che davano sul cortile, volute dall’illustre personaggio proprio in quegli anni.

Ma quale fu il destino di questi affreschi? È probabile che essi fossero rimossi volutamente durante una delle trasformazioni subite dalla chiesa, che poté essere quella operata da Ferdinando IV di Borbone, documentataci dal Russo, in seguito alla quale, nel 1766 «anche le zone di muro della facciata antica […] furono ingrossate per uno spessore di circa m. 0,30, rivestendone il paramento esterno con orribili stucchi e tinteggiature e con una iscrizione dipinta ricordante il nome del Re Ferdinando e dei Commendatari della Magione».[10]

Gli affreschi del 1718 dunque, apposti durante il precedente brevissimo regno dei Savoia, dovettero presto sparire non a causa di eventi bellici o naturali, ma per cause di politica interna e mutamenti dinastici, data la singolare natura dell’edificio sacro, direttamente soggetto alle vicende dei regnanti di turno susseguitisi numerosi nella nostra isola.

 

APPENDICE DOCUMENTARIA

Archivio di Stato di Palermo, Tribunale Real Patrimonio – L.V. e D.P. – Vol. 2582, f. 82 r-v.

Victorius Amedeus Rex
Spett. Reg. cons. dil.
A voi Spett. Conservatore del Real Patrimonio Incharichiamo che nelli Libri d’Assenti di spogli che si conservano nel vostro Offitio facciate fare il seguente – Ad Antonio Vasques paga la Real Corte sopra gl’Introiti della sede vacante della Abbazia della Maggione pervenuti e da pervenire in tavola di questa Città a nome di detta Regia Corte…onze 35 per una volta tutti a certa dell’ingegniero Tomaso Mosso…se li pagano per la mastria, colori, Pinzelli, cartoni et ogn’altro attinente alla pittura che dovirà fare dentro il cortile della Venerabile Chiesa di detta Abbazia cioè li due lati e facciata di detta chiesa, esclusi li lati dove vi sono le stanze delli Priore, sotto Priore, e cappelloni che sono dentro detto cortile, giusta la forma delli disegni di detto Ingegniero, e non altrimente
Datum Panormi die sexto Aprilis 1718
Il Conte Maffei
Don Honuflius Jannì sec. mag.

 

---------------------------------

1 K. Guida, Monumenti normanni. Solennità e fasto, Le mappe del tesoro. Venti itinerari alla scoperta del patrimonio culturale di Palermo e della sua Provincia,vol. 5, a cura della Soprintendenza ai BB.CC.AA di Palermo, Aracne, Palermo 2015, p. 59.

2 M. Guiotto, I monumenti della Sicilia Occidentale danneggiati dalla guerra. Protezioni, danni, opere di pronto intervento, Soprintendenza ai Monumenti di Palermo, Palermo 1946, ed. cons. a cura di Salvare Palermo, Palermo 2003, pp. 21-22, p. 33.

3 R. Russo, La Magione di Palermo negli otto secoli della sua storia, Palermo 1975.

4 Ivi, p. 166.

5 Egli infatti è documentato nel 1687 per restauri nella cappella del Crocefisso nella chiesa della Concezione (L. Sarullo, Dizionario degli Artisti Siciliani. Pittura,vol. II, Novecento, Palermo 1993, ad vocem a cura di G. Mendola); nel 1673 Vasquez esegue il disegno per un paliotto d’argento per il monastero del SS. Salvatore, nel 1690 e 1695 disegna i cartoni per i marmi mischi della chiesa di Casa Professa e realizza apparati effimeri fino al 1710 (cfr. L. Sarullo, Dizionario degli Artisti Siciliani. Architettura,vol. I, Novecento, Palermo 1993, ad vocem a cura di M.C. Ruggieri Tricoli).

6 E. D’Amico, La committenza viceregia di panni, toselli, stendardi,in “OADI-Rivista dell’Osservatorio per le Arti Decorative in Italia”, Università degli Studi di Palermo, n. 6, dicembre 2012.

7 Cfr. C. Bajamonte, Chiesa di S. Francesco d’Assisi, in C. Bajamonte et alii, Palermo l’arte e la storia. Il patrimonio artistico in 611 schede, Kalós edizioni d’arte, Palermo 2016, pp. 168-171.

8 R. Russo, La Magione di Palermo…, 1975, p. 162.

9 G. Palermo, Guida istruttiva per Palermo e suoi dintorni riprodotta su quella del cav. D. Gaspare Palermo dal beneficiale Girolamo Di Marzo-Ferro, Tipografia Pietro Pensante, Palermo 1858, p. 341.

10 R. Russo, La Magione di Palermo…, 1975, p. 166.

Galleria di Immagini

Tecla 15-16 - damico Tecla 15-16 - damico Tecla 15-16 - damico tecla 14 - damico


Scarica il numero della rivista in versione stampabile

Temi di Critica - numero 14

A breve sarà scaricabile il documento PDF/OCR in formato .zip





Avviso! Gli utilizzatori di Safari, Opera, Firefox, Camino su piattaforma MacOS o Linux che non visualizzano correttamente il file pdf possono scaricare il plugin qui.
Gli utilizzatori di Google Chrome che non visualizzano correttamente lo zoom possono impostarlo in automatico digitando nella barra degli indirizzi "about:plugins" e abilitare la voce "Adobe Reader 9 - Versione: 9.4.1.222 Adobe PDF Plug-In For Firefox and Netscape '9.4.1'"

Licenza Creative Commons
"teCLa" - Temi di Critica e Letteratura Artistica by http://www.unipa.it/tecla/ is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License